Il senatore Pepe applica lo sguardo strabico alla lettura degli avvenimenti politici. Sembra prendersela con Vizziello di Fratelli d?italia per aver fatto venire meno il numero legale, ma in realtà addita al ludibrio i suoi della Lega che proprio suoi non sono e cioè Cicale e Zullino, il cui comportamento nella circostanza è sovrapponibile a quello di Vizziello. In realtà, mentre Forza Italia , pur mugugnando per quale atteggiamento decisionista di troppo del Capo,si mantiene unita , e il collante di questa cementificazione, è la prospettiva di poter succedere a se stessa nella conduzione della Regione anche dopo il mandato di Bardi, per la Lega non si è mai chiusa la fase di attestazione e di accettazione di una leadership, con lo stesso Pepe che ambisce ad essere nominato sul campo e metà del gruppo consiliare regionale che gli nega questa primazia. Situazione non diversa c’è nel gruppo di fratelli d’Italia, dove Caiata , con un intenso lavorio su Roma,. sta vincendo le ritrosie della Meloni a concedergli pieni poteri, ben sapendo che le prime mosse saranno quelle di far fuori l’assessore Rosa, per mettere qualcuno che non solo non gli dia fastidio per le politiche ma che lo aiuti a prendere i voti. Entrambi i parlamentari, Pepe e Caiata, però non tengono conto del fatto che il rimpasto non consensuale della Giunta , se risolve i loro problemi personali, aggrava e di molto quelli di Bardi, che si troverebbe a corto di numeri. Non tanto dal lato di Fratelli d’Italia, perchè Rosa non è consigliere eletto , quanto dal lato della Lega dove una sostituzione eventuale della Merra ( visto che il Vicepresidente Fanelli non si tocca) porterebbe non uno ma due consiglieri alla opposizione , mettendo seriamente in forse la tenuta della maggioranza. E’ che questa legge elettorale fatta con calcoli sbagliati ha consegnato una coperta cortissima: se tiri da una parte resta corta dall’altra e i soli ricambi che possono farsi sono quelli che accontentano sia chi se ne va sia chi esce. Tutto questo Bardi lo porta a Roma, proprio per affermare due cose: la prima è che l’approvazione della legge sulla spa industriale è la precondizione per ogni eventuale intesa, la seconda è che , per ogni cambio che si intenda fare, la somma dei numeri favorevoli alla Giunta rimanga la stessa. Già con Zullino, avendo lo stesso Bardi decretatone l’inesistenza politica dopo alcune prese di posizioni del consigliere abbastanza offensive nei suoi confronti, si è alle prese con una unità su cui non si può contare ( ma anche qui la politica dovrebbe distinguere tra simpatie o antipatie personali e la coesistenza istituzionale); se al consigliere venosino se ne aggiungono altri, la frittata è presto fatta e il Presidente dovrà sopravvivere con voti di fortuna, sempre reperibili in un Consiglio che non vuole andare a casa. Ecco perchè un chiarimento a Roma è la garanzia per bardi che il suo governo non sia alla mercè delle lotte locali. Rocco Rosa
BARDI A ROMA: LA COPERTA E’ CORTA
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