Entra nel vivo il discorso sulla produzione di idrogeno verde, o meglio sulla sperimentazione di progetti capaci di dare un futuro ad una forma di energia rinnovabile , sopratutto in funzione delle aziende più energivore che sono disseminate nel nostro Paese. Il Ministero della Transizione ecologica ha emanaTo l’avviso per capire quali Regioni hanno interesse a candidare progetti, delimitando il campo di azione con una serie di regole, la prima delle quali deve essere la sperimentazione in aree industriali dismesse ai fini della loro riconversione in chiave vocazionale e attrattiva. Si tratta però di produrre idrogeno verde e quindi si tratta della creazione di centri di produzione e distribuzione di idrogeno prodotto utilizzando fonti di energia rinnovabile. Come si sa un precedente grande progetto presentato dalla Basilicata è stato bocciato, perchè utilizzava , per la produzione di idrogeno, il gas metano , con l’effetto di emissione di gas serra, il che contravveniva alle decisioni europee di non considerare nè l’energia nucleare nè quella del gas come fonti sostenibili. Ora , mentre il bando va nella direzione di produrre idrogeno da energia pulita ( fotovoltaico, eolico o biomasse) l’Europa ha fatto una mezza marcia indietro con la cosidetta tassonomia, cioè l’equiparazione, per un certo numero di anni, alle fonti alternative delle due fonti prima messe fuori gioco, e cioè appunto nucleare e gas metano. E per l’idrogeno ha alzato la soglia dei valori di co2 che si possono emettere per kh. di idrogeno portandola a 3 kg di co2. La domanda è : come si muoverà la Regione? Starà alle finalità del bando , alle sue regole, e quindi proporrà dei progetti di idrogeno pulito da energia pulita, oppure azzarderà a riproporre quel progetto? E’ vero che il bando pone come condizione il fatto che I progetti da presentare non devono ledere il principio sancito dall’articolo 17 del regolamento di “non arrecare un danno significativo” contro l’ambiente, ma anche qui si rischia di rimanere in mezzo alla strada , per una interpretazione, più o meno elastica, su come pesare quell’aggettivo .
Altro problema riguarda le aree dismesse, su cui si possono ingenerare confusione. Una interpretazione sarebbe quella di puntare sulle aree Sin, quelle cioè che sono già riconosciute dalla legge come siti di interesse da bonificare. Ma per queste dovrebbe scattare il principio di precauzione poste dal bando e che cioè il progetto non debba inerferire con la bonifica in corso. Ma qui la bonifica non è ancora iniziata e un progetto di produzione di idrogeno prenderebbe inevitabilmente tempi lunghi per capire come allocare il nuovo impianto. E quindi bisognerebbe velocemente individuare aree idonee , anche possibilmente allargando il concetto ad aree produttive , sono industriali ma anche artigianali, ma che abbiano le ulteriori condizioni poste dal bando e cioè: connessione alla rete elettrica; risorse d’acqua adeguate alla produzione di idrogeno; connessione alla rete gas; accesso alla rete stradale; sito contiguo o prossimo ad un’area caratterizzata dalla presenza di industrie e/o altre utenze che possano esprimere una domanda di idrogeno (a titolo esemplificativo: industrie chimiche/petrolchimiche/raffinerie; industrie siderurgiche; industrie dei settori del vetro, cemento, ceramica; ferrovie; strade a lunga percorrenza).
Ecco tutte queste condizioni dovrebbero essere poste sul tavolo dei decisori con una mappa ragionata che risponda a tutti I quesiti. E’ posibile avere questi dati?. Che ci siano è indubbio, ma che siano sparsi tra soggetti diversi è altrettanto indubbio. Nel tentative di sopperire alla infelice scelta del passato governo di smantellare la sola struttura capace di raccogliere tutti questi dati, Il Nucleo regionale di valutazione sugli ivnestimenti, il Governatore Bardi ha creato una struttura di missione con il compito di fornire strumenti, informazioni, dati etc. per supportare sia le scelte di pianificazione a breve termine sia la programmazione di risorse e sia l’attuazione di interventi in coerenza col piano strategico regionale. Ma se andiamo a vedere questa struttura è composta dal solo dirigente, che non ha strumenti nè risorse per muoversi. Ecco allora che il problema più urgente da risovere è mettere insieme tutte le informazioni richieste dal bando e predisporre una mappa ragionata su come e dove allocare il progetto. Così come l’Eni dovrebbe quanto meno far sapere se è disposta ad andare avanti in una sperimentazione che esclude l’utilizzo del gas e avvia di fatto quella scelta di riconversione produttiva verso energie pulite. Ma forse questo è chiedere troppo ad un’azienda cui è stato dato dall’Europa la licenza di inquinare per un altro decennio almeno. Rocco Rosa