Per scrivere sulla festa di San Gerardo ci vorrebbero tre lune nuove: una per la parata dei Turchi, una per San Gerardo, una per narrare storie e leggende. Ed io non credo di essere la persona adatta a farlo , p
erchè , stando fuori delll’Italia e lontano da Potenza, ho la percezione che qualcosa sia cambiato, e non avendolo vissuto, questo cambiamento, incomincio a sentirmi un pò estraneo, quasi messo da parte. Eppure i ricordi li tengo cari e li mantengo in vita, tanto sono belli e vibranti.La prima volta che sentii parlare dei Turchi fu nel lontano1954. Abitavo al “palazzo dei pompieri”, a San Rocco, avevo sei anni. I miei mi dissero che nel pomeriggio saremmo andati a vedere i
Turchi. Ci incamminammo a piedi per la forte salita: quella che da San Rocco portava al carcere di via Bonaventura, sfiorando l’ospizio, Piazza Crispi e la bellissima strada con un selciato favoloso con ai lati pianerottoli a scaloni, che, alla sommità, si contraeva in una strozzatura dalla porta del carcere fino alla s
trada dove si vendeva frutta e verdura. A seguire ,l’arco di San Luca la cantina di Santarsiero( detta di Marciapone da alcuni, Sarchiapone da altri) e poi finalmente in via Pretoria. ” Maronna”! quante luci , sembrava essere atterrati su un palcoscenico !Bancarelle, con nocciole, noccioline e zucchero filato, altre con pallocini rivestiti di fini triangolini colorati, con palloni per bambini Paravinil, o palle colorate finemente. Al loro fianco, un venditore di sorbetti ottenuti grattando sulla superficie di un lungo pezzo di ghiaccio, con un arnese simile ad un piccolo ferro da stiro o una pialla di falegname, un bicchiere e un cucchiaino di plastica e si gusta
va il sorbetto alla menta, alle ciliegie, al limone o al caffè. Venditori di giocattolini a corda: come cagnolini scimmiette, trenini… i miei me ne regalarono uno, tirando di brutto sul prezzo tanto da angosciarmi: il trenino a volte lo sentivo mio, a volte mi sfuggiva a seconda dall’offerta o richiesta del costo. Via Pretoria era affollatissima, nei pressi di piazzale Europa, mi spaventai, nel trovarmi di fronte un bambino di qualche anno piu di me, dall’aspetto terrificante con il viso come un enorme rospo, con occhi sporgenti e giganteschi, orecchie a sventola, con lo sguardo fisso sul mio trenino, gesto che mi indusse a stringere più forte il giocattolo. Proseguimmo oltre, giungemmo in piazza Sedile e ci portammo in basso a fianco del tempietto di San Gerardo di marmo. Lì cercammo un buona posizione per vedere sfilare i Turchi da quell’ottimo punto di osservazione. L’attesa fu lunga, infine, ed ero stanchissimo, si udì il rullare ritmico di tamburi, la gente veniva presa da impeto di frenesia, si urlava: Arrivano, arrivano… I Turchi. Nella strada sottostante, con passi precisi, imposto dal rullare dei tamburi, marciavano i figuranti. Viso truccato con s
curi colori orientali, turbanti sul capo, catenelle, scimitarre, bisacce e di contro divise di militari romani, spade, lance, Cavalli…poi la barca come la cosa più importante. Sulla barca, seduto comodamente in poltrona il loro Re, col narghilè e servitù con ventagli a dargli frescura, un corteo lunghissimo, Interminabile, veramente originale, cui i figuranti, di veri attori protagonisti. Io la notte non dormii. Pensavo a quel bambino che guardava con occhi avidi il mio trenino! Decisi che non l’avrei fatto vedere a nessuno.
erchè , stando fuori delll’Italia e lontano da Potenza, ho la percezione che qualcosa sia cambiato, e non avendolo vissuto, questo cambiamento, incomincio a sentirmi un pò estraneo, quasi messo da parte. Eppure i ricordi li tengo cari e li mantengo in vita, tanto sono belli e vibranti.La prima volta che sentii parlare dei Turchi fu nel lontano1954. Abitavo al “palazzo dei pompieri”, a San Rocco, avevo sei anni. I miei mi dissero che nel pomeriggio saremmo andati a vedere i
Turchi. Ci incamminammo a piedi per la forte salita: quella che da San Rocco portava al carcere di via Bonaventura, sfiorando l’ospizio, Piazza Crispi e la bellissima strada con un selciato favoloso con ai lati pianerottoli a scaloni, che, alla sommità, si contraeva in una strozzatura dalla porta del carcere fino alla s
trada dove si vendeva frutta e verdura. A seguire ,l’arco di San Luca la cantina di Santarsiero( detta di Marciapone da alcuni, Sarchiapone da altri) e poi finalmente in via Pretoria. ” Maronna”! quante luci , sembrava essere atterrati su un palcoscenico !Bancarelle, con nocciole, noccioline e zucchero filato, altre con pallocini rivestiti di fini triangolini colorati, con palloni per bambini Paravinil, o palle colorate finemente. Al loro fianco, un venditore di sorbetti ottenuti grattando sulla superficie di un lungo pezzo di ghiaccio, con un arnese simile ad un piccolo ferro da stiro o una pialla di falegname, un bicchiere e un cucchiaino di plastica e si gusta
va il sorbetto alla menta, alle ciliegie, al limone o al caffè. Venditori di giocattolini a corda: come cagnolini scimmiette, trenini… i miei me ne regalarono uno, tirando di brutto sul prezzo tanto da angosciarmi: il trenino a volte lo sentivo mio, a volte mi sfuggiva a seconda dall’offerta o richiesta del costo. Via Pretoria era affollatissima, nei pressi di piazzale Europa, mi spaventai, nel trovarmi di fronte un bambino di qualche anno piu di me, dall’aspetto terrificante con il viso come un enorme rospo, con occhi sporgenti e giganteschi, orecchie a sventola, con lo sguardo fisso sul mio trenino, gesto che mi indusse a stringere più forte il giocattolo. Proseguimmo oltre, giungemmo in piazza Sedile e ci portammo in basso a fianco del tempietto di San Gerardo di marmo. Lì cercammo un buona posizione per vedere sfilare i Turchi da quell’ottimo punto di osservazione. L’attesa fu lunga, infine, ed ero stanchissimo, si udì il rullare ritmico di tamburi, la gente veniva presa da impeto di frenesia, si urlava: Arrivano, arrivano… I Turchi. Nella strada sottostante, con passi precisi, imposto dal rullare dei tamburi, marciavano i figuranti. Viso truccato con s
curi colori orientali, turbanti sul capo, catenelle, scimitarre, bisacce e di contro divise di militari romani, spade, lance, Cavalli…poi la barca come la cosa più importante. Sulla barca, seduto comodamente in poltrona il loro Re, col narghilè e servitù con ventagli a dargli frescura, un corteo lunghissimo, Interminabile, veramente originale, cui i figuranti, di veri attori protagonisti. Io la notte non dormii. Pensavo a quel bambino che guardava con occhi avidi il mio trenino! Decisi che non l’avrei fatto vedere a nessuno.FOTO DI COPERTINA https://ndunetta.wordpress
