La nomina dei nuovi Dirigenti Generali era un atto che si doveva fare da tempo, da quando è stato approvato il nuovo Regolamento di organizzazione che prevedeva appunto alcuni passaggi ineludibili, tra i quali la costituzione del nuovo modello di tipo “presidenziale”, la scadenza dei vertici amministrativi, la riclassificazione degli uffici in base alla complessità delle competenze e i conseguenti concorsi per gli uffici non coperti. Il presidente è partito dalla testa, primo perché doveva dare un segnale di cambiamento, poi perché doveva approfittare dell’occasione di debolezza dei partiti per imporre esclusivamente il proprio criterio di scelta, infine perché doveva risolvere in bellezza alcune questioni urgenti e per non sembrare che colpisse un singolo uomo, o singoli uomini, ha scelto la strada del rinnovamento totale in parte con la rotazione in parte con la indicazioni di nuove figure professionali. In larga massima il disegno gli è riuscito e sia le conferme, sia i nuovi ingressi non hanno fatto gridare allo scandalo né allo straniero. Che alcuni partiti gli avessero chiesto a voce alta di aspettare almeno la costituzione della nuova Giunta per non ridurre gli assessori al ruolo di comprimari di un Dipartimento, è vero. Come è vero che proprio per rivendicare il diritto di applicare in toto le norme varate, Bardi ha fatto esattamente il contrario, irritando non poco la Lega che su questa questione aveva puntato i piedi. Evidentemente gli schiaffoni per i leghisti sono di moda, a Roma come a Potenza . Su un’altra questione però la Lega si è fatta sentire. Ed è che prima del 5 novembre la Giunta non si cambia, perché se un disegno complessivo di rilancio e di rinnovo deve essere fatto esso va fatto contestualmente all’organigramma del Consiglio regionale. E su questo stavolta la lega si è preoccupata di trovare adesioni anche nella coalizione. In realtà , la situazione per tutti si è fatta estremamente delicata perché la carta che il Presidente ha tenuto nascosta è quella di un rinnovo totale dell’esecutivo, con esponenti di area dei partiti ma esterni al consiglio, una manovra che in parte sarebbe condivisa dal gruppo di maggioranza della Lega, con la clausola di Fanelli che andrebbe al posto del presidente Cicala. Ove questa manovra provocasse il mal di pancia di alcuni degli eletti, sarebbe pronta la pattuglia di rimpiazzo di Italia Viva più quelli che ogni giorno alzano il dito per chiedere se possono salirci anche loro. Se fossero vere queste “confessioni “ circa lo scenario sul quale alcuni stanno lavorando, ci sarebbe la spaccatura della Lega , con Zullino , la Merra e Cicala messi fuori dai giochi, con buona pace di chi mette in discussione la ricandidatura parlamentare di Pepe, la sola poltrona pronosticata ai leghisti alle prossime tornate elettorali. Meno drastica sarebbe l’opposizione nel gruppo di Forza Italia, dove Cupparo potrebbe anche volontariamente fare spazio a qualche altro, e addirittura lasciare anche il Consiglio, a patto di prendere il partito in mano e di aprire una nuova stagione di Forza Italia. Esattamente come il segretario provinciale Pagliuca ha fatto a Melfi, rendendo residuale il contributo della Lega ed allargando al centro la compagine fino ad imbarcare i Renziani. Adesso tutti vogliono convergere al centro e se le voci di una manovra analoga che potrebbe partire da Lauria, in caso di sconfitta al congresso regionale, sono vere, logico pensare che il dopo Bardi si giochi a danno dei cinque stelle e dello stesso Pd. Al punto che l’ex Sindaco di Potenza si è azzardato a chiedere a Dal Moro se dorme veramente o fa finta di dormire. Dorme, dorme.
Rocco Rosa