Oggi alla Grancia di Brindisi di Montagna Pino Aprile, giornalista,saggista esperto dei problemi meridionali lancia il suo Movimento, incentrato su un unico grande obiettivo: il riscatto del Sud. Che non è solo presa di coscienza delle possibilità e delle risorse, che non è solo difesa dei diritti dei cittadini di questa parte del paese, ma è soprattutto una grande operazione di disvelamento dei meccanismi, delle storture, degli inganni che la parte più forte del Paese ha sempre perpetrato con i suoi mille strumenti di persuasione individuali e di massa. Questo grande inganno di un Sud “incapace di fare da solo2 in realtà ha sempre coperto la vera azione anticostituzionale che alcune forze hanno portato avanti, drenando ,nei momenti di necessità,risorse destinate a riequilibrare le differenze esistenti nel paese. Dalla spesa storica ( che negli anni settanta, con l’avvento delle Regioni, ha ancorato i trasferimenti alle situazioni di fatto ( chi aveva i servizi se li è tenuti e chi non li aveva si è dovuto arrangiare) fino agli anni novanta con il trasferimento di destinazione dei fondi per la industrializzazione del Sud a fondi per la riconversione produttiva ( del Nord) , per arrivare ai giorni nostri e ad un’autonomia differenziata che ripercorre il concetto della spesa storica, e cioè chi produce si tiene le entrate fiscali e chi non produce passa nel girone degli assistiti per necessità.
Le motivazioni di questa iniziativa politica ci sono tutte e sono importanti. Ma il dubbio che essa possa avere più successo delle tante azioni analoghe che nel passato sono state proposte c’è ed è forte. E dunque bisogna parlarsi chiaramente.
Se lo scopo è quello di mettere insieme un po’di gente per portare un paio di parlamentari a Roma , allora è un disegno che può riuscire, basta che ci si metta un po’ a lavorare sui territori di pertinenza: sei o sette personalità di riferimento , un programma ben spiegato e quel minimo di attività comunicativa che oggi si fa con gli strumenti social o con le tv locali o con i regionali della RAI.
Se , viceversa, si vuole mettere su una organizzazione più ambiziosa capace di recitare per il Sud il ruolo che la Lega ha avuto per il Nord allora bisogna partire non dall’alto di un tema unificante ma dal modo di come ridare il protagonismo dei cittadini nelle cose che riguardano il proprio territorio. Nei quasi due decenni di questo secolo, l’esplosione del civismo locale è stata determinata dall’insoddisfazione di una politica che ha portato tutte le decisioni importanti a Roma, sottraendole alle sezioni, alle segreterie, ai comitati cittadini dei partiti, perdendo così il concetto stesso di rappresentanza democratica come espressione della volontà della base. Così che tutti i grandi e piccoli temi di un territorio sono confluiti alla decisione ultima del capo di un partito , con svilimento della dialettica, annullamento del confronto e selezione al ribasso dei portatori di istanza, spesso più portatori di istanze proprie che collettive, più leccaculi che patrioti. E dunque, per farla breve, c’è bisogno di partire da due cose: uno Statuto che ridia protagonismo ai circoli comunali, selezioni gente per bene,e reinnesti i meccanismi di salita della rappresentanza attraverso il voto ai vari livelli e ,secondo, una politica centrata sulla corretta declinazione dei percorsi di sviluppo dei singoli territori regionali, capace di sconfiggere la navigazione a vista che i Governatori si sono ritagliati come ulteriore spazio discrezionale. E’ convincendo i cittadini sulla bontà della proposta programmatica complessiva e sul ripristino della democrazia di base che si può sviluppare un nuovo meridionalismo e farlo crescere per tappe successive che riguardino a volta a volta la rete interregionale di acquisto, le infrastrutture condivise, la creazione di un sistema hub e spoke in sanità, la formazione e l’apprendistato comune . Collaborzione e condivisione meridionale con ciascun territorio che svolge i propri compiti in un quadro organico. Questa sì che sarebbe una novità . Rocco Rosa