ALLA SCOPERTA DELLA “TERZA LETTERATURA”

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Sentiremo parlare, e molto,  di Gianluigi Simonetti . E non perché, ancora così giovane, il critico letterario potentino ha conquistato le pagine culturali di importanti quotidiani, a cominciare dal Sole 24 ore con cui collabora alla edizione domenicale,  o di grandi e prestigiose testate storiche come L’Internazionale ma perché è stato il primo a ricucire il grande vuoto che si è creato tra una narrativa classica, che si rifà agli autori del 900, e una narrativa contemporanea, meno aulica ma non per questo di categoria inferiore, ove si accetti il concetto che una metamorfosi culturale è segno distintivo di una società che evolve, che trova linguaggi nuovi e forme di espressione diverse. Ne stanno parlando i più grandi critici letterari di quella che finora era una letteratura accantonata, frettolosamente etichettata come post moderna e che felicemente Simonetti definisce “La letteratura circostante” (il Mulino) .

Neanche dieci giorni dall’uscita del suo lavoro, che indaga ben trecento autori, e la grande stampa si è precipitata ad interrogarsi su “uno dei più importanti libri di critica degli ultimi anni”. Scrive Guido Mazzoni su repubblica del 7 aprile scorso dell’ambizioso progetto portato avanti da  Simonetti:  “ La “letteratura circostante” può irritare per molte ragioni. Le più urticanti sono quelle che toccano l’amor proprio dei critici o degli scrittori “ intellettuali”…

Disturba -dice- “l’assunto storico filosofico del libro : il distacco dalla grande tradizione letteraria del passato non è una scelta dell’industria culturale, è la risposta ad una domanda democratica di cultura media .E non deve essere un caso che , citata in epigrafe, Simonetti inserisce una frase di Fasbinder, scrittore e regista tedesco,” ciò che siamo incapaci di cambiare, dobbiamo almeno descriverlo”.

Ma veniamo al merito di questo assunto, sul quale ruota l’intera opera di Simonetti: La “letteratura circostante” è quella che nasce oggi ed entra a far parte del circuito della comunicazione. E’ fatta di libri di generi diversi, al romanzo alla poesia, così come di questi generi era fatta la letteratura del passato: ma – scrive Simonetti in un articolo anticipatore scritto per il Sole – a ben guardare però la maggior parte della letteratura che si scrive oggi è decisamente diversa da quella di ieri: sia pure tra mille eccezioni e cautele sembra operare un distacco progressivo e forse irreversibile dalla tradizione del Novecento: La cultura letteraria che stiamo attraversando è in effetti una cultura mutante, che sta ripensando e, a tratti, capovolgendo le basi stesse del proprio sapere.

Non è una asserzione apodittica. L’autore ci arriva attraverso un lucido ragionamento  che parte dalla constatazione che anche nel secolo scorso hanno convissuto  due tipi di letteratura: quella “ascetica”che rappresentava la disciplina guida delle arti, che assegnava al bello un ruolo centrale,  e quella cosidetta “popolare” una letteratura” priva di pretese di totalità, senza rovelli metafisici  e senza desideri di infinito”. Ebbene la letteratura “ forte” ha convissuto nel Novecento ed oltre con quella letteratura, diciamo, di consumo, più debole, con approssimazioni stilistiche , una organicità meno ferrea, una scarsa coerenza strutturale e lopgica, aspetti tipici , da sempre, dell’arte cosidetta di genere”

Dagli ultimi decenni del secolo scorso , il rapporto tra queste due letterature che convivevano l’uno ignorando  l’altra, o l’una tollerando l’altra, si altera, complice la comunicazione di massa. Nella coscienza di un pubblico sempre più vasto, entra in concorrenza con la parola scritta un numero vertiginoso di opere fatte soprattutto di immagini e suoni: opere che presuppongono un ideale specifico di bellezza, un nuovo senso del ritmo e un diverso rapporto con la conoscenza.  Così il campo letterario italiano è passato nel giro di trent’anni da un complesso di superiorità a uno di inferiorità nei confronti della mediasfera.

Che significa questo? Che la letteratura in senso forte non smette certo di essere scritta, ma sempre più è destinata a essere eletta e compresa da un’élite. Il declino del modello umanistico le toglie ossigeno, cioè lettori in grado di apprezzarla o anche soltanto di riconoscerla per quello che aspira a essere: una forma di sapere specifica e insostituibile.

Coesistenza dunque teorizza Simonetti, fra le due letterature, quella ad alta temperatura stilistica e quella cosidetta popolare. E’ il modo anzi in cui si tengono insieme queste due entità che deve interrogare autori, editori e critici, nello sforzo di arrivare ad un nuovo stadio che Simonetti definisce di ” terza letteratura”, quella che può guadagnare posizione e visibilità non solo presso il grande puibblico ma anche presso i tradizionali lettori forti.

Non ho la competenza per segnare o prospettare le tappe di revisione che il circuito culturale-editoriale dovrà portare avanti,  proprio partendo da questa opera che anticipa l’orizzonte culturale della modernità. Ho però chiara la percezione che Simonetti abbia segnato la linea di partenza. E da cittadino di una Basilicata che ha dato alla Cultura in genere e alla Letteratura in particolare grandi uomini, ho la consapevolezza che ne abbiamo messo in pista di decollo un altro.  Rocco Rosa

Gianluigi Simonetti , potentino, classe 1973, laureato in letteratura italiana presso l’Università di Pisa e la Scuola Normale Superiore, professore associato presso l’Università dell’Aquila,  fondatore e coordinatore, con Guido Mazzoni e Massimo Gezzi, del sito letterario “le parole e le cose” ( www.leparoleelecose.it)  , Professore iin servizio presso l’Università di hedlsinki, professore invitato presso le università di Chicago, di Honstanz, di Utrecht. Nel 2013 ha vinto la borsa di ricerca presso l’Institut d’Etudes Avanceèe de Paris, ha condotto ricerche su Montale , sulle forme del postmodernismo letterario in Italia, sulla poesia della “terza generazione”, sulla storia delle figure retoriche, su letteratura e nuovi media. Scrive sulla pagina domenicale di Cultura del Sole 24 Ore

 

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Sull' Autore

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa
Online dal 22 Gennaio 2016
Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall’agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line ” talenti lucani”, una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell’opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.


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