QUEI GIORNI DI MAGGIO DI UN SECOLO FA

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LUCIO TUFANO

Un paese costretto, per geografia di suolo, a dipendere dall’estero, avrebbe avuto bisogno di una politica estera di pace. Ma non si vive di solo pane, anche se il pane diventa la maggior aspirazione. Dunque guerra, guerra tirata sul filo della necessità come condizione di esistenza, una guerra da combattere con risparmio per non bruciare spanne di terra in altre contrade.

Tutta la saggezza contadina lucana trova in Nitti, lucano di Melfi, una punta critica di attenzione ai problemi del paese. Una guerra che non prosciughi le casse dello Stato, che non investa tutto nella polvere dei cannoni e degli obici, nelle banche, nei carri blindati, nel crogiuolo incandescente in cui si fondono acciaio, ferro e uomini. Un terrone in bombetta ammonisce, nel linguaggio arido delle cifre: parlare di amor di patria a chi aspetta di emigrare è una stupidità che non ha nome.

Per una patria divenuta carcere duro per regioni di pietra, il grande esodo rappresenta una valvola di sbocco.

Nitti coltiva la ponderazione lenta e sicura dei contadini, da sempre compiici e vittime di ogni tipo di guerra, quella di casa e quella di fuori.

Siamo alla vigilia della fame, alle undici e tre quarti, quando per follie e romantici sport e stramberie letterarie il colonnello dei lancieri di Novara, lo scampanio dei battagli e il sibilo delle sirene, annette Fiume all’Italia: io volontario, io combattente di tutte le armi, marinaio, fante, aviatore, io ferito, mutilato di guerra, credo di interpretare l’ansia profonda di tutta la mia nazione.

In provincia si celebrano gli onomastici dei prefetti. A loro, in dono, il solito bastone con manico d’avorio, fascetta d’oro monogrammata.

Al teatro i concerti d’orchestra non aprono i cordoni della borsa. Bonitatibus questa volta parla della utilità della resistenza alle reclute del 1900.

All’ombra dei problemi sociali nascono nuovi prìncipi del foro, Aldo Enzo Pignatari, fratello di Raffaello, debutta in tribunale.

Dalle prefetture partono i divieti di circolazione per automobili, camions, motociclette e biciclette che vengono requisiti per lo sciopero ferroviario e dei post-telegrafonici.

S’imbrogliano nelle stanze dei prefetti, nei rapporti segreti dei Ministeri i fermenti, i primi di maggio, i riflessi e il vento di una rivoluzione avvenuta in altre nazioni. Il Teatro si svuota nei palchi e nella sala, alla musica che è ormai divenuta diversa e non più godibile, per le sinfonie socio-economiche.

Al prefetto Visconti, Giolitti appronta la capitale dell’Emilia, per l’affetto filiale e intelletto profuso nello studio dei principali problemi della regione: viabilità, condotte d’acqua, servizi pubblici, protezione degli orfani di guerra, colonie marine a Maratea per i bimbi poveri e malati e per le liste non imposte e tutelate nella esplicazione del più sacro tra i diritti concessi dalla magnanimità di Carlo Alberto. Allo Stabile si ricomincia con La danza delle ore della Gioconda e La Sinfonia di Guglielmo Tell. Pochi giorni dopo i conflitti tra proprietari e contadini. 8.500 ettari di terreno della tenuta di Lagopesole del principe Doria Panphili, amministrati dal cav. Giulio Cesare Croce, territori di Pietragalla, del duca di Acquaviva, zona di Forenza, dei signori Tufaroli, Branca ed altri proprietari, sono la controparte per quattromila contadini che sfilano da Portasalza per via Napoli, piazza XVIII Agosto, corso Meridionale, piazza Sedile, a raccontare le loro ragioni. Alla testa, Michele Arcangelo Bochicchio della Lega di Lagopesole, Aldo Enzo Pignatari, l’avv. Vito Reale e l’on. Ciccotti.

Com’è calmo questo primo maggio

Giornale di Basilicata 1/2 Maggio 1920

A Potenza gli operai sono tutti al consueto lavoro. Sulle mura sono stati appiccicati manifesti innegganti al 1° maggio, al trionfo dei lavoratori, alla liberazione della Russia. La truppa è consegnata nelle caserme. Prestano anche servizio di pubblica Sicurezza, le guardie municipali e campestri e gli agenti forestali. Il servizio d’ordine pubblico è diretto personalmente dal questore cav. Uff. Montalbano. Il prefetto comm. Visconti è da stamane nel suo gabinetto: egli ha dato energiche disposizioni alle autorità di tutta la provincia, perché col rispetto della libertà di coloro che si asterranno dal lavoro, siano tutelati i diritti delle altre classi. È stata inviata truppa in parecchi Comuni. Il capoluogo è tranquillissimo: tutti i servizi pubblici funzionano regolarmente. Le partenze delle automobili postali hanno avuto luogo come di consueto col solito affollamento di viaggiatori. Fino all’ora di andare in macchina, notizie telegrafiche dai paesi recano che ovunque è calma. Oggi, alle ore 16, un centinaio tra operai e ferrovieri, al canto dell’Internazionale, hanno traversato in corteo la città e si sono recati all’epitaffio.

Tafferugli tra riformisti e socialisti ufficiali. 

Giornale di Basilicata 8/9 maggio 1920 

Ieri alle otto i socialisti ufficiali con a capo l’avv. Di Napoli, in corteo si recarono alla stazione per rilevare l’on. Maiolo, che giunse un’ora più tardi.Alle nove un altro corteo di socialisti riformisti, combattenti, mutilati ed operai, con alla testa il concerto musicale, percorse la città. Alle undici, in piazza, affollatissima, si tenne un comizio: parlarono l’aw. Arduino Severini per i combattenti, Catapano per i mutilati, il dott. Colucci per la Società operaia e Fon. Reale per i riformisti. I socialisti ufficiali da una parte ed i riformisti dall’altra, cominciarono ad applaudire ed a fischiare: vi fu un tafferuglio con scambio di qualche botta, subito sedato per l’intervento della forza pubblica. I riformisti, in corteo, ritornarono a Melfi. I socialisti ufficiali tennero un comizio nel quale parlarono l’on. Maiolo e l’avv. Di Napoli. Come finale, furono rotte le lastre della Società operaia, ed i riformisti, di rimando, quelle del Sindacato Socialista.

Al Teatro Stabile

 Giornale di Basilicata 8/9 maggio 1920

 

Il maggiore di artigliera ing. cav. uff. Giuseppe Bonitatibus, nostro concittadino, ha parlato sulla Utilità della resistenza. La sua bella e veemente allocuzione ai soldati che erano in teatro, alle reclute del 1900, ha suscitato un uragano di applausi, un entusiasmo indescrivibile. Il pathos ha toccato le più alte vette, quando il maggiore cav. Martelletti, comandante il battaglione reclute, dalla maschia figura, ha invitato, da un palco, i suoi soldati a giurare che seguiranno la via dell’onore e della gloria additata dal conferenziere: e quando il giuramento fu ripetuto, ad una sola voce, forte di fede e di entusiasmo, che echeggiò fremente sino al velario della sala, mentre tutto il pubblico, autorità civili e militari, magistrati, professori, soldati, applaudiva in piedi, e la fanfara militare suona l’Inno Reale …

 

 

 

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Sull' Autore

LUCIO TUFANO: BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE “Per il centenario di Potenza capoluogo (1806-2006)” – Edizioni Spartaco 2008. S. Maria C. V. (Ce). Lucio Tufano, “Dal regale teatro di campagna”. Edit. Baratto Libri. Roma 1987. Lucio Tufano, “Le dissolute ragnatele del sapore”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “Carnevale, Carnevalone e Carnevalicchio”, art. da “Il Quotidiano”. Lucio Tufano, “I segnalatori. I poteri della paura”. AA. VV., Calice Editore; “La forza della tradizione”, art. da “La Nuova Basilicata” del 27.5.199; “A spasso per il tempo”, art. da “La Nuova Basilicata” del 29.5.1999; “Speciale sfilata dei Turchi (a cura di), art. da “Città domani” del 27.5.1990; “Potenza come un bazar” art. da “La Nuova Basilicata” del 26.5.2000; “Ai turchi serve marketing” art. da “La Nuova Basilicata” del 1.6.2000; “Gli spots ricchi e quelli poveri della civiltà artigiana”, art. da “Controsenso” del 10 giugno 2008; “I brevettari”, art. da Il Quotidiano di Basilicata; “Sarachedda e l’epopea degli stracci”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno” del 20.2.1996; “La ribalta dei vicoli e dei sottani”, art. da “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Lucio Tufano, "Il Kanapone" – Calice editore, Rionero in Vulture. Lucio Tufano "Lo Sconfittoriale" – Calice editore, Rionero in Vulture.

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