URBANISTICA E ARCHITETTURA SOTTO I DEL BALZO, TRA BASILICATA E PUGLIA

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VITO TELESCA

Nella loro conquista italiana gli angioini stabilirono una nuova feudalità proveniente dalla Provenza, come abbiamo anche avuto modo di vedere nelle scorse settimane. Tra questi i Del Balzo. Si inserirono in un contesto storico particolarmente vivace. Sconfitti i normanno-svevi dovettero fare i conti con feudi e signori locali che spinsero sempre più per un’autonomia amministrativa e finanche fiscale. La crescita in termini di potere e di importanza degli ordini mendicanti, soprattutto dopo la morte di Francesco D’Assisi e successiva santificazione nel 1228 (ma fu un periodo in cui la chiesa di Roma accelerò sensibilmente il numero di Santi e Beati anche per una questione politica e di influenza) spinse i Del Balzo ad assecondare la loro continua ascesa nel territorio, aiutandoli negli insediamenti conventuali, nell’edificazione delle chiese e nel loro abbellimento.

cripta-della-chiesa-di-san-francesco, irsina

Ricordo che per i francescani risultò fondamentale, per il pieno compimento della loro missione, utilizzare quei canali comunicativi più vicini al popolo: la lingua volgare e l’arte pittorica soprattutto (cfr. “Francesco e Federico, due giganti allo specchio”, Feltrinelli 2013). Mezzi attraverso i quali raccontavano non solo il vangelo, ma anche la vita dei Santi e del Poverello di Assisi. Fu proprio in questo periodo che le chiese vennero costruite quasi tutte in “stile francescano”, con pareti adornate di affreschi non più semplicemente raffiguranti volti e sagome di Santi (in pieno stile bizantino) ma vere e propri “muri parlanti”, con scene tratte dai vangeli o che raccontavano passi della vita dei Santi. Basilica esemplare resta quella di San Francesco ad Assisi, indubbiamente, ma che subito dopo e ovunque, fece sorgere edifici, seppur più piccoli, alla stessa stregua abbelliti. A mero titolo di esempio mi permetto di nominare solamente la chiesa di San Francesco a Montefalco (edificata tra il 1330 e il 1335 ed abbellita da Benozzo Gozzoli un secolo dopo) e nel capitolo di lunedì scorso abbiamo elencato Santa Maria del Casale a Brindisi (voluta da Filippo principe di Taranto) e, ancora, Santa Maria della Lizza ad Alezio (Lecce), la chiesa del convento di San Francesco ad Irsina, la chiesa (probabilmente dedicata all’Assunta) a Pomarico, la chiesa di Santa Maria Assunta a Castellaneta e la piccola “Assisi del sud” ovvero Santa Caterina d’Alessandria a Galatina. Senza contare i tanti conventi francescani edificati di fianco a chiese già esistenti (come a Ripacandida). Ripeto il concetto: ci sono decine di centinaia di chiese che dalla morte del poverello di Assisi sorsero in tutto il territorio e ci risulta impossibile, oltreché faticoso e lungo, farne un elenco. Le chiese nominate vennero edificate tutte per commissione dei Del Balzo, o perlomeno restaurate e/o affrescate.

chiesa di San Francesco ad IRSINA

Una verve architettonica senza precedenti tra i feudatari del tempo, indicatore importante non solo di una grande sensibilità culturale e artistica, ma anche di una enorme disponibilità economica data da tributi e risorse che pochi signori dell’epoca potevano disporre. Basti pensare che i Del Balzo erano dotati, come i Sanseverino d’altronde, di una zecca personale in quel di Lecce e di tributi speciali.

Interesse il loro non solo rivolto all’aspetto architettonico-spirituale, ma anche a quello urbanistico. Infatti non mancarono iniziative nelle varie città, e non solo a proprio uso e consumo. Abbiamo citato lunedì scorso la Torre di Belloluogo quale residenza di Maria D’Enghien, ma sorsero numerosi altri palazzi baronali e numerosi castelli.

Tra i palazzi lucani nominiamo Palazzo Firrao a Matera, edificato nel 1448 da Giovanni Antonio Orsini Del Balzo, allora signore della città dei Sassi, il Castello di Miglionico, diversi palazzi a Montescaglioso e Pomarico, non ultimo il grandioso castello di Venosa.

il castello di Venosa

Edificato da Pirro del Balzo è dotato sulla torre Ovest di uno stemma araldico con un’iscrizione che recita “Baucia stella, micans summa, in arce locata”. Ritorna Baldassarre ad illuminare il cammino dei Del Balzo.

La città di Venosa passò a Pirro grazie al matrimonio con Maria Donata Orsini nel 1459, figlia del duca di Taranto Gabriele Orsini. Pirro inaugurò una serie di iniziative urbanistiche che mutarono completamente l’aspetto della città oraziana. Oltre al Castello vennero risistemate e innalzate le mura di cinta, assestate e allargate strade ed edifici. Un aspetto urbanistico che Venosa ha custodito fino al XVIII secolo. Pirro diede un migliore assetto difensivo alla città anche pensato per evitare altri agguati soprattutto ad opera di suo zio, Giovanni Antonio Orsini principe di Taranto, che a più riprese cercò di riprendersi il feudo, considerato strategico e rinomato sotto vari punti di vista.

Pomarico

Tra i discendenti dei Del Balzo ci fu anche Angilberto Del Balzo Orsini, duca di Nardò, che nel XV secolo partecipò alla congiura dei Baroni (venne giustiziato a Napoli). Questi aveva una mania particolare per i libri. Un vero collezionista. Aveva una biblioteca enorme fornita di ogni testo. Si dice che lui stesso fosse uno scrittore e particolarmente incline alle poesie e che appuntasse propri pensieri e rime sul margine delle pagine dei libri.

Insomma i Del Balzo nella loro storia si sono distinti per la cura particolare all’estetica, alla devozione e alla cultura. Ci hanno consegnato una gran bella eredità.

In copertina, palazzo Firrao a Matera

 

 

 

 

 

 

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