da Bucarest IDA VALICENTI*

È accaduto. Ma come è potuto accadere, ci chiediamo tra colleghi e studenti. Quando l’arroganza di un uomo non viene colta e valutata può capitare che accada, accada il peggio per i molti.
Putin ha attaccato uno Stato Libero e Sovrano. Ha violato la Carta delle Nazioni Unite. Da un mese le truppe francesi poi seguite da gruppi di italiani sono arrivati al confine nord della Romania. Quando gli studenti preoccupati, nei giorni scorsi, mi chiedevano “ma secondo lei scoppierà la guerra?” io, preoccupata a mia volta, dicevo “mah spero di no”, stiamo ancora uscendo a fatica da una pandemia che avrà conseguenze sulla nostra vita nel lungo termine, e siamo in un punto di non ritorno per il riscaldamento globale, i cui effetti li viviamo quotidianamente. A Bucarest fino a 4 anni fa febbraio registrava -8 gradi, freddo, neve e pericolo di ghiaccio che cadeva dall’edificio dell’Università, adesso fa caldo, non piove da mesi, e mentre un granaio d’Europa soffre la siccità, l’altro è stato occupato.
Il Presidente della Romania, Klaus Iohannis, ha invitato i cittadini alla calma, a non temere perché mai come prima nella storia, la Romania ha degli alleati forti e deve sentirsi protetta. La Romania è parte della Nato dal 2004 e dal 2007 dell’Unione Europea. Migliaia già gli ucraini scappati verso la regione di Suceava. Le università romene hanno fatto sapere di ospitare gli studenti ucraini e le loro famiglie. La Romania ha offerto la possibilità di accogliere i rifugiati, sapendo a ciò che andrà incontro dal punto di vista economico e politico, ma vince l’aspetto umano. Sono nostri fratelli che subiscono l’arroganza di un uomo. La Presidente della Repubblica di Moldavia, Maia Sandu, è apparsa provata e preoccupata, il gesto di Putin potrebbe estendersi nella ex Repubblica Sovietica e Chisinau ha dichiarato lo stato di emergenza. L’Unione della Minoranza Ucraina in Romania ha dichiarato di essere pronta ad accogliere le famiglie rimaste in Ucraina. Molti ucraini da decenni vivono e si occupano di agricoltura al nord della Romania, nella regione del Maramures. Alcune testimonianze stringono il cuore, una donna anziana ricorda le macerie della Seconda Guerra Mondiale, al confine con il nemico e poi invasore russo e si chiede come è potuto accadere, di nuovo, nel cuore dell’Europa libera e democratica. Una giovane donna saluta il suo compagno vestito con l’armatura. I giovani uomini ucraini sono chiamati alle armi. Arriva la notizia del bombardamento di Kiev, ne parliamo, rimaniamo perplessi, spaventati, continuiamo la lezione di storia. Insegniamo le distruzioni della guerra per imparare il valore della pace. Negli occhi sventola la bandiera della pace, il vento scuote alle spalle lo spettro di un carro armato. Eppure serve sventolarla. Intanto ci giunge la notizia che molti docenti dell’Università di Izmail che collaborano con l’Università di Galati chiedono un rifugio. È tremendo, non è più solo scritto su un foglio ma è realtà, questa volta anche per noi.
*Docente e Ricercatrice in Storia delle Relazioni Internazionali – Bucarest