Se, come affermava Massimo Bontempelli negli scritti L’avventura novecentista, “il compito più urgente e preciso del secolo ventesimo è la ricostruzione del Tempo e dello Spazio”, la missione degli scrittori e della letteratura odierna, inserita nell’epoca della globalizzazione, non può che essere quella di riallacciare queste due dimensioni che, oggi più che mai, sembrano sfuggire e svanire nel mondo virtuale, in cui tutto è momentaneo e simultaneo. Ma non solo: puntare sulla centralità della geografia degli spazi e sulla cultura dei luoghi, troppo spesso de-territorializzati, insieme alle loro memorie storiche, artistiche, letterarie ma soprattutto emozionali e sapienziali (scongiurando in qualche modo il concetto della crisi della presenza di demartiniana memoria) per far sì che la produzione culturale non sia solo matrice di identità territoriale e strumento di conoscenza, ma anche mezzo indispensabile di sviluppo politico, economico e democratico.
In questa direzione va lo sforzo della neonata rivista “Appennino” edita dal Consiglio regionale della Basilicata, diretta dagli scrittori Giuseppe Lupo, Raffaele Nigro e Mimmo Sammartino e dalla giornalista Nicoletta Altomonte. Uno spazio di indagine, studio, confronto e racconto, a partire dalle considerazioni e dalle opere dei letterati, lucani e non, delle multiformi attestazioni che, come elementi di un puzzle, costituiscono l’ossatura delle culture persistenti lungo tutta la dorsale peninsulare dell’Italia: l’Appennino.
Un luogo che contiene in sé, sia geograficamente che culturalmente, mille e più realtà; una dimensione dalle svariate sfaccettature, di cui è fondamentale capirne la complessità di luogo ibrido e di spazio relazionale o, come direbbe Erik Swyngedouw, “glocale”.
Superando i “localismi” che sanno di campanilismo e di chiusura, “Appennino” si propone di andare oltre i confini di una cultura e di un racconto circoscritto alla Basilicata ed ai suoi illustri esponenti, guardando al di là delle sue frontiere, confrontandosi con le questioni e le problematiche dell’alterità, intercettando la memoria disseminata lungo tutto il Paese, nei racconti e nelle opere di chi opera ed ha operato per la comune crescita culturale.
Bandendo i regionalismi e le visioni letterarie precostituite (come quella relativa a Carlo Levi che per anni lo ha relegato ad una letteratura “minore”), la rivista giunta alla sua quarta pubblicazione si riallaccia, facendola propria, ad una delle riflessioni di Stefano Prandi, allievo del saggista e critico letterario Ezio Raimondi: “il racconto letterario parla sempre degli altri, ci lega necessariamente alla diversità irriducibile che si sperimenta in una dimensione sociale, collettiva. La forza della letteratura sta nel suo inesausto sperimentare ipotesi di realtà, in questi continui e cangianti mondi possibili che non solo stimolano la nostra intelligenza ma anche toccano nel profondo la nostra emotività. Per questo la letteratura ci regala, per così dire, una solitudine affollata”.
Tra i tanti temi (arte, politica, storia del mezzogiorno..) quello letterario è in primo piano, in un continuo “camminare – come suggerisce Illich – nella vigna del testo che restituisce tempo e spazio, restituendoci anche a noi stessi”.
Un confronto sempre serrato e attento da parte di una “rosa” di scrittori, saggisti, romanzieri di limpido valore culturale, ma anche di artisti dallo sguardo fine. Nel numero quattro, consultabile on line sul portale del Consiglio regionale e da febbraio in versione cartacea, l’arte viene interpretata dal pittore e scultore Antonio Masini che ha firmato la copertina dedicata a Ernesto De Martino e dal pittore Vito Matera. Ogni copertina porterà la firma di un autore diverso per dare spazio ai diversi modi di intendere l’arte. si sta caratterizzando sempre più come un laboratorio dinamico e costantemente in fieri. Diversi linguaggi, ognuno con la propria originalità, per una reale conoscenza dell’identità territoriale e culturale di ognuno di noi. Una conoscenza che non è fatta solo di dati storici, filosofici o letterari ma, in una sorta di antropologia delle culture, di sguardi, di scritture, di finestre aperte necessariamente sul passato ma con una visione più lunga sul presente e, ancora di più, sul futuro.
La rivista è consultabile all’indirizzo: http://consiglio.basilicata.it/consiglioinforma/detail.jsp?otype=1140&id=3379652&typePub=100242#.WGvTShFTHcs
