il nostro Paese è pieno di donne che lasciano la famiglia per poterle inviare denaro.
Provengono dalla Polonia, dalla Moldavia, dalla Romania.
Nella mia città, ci sono orari in cui se si decide di fare una passeggiata per Via Pretoria o per viale Dante, si sentono solo le loro voci. In verità un vero strepito che fa sentire stranieri.
Verso le tre del pomeriggio, in particolare, si ritrovano per parlare finalmente la loro lingua in gruppi numerosi, spesso di bellissime ragazze o di donne più mature, ben messe, dai corpi robusti, che sembrano fatti apposta per sostenere il “peso” di persone anziane ormai senza forza, ammalate.
Sembra che questo onere, nel nostro Paese, nessuno voglia sostenerlo.
Non sempre i pareri sull’operato di questi aiuti venuti da lontano sono concordi.
Pare che alcune abbiano un tono di comando, una volta entrate in casa, alla maniera di infermiere tedesche coi loro ordini perentori, generando scontento nelle malcapitate signore.Tra cui c’è chi ragiona molto bene e si oppone fortemente a sopportare donne così bersagliere, creando disagi alle famiglie che non possono occuparsene.
Altre che “si innamorano” del figlio dell’ammalato, spesso già impegnato sentimentalmente, tanto che lo sposa o ci convive.
Altre, invece, sono talmente brave da far rinascere la persona a cui badano.
Io personalmente ne conosco una che ha fatto miracoli.
Quando vedo la signora in età avanzata sottobraccio alla badante romena che conosco, noto che è curata, ha la messa in piega fatta da poco, il rossetto, la cipria, sostiene il discorso, anche se semplice, mentre anni fa sembrava veramente perduta; la vedo molto più in forma della badante…
La paura di perdere il lavoro mette ansia e in quelle ore pomeridiane passate tra colleghe è sempre un parlare di situazioni familiari, di chi se ne va da una casa, di una famiglia che cerca badanti, di problemi di trasferimento di denaro ai luoghi d’origine: uno scambio di esperienzxe dettate dalla necessità e dal dover far fronte comune ad una situaziione fatta di precarietà, di lontananza dai figli, di eroico tentativo di sottrarre una famiglia dalla miseria
Oggi pomeriggio ho ripensato a tutto quello che la signora romena mi ha raccontato, due o tre anni fa, tra le lacrime.
Mi ha raccontato della miseria patita al suo Paese, dei turni che le donne in famiglia facevano, per indossare una gonna, lavata e stirata più volte alla settimana.
Lacrime di dolore al ricordo della povertà provata e dei suoi, lasciati in Romania in attesa di quel denaro che lei, da sola, invia ogni mese perchè vivano più dignitosamente.
E’ vero, bisogna fare attenzione, non tutte sono uguali , ma quando trovo chi fa il suo dovere in silenzio, con un fardello così pesante, non posso mancarle di rispetto.
Io che la miseria non l’ho conosciuta.
