PERCHÉ DANNO FUOCO ALLA CASA IN FIAMME

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Il Sudamerica brucia e Bolsonaro non ha granché da eccepire. Per Trump il cambiamento climatico è solo una grande bufala. E Salvini ritiene doveroso rallegrarsi a ogni goccia di petrolio. Le nostre democrazie non offrono soluzioni al problema ambientale. Che è un problema tra i più grandi del mondo.

I problemi sono molti e di lungo periodo, le soluzioni poche e di breve periodo. Questa la triste sintesi delle ultime pagine politiche. In Europa come in America la crisi della democrazia mette a repentaglio ogni cosa che ha valore. Come guarire le nostre politiche non è semplice e nessuno ha idea di cosa si possa fare.

Da oltre trent’anni l’opinione pubblica sa che il tema “verde” ha una certa importanza politica. Ma da oltre trent’anni nessuno ha ritenuto di riservargli grande importanza. Per qualche anno si è discusso della raccolta differenziata; dopodiché hanno requisiti le lampadine a incandescenza; e infine i motori si sono eurizzati sempre di più. Ma il problema non si è risolto.

Pochi mesi fa è partita una rivolta gigantesca in Francia: quella dei «gilet jaunes». È partita per protesta contro una ecotassa sulle emissioni. E questo spiega perché agende verdi non ne esistono in politica: perché oggi “verde” significa “sangue” alle orecchie delle persone. Tutte le politiche messe in campo negli ultimi anni si sono consumate sulla pelle della povera gente. Il grande inganno secondo il quale spegnere la luce uscendo dalla stanza avrebbe rimesso a posto il pianeta si è rivelato per quello che è: un inganno. E le sue multiformi applicazioni sono sempre state solo e soltanto sanguisughe danarose impaccate sulle classi più basse.

La crisi economica in Europa ha colpito durissimo. Nessuno ritiene siano necessari stimoli o aiuti a chi sta peggio. Ma in molti concordano sul fatto che bisogna mettere molte ecotasse. E guarda caso si tratta sempre di ecotasse indirette, che colpiscono regressivamente e assorbono di più da chi ha di meno rispetto a chi ha di più.

Chissà come mai allora le destre sociali diventano sempre più antigreen in un momento storico in cui tutti i giovani spingono per affrontare il problema. Forse perché le destre sociali sanno che le ecotasse sono impopolari? (Banalmente perché sono regressive?). E forse perché dietro le destre sociali si nascondono gli interessi di grandi settori imprenditoriali?

I grandi problemi del riscaldamento globale li creano molte imprese, servizi di riscaldamento inefficienti, assenza di regole e di controlli: insomma assenza di Stato, assenza di politiche interventistiche, assenza di qualcuno che si preoccupa di contenere quelle che in economia si chiamano esternalità negative. I costi che gli imprenditori fanno pagare agli altri. E invece di alzare il costo dei servizi essenziali da cui la gente povera dipende, lo Stato dovrebbe intervenire alla radice, facendo pagare chi quei servizi ha i soldi per renderli ecocompatibili. Parliamo, in larga parte, di chi li produce.

Salvini, Trump e Bolsonaro sono il prodotto dei tempi. Di fronte alla disperazione della gente, piagata dalla crisi, rispondono con forza e aggressività con la reazione: no al nuovo distruttivo che avanza, sì al passato in cui si stava meglio. Continuiamo come è sempre stato: nessuna ecotassa che prosciuga i borsellini già quasi vuoti della povera gente, nessun regolamento che limiti i profitti della grande industria inquinante.

Il centro liberale è sempre stato storicamente incapace di arginare fenomeni del genere. A costoro andrebbe opposto un progressismo coraggioso. Bernie Sanders, negli USA, non ha paura di urlare al mondo che è «costoso essere poveri oggi», che un «Green New Deal» metterebbe in piedi 20 milioni di posti di lavoro e stroncherebbe il «sistema truccato a favore dell’1% e contro il 99%».

Ma come al solito Bernie Sanders deve vedersela con un’opinione pubblica di centrosinistra plagiata dai media, che lo additano come un folle idealista che spaventa i moderati (i quali sono ormai lo zoccolo duro dei vari schieramenti progressisti, a loro volta orfani dei voti di chi sta peggio e di chi sogna un mondo migliore). Ed è colpa dei giornalisti e dei dirigenti che parlano la lingua degli aperitivi, convinti di avere la verità in tasca mentre cianciano fesserie smentite da anni dalla comunità accademica, se opzioni davvero verdi non tornano sul tavolo.

Perché è impossibile trovare una soluzione alla questione ambientale senza trovarne una alla questione sociale. Dipendono entrambe da un’economia che non funziona: e per risolverle, entrambe hanno bisogno di qualcuno che dica “Io non ci sto”. Ma sappia farsi seguire.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; collaboro pure con Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels e per Onda Lucana.

1 commento

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    Consumo e sfruttamento di risorse spericolati e inutili per i profitti delle multinazionali , consumare per “star bene da morire ” , questa umanità si merita l’estinzione , ma chi si salverà ?? Solo i ricchi !!

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