
VITO TELESCA
Nell’ articolo precedente abbiamo preso atto di come la famiglia Caracciolo-Carafa, sin dalla sua nascita feudale, ovvero XII secolo, sia stata oggetto di molteplici diramazioni, spesso molto distanti tra loro, sia concettualmente, sia territorialmente.

Paolo IV carafa
A differenza dei Sanseverino, che anche nei diversi rami tenevano molto alla loro identità unitaria, i Caracciolo, specie i Carafa, cercarono spesso di “distinguersi” dagli altri rami, anche cambiando nome, tranne poi rivendicarne la primogenitura quando si trattava di far valere la derivazione più nobile e antica della famiglia. Abbiamo visto, infatti, come non lesinarono millanteria sulle ricostruzioni mitologiche sulla loro genesi, addirittura scomodando Zeus e la Grecia classica pur di ottenere un titolo più gratificante nella nomenclatura nobile del Regno.

porta-venosina
Questa estrema eterogeneità tra rami “consanguinei” (mi perdonerete la forzatura) ha dato vita a visioni diverse nella gestione dei propri feudi, nell’amministrazione politico-fiscale, nella scelta di stili architettonici, artistici e urbanistici tanto da sembrare delle famiglie a parte, autonome le une dalle altre. Accomunate soltanto dal buon nome dei Caracciolo. La frantumazione territoriale non ci permette dunque di creare un unicum culturale o amministrativo, pertanto procederemo fotografando i maggiori segni lasciati dalle varie famiglie solo in alcuni territori da questi governati, e pazienza se in questa panoramica veloce e nient’affatto esaustiva, trascureremo qualcosa e qualcuno.
I Caracciolo si preoccuparono, nella maggior parte dei casi, di acquistare e soprattutto di restaurare l’esistente. Lo hanno fatto con i castelli e con i palazzi, con i monasteri e con le cappelle. Ma non mancano opere costruite per loro iniziativa personale e che rimangono dei patrimoni di inestimabile valore e bellezza.
A Melfi ad esempio i Caracciolo De
l Sole governarono per diverso tempo. Del loro passaggio restano alcuni segni importanti come il rafforzamento delle mura di cinta medievali, che non venivano restaurate dai tempi di Federico II. Ai lati della lapide posizionata sulla Porta Venosina, appena percettibili, ci sono gli stemmi della signoria melfitana. Da menzionare il Palazzo Tisbi, costruito da membri appartenenti a famiglie che lavoravano alle strette dipendenze dei Caracciolo con mansioni di un certo rilievo. A Napoli non si contano i palazzi nobiliari edificati o restaurati dai Caracciolo-Carafa, così come le cappelle e le chiese. Palazzo Diomede Carafa, Palazzo Maddaloni, Palazzo della Spina, Palazzo Carafa di Columbrano e il Palazzo Caracciolo di Santobuono edificato tra il 1582 e il 1585. Tra le opere architettoniche religiose segnalo la spettacolare cappella Caracciolo del Sole ubicata nella chiesa di San Giovanni a Carbonara di Napoli e voluta proprio da Sergianni Caracciolo Del Sole. Davvero un gioiellino.

Napoli_-_Chiesa_di_San_Giovanni_a_Carbonara
Ad Avigliano resta la Chiesa SS. Annunziata fatta costruire per volontà di Zenobia Scaglione, vedova di Giuseppe Caracciolo, signore di Avigliano e di Ruoti e risalente al 1605.
Più significativi e numerosi gli interventi, sia urbanistici sia artistici, nella vicina Brienza. Qui si segnala, oltre al castello omonimo restaurato ed ampliato sotto la baronia caracciolese, nella Chiesa dell’Annunziata del 1581 degli altari laterali in marmo commissionati dalla famiglia Caracciolo, come testimoniato anche dallo stemma araldico della famiglia “a firma” dell’opera.

Chiesa_di_San_Giovanni_a_Carbonara._
Ad Atripalda la splendida mole del Palazzo Ducale dei Caracciolo svetta ancora imponente nei secoli. A Capriglia Irpina il Palazzo Carafa, antica dimora di Pietro Carafa, poi Paolo IV, pontefice nel 1555. Ad Avellino importanti sono i segni dei Principi Caracciolo che la governarono per diversi anni. Francesco Marino I Caracciolo, quarto Principe di Avellino, durante il XVII secolo, fece abbellire la città da Cosimo Fanzago. Uno degli interventi più significativi venne eseguito per lo storico Palazzo della Dogana. Questo venne restaurato in stile barocco acquistando un aspetto completamente diverso rispetto all’impianto stilistico medievale originale.
Spostandoci in Puglia, a Lecce il Vescovo Carafa nel 1763 fece demolire l’antico monastero delle Paolotte edificando l’attuale palazzo in stile barocco. Sulla facciata compare ancora oggi lo stemma della famiglia Carafa, mentre sui battenti del portale,ben visibili, i simboli araldici dei conti normanni che dominarono la città tra XI e XII secolo. Spostandoci leggermente più a nord la città di Martina Franca vanta il Palazzo Ducale fatto erigere proprio dai Caracciolo al posto del vecchio castello Aragonese. Il complesso è dotato di splendide stanze affrescate e di tele raffiguranti i ritratti dei potenti signori della città itriana e un grande atrio interno dove annualmente si svolge il Festival della Valle d’Itria. Nel Palazzo oggi si conserva l’antico archivio storico denominato, appunto, “Archivio Caracciolo-De Sangro”. L’altro importante archivio delle famiglie di nostro interesse è invece conservato, come per altri, presso l’Archivio di Stato di Napoli (Archivio Caracciolo di Melissano e di Scanno). Questo articolo, come ho già detto, non contempla come si dovrebbe l’eredità artistica e architettonica dei Caracciolo-Carafa, perché hanno lasciato la loro “firma” ovunque abbiano amministrato. In fin dei conti basta cercarli.
Dalla prossima settimana parleremo della famiglia dei Guevara. Non vi annoierete.( in copertina, Palazzo Ducale)