Il titolo che ha fatto ieri Tuttosport per commentare la sconfitta della Juve contro la Fiorentina noi lo avevamo già anticipato in epoca non sospetta e precisamente nel mese di settembre dello scorso anno con due pezzi dai titoli emblematici: “Allegri, così non va “ del 16 settembre e “Allegri si dia una mossa” di quattro giorni dopo. Sull’argomento eravamo tornati ancora nei mesi successivi fino all’analisi del flop di Doha proprio per denunciare quello di cui adesso si sono accorti, con notevole ritardo, tutti i commentatori di calcio: e cioè che la Juventus non ha un gioco ben definito, subisce troppo le iniziative di qualsiasi avversario che sia di alta e di bassa classifica, ha molti equivoci tattici e Allegri in questa prima parte di stagione è andato completamente in confusione. E non a caso dopo la magra figura in Supercoppa avevamo titolato : “Allegri è finito il tempo degli alibi e delle giustificazioni”. Giusto per mettere l’accento molto marcato sui primi quattro mesi di stagione della Juve e sulle tante cose che non hanno funzionato. Per carità non è nostra intenzione sminuire o sottacere anche i risultati conseguiti dalla Juve fino a questo momento. E cioè il primo posto in campionato e la qualificazione agli ottavi di Champions e ai quarti di Coppa Italia. Che vengono continuamente ricordati da Allegri. La qual cosa non è altro che una sorta di autodifesa e di autoassoluzione del tecnico bianconero difronte alle critiche che mai, nella sua permanenza alla Juve, gli erano state rivolte come in questi primi quattro mesi della stagione in corso. Alle quali Allegri non ha mai dato una risposta esauriente e precisa. Limitandosi solo a dire, come fa sempre quando si trova davanti a taccuini e telecamere, che bisogna solo pensare a lavorare per migliorare e tornare ad essere la squadra feroce e famelica delle ultime stagioni. Ma purtroppo, nonostante le buone intenzioni e la presa d’atto delle cose da migliorare, risultati apprezzabili non se ne sono visti se la Juve incorre sempre negli stessi errori. Che intanto sono costati la perdita del primo trofeo stagionale ovverosia la Supercoppa a Doha per mano del Milan, ma sarebbe più esatto dire per i molti demeriti di Allegri e della squadra, senza nulla togliere ai meriti dei rossoneri di Montella. E allora quale spiegazione dare a questa situazione acuita anche dalla pessima prova di Firenza? Che i giocatori non seguono a puntino le sue indicazioni durante gli allenamenti, che oltre non si può andare per le carenze strutturali dell’organico con particolare riferimento al centrocampo o che cominciano a venire meno gli stimoli e le motivazioni del gruppo che sono stati i valori fondanti e decisivi, insieme, ovviamente, alle qualità tecniche, per i successi degli ultimi cinque anni? Dato per scontato che qualche colpa sicuramente ce l’ha la società quando non è riuscita, nello scorso mercato estivo, a comporre un reparto di centrocampo di qualità superiore a quello poi realmente messo a disposizione di Allegri, atteso che i dirigenti già sapevano da tempo immemore che Pogba se ne sarebbe andato e che hanno avuto tutto il tempo, tantissimo, per provvedere a trovare gli elementi giusti in grado di innalzare la qualità nella zona nevralgica del terreno di gioco. Che negli ultimi cinque anni è stato il vero punto di forza della Juve. E che ha permesso alla Juve oltre che vincere, di far diventare la squadra bianconera una grandissimo collettivo nel quale ogni reparto non poteva prescindere dagli altri due esaltando allo stesso tempo anche le capacità individuali. Non crediamo assolutamente che i giocatori bianconeri all’improvviso siano diventati indisciplinati e svogliati fregandosene delle istruzioni del tecnico o che abbiano perso stimoli e motivazioni. Gente come Buffon ,Bonucci, Chiellini, Marchisio, Lichsteiner le motivazioni le potrebbero perdere solo quando decideranno di appendere le scarpette al chiodo. E allora le spiegazioni sono sicuramente altre ed attengono solo ed esclusivamente al ruolo, alla funzione e ai compiti dell’allenatore. Nella fattispecie Max Allegri. E allora, giusto per fare una ripassata veloce ed esplicativa, bisogna dire che 4 sconfitte in campionato e la perdita della Supercoppa sono decisamente troppe per questa Juve. Ma non sono solo gli insuccessi a dover preoccupare i tifosi e la dirigenza. Noi siamo sempre convinti e lo ripetiamo ancora una volta che questa Juve può e deve giocare molto meglio di quanto fatto finora. Anche con le carenze strutturali che presenta il centrocampo e alle quali Marotta e Paratici devono cercare di mettere una pezza già in questo mercato di gennaio. Soprattutto in ottica Champions dove, già a partire dalle due gare con il Porto c’è la necessità impellente di innestare un altro centrocampista di valore perché il solo Rincon non può da solo risolvere il problema. Se si vogliono coltivare speranze concrete di andare avanti il più possibile in questa competizione, com’ è nei desideri del presidente Agnelli e dei suoi collaboratori, non si può pensare di affrontare le big come Real Madrid, Barcellona, Bayern che possono capitare sulla strada dei bianconeri dai quarti di finale in poi con il gruppo dei centrocampisti attuali. Diverso il discorso che riguarda la prosecuzione del campionato dove adesso il compito più importante spetta a Max Allegri come stiamo dicendo da diverso tempo. Perché, nonostante le cassandre antibianconeri si siano già fatte rumorosamente sentire perché la Juve è stata capace di riaprire il campionato che aveva poderosamente tra le mani con la brutta prestazione contro la Fiorentina e questo ha riacceso gli entusiasmi dei tanti nemici della Juve che non vedono di buon’occhio, per usare un eufemismo, che Buffon e compagni vincano il campionato per la sesta volta consecutiva, il divario in Italia con le altre squadre di alta classifica resta, a nostro giudizio, ancora molto ampio e netto. A patto che la Juve ritorni a comportarsi da Juve e che soprattutto Allegri cominci seriamente ad eliminare realmente le cose che non vanno. E che brevemente ricordiamo, per sommi capi, visto che le analisi approfondite le abbiamo già sviscerate in tante altre occasioni che abbiamo avuto modo di ricordare in apertura di articolo. Non è, per un allenatore con l’esperienza di Allegri, un compito molto gravoso. Intanto si preoccupi di inculcare nel suo gruppo una mentalità meno sparagnina e si sforzi di togliere alla sua squadra la pessima abitudine di abbassarsi vicino a Buffon una volta che passa in vantaggio. Con il materiale di cui dispone, Allegri deve pretendere dai suoi giocatori che si mettano a gestire solo il possesso palla quando possono vantare almeno tre reti di vantaggio che Higuain e compagni sono in grado di segnare in pratica in tutte le gare. Come non è concepibile che la Juve sia costretta a cambiare modulo perché si deve preoccupare degli avversari come successo a Firenze dove il ritorno al 3-5-2 è stato dettato dall’esigenza di frenare i possibili pericoli viola sulle corsie esterne con la presenza di Cuadrado e Alex Sandro. Sono gli avversari a doversi preoccupare della Juve che non a caso vince da cinque anni consecutivi e mai il contrario. E questo non per presunzione o perché non si tengano nella giusta considerazione le squadre avversarie. Poi si decida, una volta per tutte, quale può essere il modulo più appropriato per le caratteristiche del suo gruppo e su quello lavori intensamente tutti i giorni per farlo metabolizzare dai suoi ragazzi. Assodato che il 3-5-2 rimane il modulo tattico che la Juve sa interpretare meglio e che ormai conosce a memoria, il tentativo di rendere la Juve versatile è lodevole e ci saremmo aspettati che anche a Firenze avesse insistito con il 4-3-1-2. Che poteva proporre senza particolari problemi perché a destra avrebbero potuto giocare Barzagli o anche Rugani e Alex Sandro si sarebbe potuto abbassare in difesa con grande profitto. Questo concetto per aprire una breve parentesi che tocca da vicino Pianic. Vogliamo credere ad Allegri che contro la Fiorentina il bosniaco ex Roma non è stato utilizzato per motivi precauzionali anche se lo abbiamo visto, ad un certo punto, riscaldarsi. Questa Juve poco tecnica a centrocampo non si può permettere di fare a meno di un giocatore come Pianic. Che, lo ripetiamo ancora una volta, produrrebbe due effetti molto positivi: renderebbe più equilibrato il centrocampo con un uomo in più in mezzo al campo e con la sua classe cristallina non avrebbe problemi ad estrarre dal cilindro tante idee geniali al servizio di Dybala ed Higuain con i quali parla lo stesso linguaggio tecnico. E poi basta con gli equivoci di Dybala trequartista e di Mandzukic che deve svariare sul fronte offensivo quando gioca con Higuain.. Che non produce nessun risultato se non quello di fare sfiancare l’argentino e di renderlo nervoso e non gli consente di essere devastante nella zona del campo, a ridosso dell’area avversaria, dove Dybala si trova meglio. L’esempio illuminante che riguarda anche l’attaccante croato si è avuto contro l’Atalanta in Coppa Italia. Una rete strepitosa di Dybala su assist del croato ed un’altra di Mandzukic su assist dell’argentino. Ottenute semplicemente perché Mandzukic stava dove un attaccante della sua stazza deve stare e cioè in area di rigore e Dybala era vicino alla linea dell’area grande dove ha potuto far esaltare il suo sinistro e dove ha potuto, con un tocco delizioso, mettere il croato solo davanti al portiere. Poche cose semplici e sulle quali deve lavorare l’allenatore Allegri con grande impegno per fare tornare non grande, ma grandissima la Juve. Non è un compito proibitivo o difficile da attuare. Da abbinare anche a tanti dettagli importanti che possono ridare alla Juve la sicurezza estrema degli anni addietro. E che potranno avere l’effetto anche di rinsaldare il rapporto tra giocatori ed Allegri, rapporto che non è sicuramente, in questo momento, al massimo dopo il burrascoso dopo partita di Doha per le accuse rivolte alla squadra dall’allenatore in pubblico e non al chiuso dello spogliatoio.
ALLEGRI, SVEGLIA!
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