La sicumera di quelli del Pd che avendo gestito il potere hanno pensato di potercela fare con i propri uomini nel solco della continuità con le gestioni precedenti è stata pesantemente punita , valgono per tutti gli esempi di Matera, Avigliano, i centri dove la divisione del centrosinistra ha offerto un vantaggio competitivo alla destra, pur in versione depotenziata rispetto all’euforica marcia di un paio di anni fa. Due sono le indicazioni che escono con sufficiente chiarezza dal voto: la classe dirigente del Pd è uscita definitivamente sconfitta, sia perchè la gente non ne può più delle divisioni, sia perchè non ne può più delle stesse facce che richiamano comunque il passato, anche se sono ancora senza rughe. In generale, al di là del caso di Tolve, dove la presa del senatore locale è ancora forte , i lucani hanno scelto facce nuove, slegate ai partiti ed espressione di un accenno di protagonismo giovanile che non può che far piacere. L’area Sud, quella tradizionalmente vicino ai Pittella, ha portato il risultato a maggiore valenza politica, collocando sulla destra alcune figure di sindaco ben visibili. Il caso di Francavilla, con un plebiscito sul nome di Romano Cupparo è eclatante , come pure Lagonegro è chiaramente identificabile con una vittoria di Forza Italia nelle persone di Piro e di Cupparo, mentre Moliterno dà una soddisfazione insperata a Renzi per aver piazzato un nuovo primo cittadino nel territorio lucano. Ora tutte le attenzioni sono rivolte al ballottaggio di Matera, dove si rischia esattamente di ripetere il bis potentino, con un centrosinistra che fa vedere di ricomporsi in una battaglia di schieramento, ma che poi, al momento decisivo, non alza un dito per cambiare le cose. Fosse per Zingaretti, si potrebbe fare della città dei Sassi quel laboratorio di un nuovo centrosinistra che recupera in extremis una identità plurale, dimostrando che una alleanza con i cinque stelle va nel segno di un allargamento della coalizione ,nel rispetto delle singole componenti. Un segnale di maturità come quello lanciato dalla base dei cinque stelle che in Puglia come in Toscana ha sperimentato il voto disgiunto per bloccare la destra, anche ingoiando candidature indigeste. Ma proprio Potenza ha dimostrato che piccoli calcoli meschini sulla convenienza delle liste ad acchiappare qualche consigliere, ha avuto la meglio su una visione politica di prospettiva. Saprà la Basilicata dimostrare che si può mettere in campo una controffensiva capace di indicare una nuova linea politica? C’è da dubitarne, fortemente. ROCCO ROSA
in copertina, i supporter della Di Lascio festeggiano a Lagonegro il primo Sindaco donna