Ho seguito con interesse e un po’ di emozione il dibattito su Facebook aperto dalla notizia che a Potenza, il 28 dicembre, sarebbe stato inaugurato un circolo di “Liberi e Uguali”, il movimento politico cui ha aderito da socio fondatore l’MDP di Roberto Speranza, e nel quale sono confluiti molti ex PD insofferenti del clima di occupazione totale che si respira nella segreteria renziana a tutti i livelli, e che quel circolo sarebbe stato intitolato ad Antonio Luongo.
Un dibattito che nasce sostanzialmente da una domanda: di chi è l’eredità politica e umana del compianto penultimo segretario del PD lucano, scomparso improvvisamente due anni fa? Una domanda non oziosa, se si pensa che a Melfi, un paio di mesi fa, è stata intitolata ad Antonio una sezione del PD. Mi sono posta alcune domande, alle quali, ve lo premetto, non ho risposte.
E la prima domanda è: coinvolto nei fatti politici nazionali – con inevitabile riverbero su quelli locali – cosa avrebbe fatto davvero Antonio Luongo? E’ del tutto evidente che la sua famiglia politica, i suoi punti di riferimento ideali, a cominciare da Massimo D’Alema, sono andati tutti da un’altra parte, rispetto al PD. Come dal PD era uscito, non senza attriti perfino personali con Luongo, anche Vincenzo Folino, a cui va dato il merito di aver sentito prima di altri che nel PD cominciava a mancare l’aria. Sarebbe uscito anche Antonio, insieme a Roberto Speranza? sarebbe andato via prima di loro? O, come era nel suo carattere, come era nelle sue strategie politiche da sempre, avrebbe provato a mediare fino allo sfinimento, cercando un difficilissimo punto di contatto fra visioni così diverse della politica e dell’impegno civico? Una mediazione – è la mia opinione – che già da prima della sua morte lo stava sfiancando, a livello locale e nazionale. Il PD era stato PDS, e prima ancora era stato Partito Comunista. E la responsabilità della nascita di un grande partito nel quale erano confluite anime così diverse (ex comunisti, ex democristiani, ex socialisti), badate bene, era stata anche sua. In altre parole, quanto stava e sta accadendo era, semplicemente, il fallimento di un progetto politico di grande visione. Bisognava ricominciare daccapo. E allora fino all’ultimo meglio mediare, mediare sempre, ascoltare tutti, fare proposte alternative, cercare quello che unisce invece che quello che divide: era il grande talento di Antonio, e aveva sempre funzionato. Ma non funzionava più. Oltre agli innegabili problemi di salute genetici (anche suo padre e suo nonno sono morti così, giovani, stroncati all’improvviso da cuori ballerini) forse un carico pesante lo hanno portato questi pensieri. Il fallimento di un programma, di una visione di futuro, la perdita di punti di riferimento ideologici, la stanchezza di estenuanti discussioni per una mediazione la cui riuscita si allontanava sempre di più. Quello scoppiare a piangere, in pubblico, davanti ai giovani democratici di Pignola, il non riuscire più a fare leva su ironia e sdrammatizzazione, altri elementi fondanti del suo carattere, doveva essere un segnale forte, colto da nessuno, purtroppo, di quanto stava per accadere.
Poi ci sono le ipotesi meno probabili: sarebbe rimasto nel PD, provando a cambiare le cose dall’interno, come pure alcuni stanno provando a fare, per una sua granitica e inutile idea di lealtà e storia personale e familiare da rispettare? si sarebbe ritirato a vita privata, dichiarando di non volerne sapere più nulla di politica?
La verità è che non lo sappiamo, cosa avrebbe fatto. Possiamo ragionevolmente ipotizzarlo, ma non possiamo saperlo con certezza, in particolare per uno stratega spiazzante come Antonio Luongo. La morte di qualcuno, soprattutto se improvvisa, ci lascia anche questo: il non potere, senza forzature, mettere nella testa dello scomparso i nostri pensieri. Certo, molti di coloro che sono confluiti in Liberi e Uguali sono amici e sodali di Antonio da tempi immemorabili, ma esiste una titolarità che i movimenti politici possono avere delle idee di una persona, fino a farne un proprio santino? di chi sono le idee che una persona ha espresso in vita? e siamo proprio sicuri che a lui sarebbe piaciuto, essere santino, insieme a Berlinguer e Mao Tze Tung, e Che Guevara? Il nuovo circolo di Liberi e Uguali a Potenza è fatto di due stanze nude, un tavolo, poche sedie, una targa. Non dubitiamo che prestissimo si riempirà di vita, e idee, e progetti e cose concrete da fare. Per ora, l’unica cosa viva sono gli occhi di Antonio, che sorridono sornioni da una bella foto su un muro bianco.