La convocazione del Consiglio regionale per il 4 Novembre, giorno dell’Unità nazionale, ha un significato speciale per il Bardi politico che per quel giorno è alla ricerca dell’unità della sua coalizione. In vista di quell’appuntamento che va oltre lo stesso odg dell’Assemblea ( chiamata a discutere della mozione di censura all’amministratore dell’Arpab) diventando un test di collaudo di una maggioranza che in questi ultimi mesi si è andata sfilacciando in maniera evidente e clamorosa, il Presidente ha preso l’iniziativa di convocare direttamente tutti i consiglieri che sorreggono la Giunta, per capire se si può andare avanti o se deve prendere atto che i numeri vengono a mancare e regolarsi di conseguenza. Un primo messaggio che ne deriva, per niente criptato, ha questo significato: non voglio allargare a meno che non mi costringiate a farlo . Ma più che le risposte dei presenti, che pure hanno offerto dei punti di riferimento per il Governatore ( far entrare Italia Viva significa indebolire ulteriormente la compagine) hanno fatto rumore le assenze di Zullino, Vizziello e Piro, assenze ,è inutile dirlo, polemiche e che non lasciano presagire nulla di buono. Naturalmente si minimizza su queste assenze ma ,come diceva Andreotti,a pensare male spesso ci si azzecca
Per Zullino, la cosa è spiegabilissima. Ha chiesto ed ottenuto che Salvini il 3 novembre veda a Roma tutti i consiglieri del gruppo e aspetta quel confronto interno per denunciare i comportamenti che ne hanno minato la compattezza e solo dalle conclusioni del leader nazionale si saprà se la delegazione uscirà con un chiarimento o se continueranno i consiglieri ad andarsene ognuno per proprio conto. Per Vizziello, si è trattato presumibilmente di un fallo di reazione rispetto all’attacco che lo stesso Bardi gli ha riservato con la sua uscita perentoria sulla questione morale. Per Piro , i motivi della sua assenza sono ignoti a tutti, Bardi compreso. Il capogruppo di Forza Italia, già prima della sua vicenda giudiziaria, aveva manifestato forti perplessità sul comportamento decisionista di Bardi e sul suo reiterato tentativo di parlare solo con Roma, infischiandosene di chi poi i suoi provvedimenti deve approvarli e difenderli. Come dire: faccio il capogruppo ma non conto una mazza e non vengo messo a parte di niente. Se una conclusione va tratta dalla riunione, al di là dell’edulcorazione che se ne è fatta nella dichiarazione alla stampa, questa è che il presidente si è reso conto che parlare con i coordinatori e decidere con loro è assolutamente un perdere tempo, perché poi ognuno nell’aula consiliare si inventa il proprio gioco. Ed allora ha deciso che , da qui al 4 novembre, parlerà a quattr’occhi con ciascuno. E se non trova conforto dai colloqui vedrà il da farsi. Qualche alternativa c’è: la minima si chiama Trerotola con l’ipotesi di adesione ad un gruppo misto formato con un consigliere consenziente. Col paradosso che chi ha portato la bandiera della coalizione che ha perso si presta a puntellare la pericolante coalizione che ha vinto. Lo spirito Decoubertiano si fa sentire: l’essenziale è partecipare. Rocco Rosa