Basilicata: ultima chiamata… di Marianna Nicoletti per Cittadinanza Potentina

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di ROCCO PESARINI

 

 

 

Pubblico ben volentieri questa splendida disamina di Marianna Nicoletti, raccolta nell’ambito dei dibattiti e delle proposte che, come gruppo facebook Cittadinanza Potentina https://www.facebook.com/groups/352732612051812/?ref=bookmarks, cerchiamo di portare avanti:

“Ormai noi lucani stiamo assistendo ogni giorno a fatti di cronaca che
parlano chiaramente delle difficoltà che si frappongono tra noi e la
necessità di divenire finalmente una regione unita e coesa.
Se D’Azeglio nel 1861 sentì la necessità di dover fare gli italiani in un paese
frammentato e lacerato da un’unità solo politica, immaginate cosa significhi
ancora oggi dover fare i lucani che, con le dovute proporzioni, vanta una
varietà di culture, storie e tradizioni incredibilmente ricca.
Al netto delle difficoltà reali di gestire un territorio enorme ma poco
popolato e delle incredibili pressioni politiche ed economiche che riceviamo
dai nostri vicini di casa e non solo, credo sia giunto il momento che ci
guardiamo socialmente “dentro” e ci chiediamo una volta per tutte cosa
vogliamo essere.
In passato queste pressioni esterne sono state anche motivo di
immobilismo: siamo stato il punto baricentrico anche di numerosi interessi
di forze per nulla legali che ci stringevano da tutti i lati.
Le pressioni osmotiche di camorra, sacra corona unita e ‘ndrangheta non
hanno lasciato nemmeno uno spiraglio libero sulla superficie della nostra
membrana semipermeabile e, se da un lato hanno ottenuto come risultato
la calibrazione di queste forze, dall’altro hanno portato una staticità
complicata da disinnescare, come ogni baricentro.
A queste forze sono da aggiungersi in modo trasversale altre, non meno
potenti, occulte e annidate come ragni nell’oscurità, delle quali tuttavia
percepiamo la presenza e la devastante ingerenza.
Da noi non DOVEVA succedere nulla, in tutti i sensi. Lungi da voler
condurre in questa sede un ragionamento esaustivo che tra l’altro storici e
cronisti hanno ampiamente approfondito, è arrivato il momento di porci
delle domande molto serie su cosa vogliamo essere prima che altri
decidano per noi.
La profonda ferita che da sempre separa la città di Potenza da Matera non
ha fatto che il gioco di tutto questo ambaradan che tra le onte più gravi
porta il segno di un totale disinteresse nei confronti degli altri 129 comuni,
condannati ad uno spopolamento a doppia velocità e all’erosione di ogni
loro ricchezza immateriale ma sopratutto materiale.
Porto un cognome storicamente materano, la famiglia di mia madre è
potentina dalla notte dei tempi, mi sento profondamente ed
orgogliosamente lucana e forse per questo soffro di una proverbiale
idiosincrasia per ogni battuta a scapito dell’una o dell’altra “fazione”.
Non riesco ad arrendermi al gioco perverso del dividi et impera dove a
pagare le conseguenze siamo sempre e solo noi lucani, ma non per questo
nutro velleità di “appiattimento” delle diversità a favore di un apparente
pacificazione degli animi.
Credo sia giunto il momento di accettare con serenità le nostre diversità, di
trasformare queste frammentazioni in un valore aggiunto dal quale ripartire,
come un vaso giapponese Kintsugi dove la fragilità e la cicatrice sono
occasione di rinnovata bellezza, dove l’atto del riparare non ha voluto
celare la frattura ma esaltarla sigillandola con fili d’oro.
Non possiamo arrenderci allo scorporo delle nostre terre in favore dei
giganti vicini dei quali finiremmo per essere la periferia della periferia.
Intratterremo volentieri rapporti proficui con tutti ma con la consapevolezza
di essere attori alla pari e non ancora una volta sudditi obbedienti.
Lo dobbiamo non solo alle generazioni future ma a tutti i cittadini che qui e
ora popolano la Basilicata.”

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Rocco Pesarini

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