BASILICATA: MENTALITA’ RELIGIOSA

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                                        di Antonio Lotierzo

 

Dopo l’omologo e corposo saggio “Tra Europa e ‘Indie di quaggiù’ “(del 2005), Giuseppe M. Viscardi pubblica,  sempre con le preziose Edizioni di Storia e Letteratura, questo “Vita sociale e mentalità religiosa in Basilicata. Istituzioni ecclesiastiche,santità e devozioni (secoli XVI-XX)”, una  ‘ricca raccolta di articoli’, come scrive J. Delumeau prefatore, che illumina la ‘religione vissuta fra Cinquecento e Novecento’ nel nostro Sud. Saggi accademici, con un eccesso di erudizione bibliografica esibita nelle note che costituiscono quasi un altro commento, che mostrano l’infaticabile percorso di Viscardi che mostra sia una conoscenza interiorizzata della materia e sia un’epigonicità esibita verso i maestri, Giuseppe De Luca e Gabriele De Rosa. In queste regioni, marginali in relazione alla Roma Papale o alla Napoli Vicereale, ma non afflitte per questo da ‘non-storia’ anzi in costante movimento, si coglie un sacro mescolato con il profano, una ragione pre-tecnica fusa con la saldezza dell’Essere. Questa forza della presenza dell’Essere (intendo alla maniera di E.Severino) verrà aggredita prima dalla Chiesa romana, per cui la creazione dei seminari (qui Viscardi studia Melfi, con la figura di Diodato Scaglia, fra 1626 e 1644) costituisce una correzione del ‘credevano male’ e molto dopo dalla tecnologia e scienza postgalileiana. Molto studio è stato riservato ai gruppi allogeni albanesi, fra Rapolla e Anglona, di cui si richiamano il battesimo fluviale e la fede negli astri ( come non riandare alla lontana danza dei dervisci, che consiglio di studiare almeno su Youtube). Innesto qui ciò che VIscardi presenta più avanti e cioè la massima di Simone Weil per cui il folclore ‘racchiude tesori di spiritualità’, infatti il folclore è ‘metafisico’. Ed ancora, nessuna religione popolare può essere dissociata dal folclore (J.C. Schimtt). Criterio della ‘non-differenziazione’ fra sacro e profano, che si coglie finanche nelle cronache ecclesiastico-civili. Per cui, alla fine, le norme sinodali, che riguardavano solo la parte ritenuta deviante, risultavano repressive, a voce ma impotenti ad operare; il sinodo come una pratica di acculturazione forzata, contro cui si ha la retroazione di chi vive in un mondo sociale che si inizierà a modificare solo dopo l’Unità e con lentezza.  Nel quarto capitolo, Viscardi si muove fra i sinodi, da A. Perbenedetti (1614) a Scaglia (1638) per descrivere come si volesse ottemperare alle ‘prescrizioni del Tridentino’, per lo più riproponendo il modello di Carlo Borromeo, idealtipo della ‘Riforma Cattolica’. 

Ma, come notò  G. Alberigo, se la frequenza dei sinodi e delle visite pastorali è indice di un solerte riformismo romano, è altresì segnalazione scarsa efficacia dei risultati ottenuti nella vita sociale. Nel notevole quinto saggio sulle agiografie, anche delle Puglie, e poi su Andrea Avellino, Viscardi si allinea con gli studiosi che constatano un policentrismo sia della Basilicata e sia delle Puglie, fondato su strutture morfologiche e geografiche diversificate, riunificate solo dall’Amministrazione governativa. Certo, la storia dei vescovi, o dei santi, può essere bella e intrigante quanto la storia di un conquistatore o di un pensatore, ma bisogna ricostruirla e riscriverla ben oltre gli spezzoni di un sinodo o d’una relazione e, ciò che ci manca ancora, sapendo ricucirla con la storia economica e della struttura feudale-ecclesiastica. La storia tutta intera, un ideale. Intanto, la pietà è intessuta di superstizioni. Magie e ‘abusi’ sacramentali; come quando, nella festa di s. Giovanni, le ragazze cantavano cantilene amorose e chiedevano offerte con un vaso ricoperto di fiori, in cui ritenevano ci fosse la testa del Battista; o con i cardi pronosticavano la fortuna; o nelle stanze dei moribondi aprivano le finestre per i movimenti dell’anima; o speravano in guarigioni con le legature delle parole e  l’uso di secreti rimedi: o portavano la Madonna in processione per incidere sul clima; o usavano la placenta a camicia del neonato per sanare malattie. La lista dei divieti è lunga; la misoginìa una costante. In alcune pagine Viscardi mostra l’incoerenza della struttura economica che coinvolgeva anche i seminari languenti: da Melfi si prelevavano 2600 ducati quale appannaggio beneficiario di un ex-vescovo lontano ma non si riusciva a devolvere neppure 500 ducati per le casse del seminario, che viveva stentatamente e che mai superò i dodici seminaristi ( tutti provenienti dalle famiglie della ‘borghesia rurale’ che ruotava intorno alle cariche del vescovato e delle parrocchie).   Per situazioni analoghe mi permetto di rinviare al mio modesto ‘Nell’Europa moderna: Marsicensi”(ed.Youcanprint, 2017) che rispecchia queste tematiche nell’alta Val d’Agri. Forse è proprio studiando i bilanci delle parrocchie, delle mense vescovili e delle famiglie locali (in cui si saldavano, ad es. nei Barrese o Potenza, ceto civile, ceto ecclesiastico e mondo delle professioni –avvocati, farmacisti, commercianti e operatori del credito -) che si può superare la tesi dell’immobilismo della società del Sud, che lì dimostra una sua variegata dinamicità. Ed in questa solida cornice o base morfologica economica si rimescola non solo il sacro e profano nei pensieri quotidiani ma scaturisce anche il processo di nobilitazione delle origini di ogni paese, che, in questo processo sia alfabetizzato che orale, è andato costruendo la propria ‘invenzione della tradizione’ (i Rendina, i Cenna, i Barrese, i Gatta). Nell’ultimo denso ed intrigante capitolo, che ripercorre le tesi che da C. Levi si sono snodate fino a Banlfield ed oltre, Viscardi ripresenta la sua come storiografia della ‘comprensione’ a cui va il merito dell’equilibrio, di natura apollinea, con cui si destreggia fra la pulsante vitalità dei meridionali, che si ricoprono con mantelli di santità, dei vari, qui descritti, Michele,  Nicola, Laverio, Vitale, Luca, Andrea e così continuano a vivere, permeati ora anche dalla sopravveniente globalizzazione. le foto sono di PASQUALE CILIENTO, dal vol.”Basilicata.Questue,devozioni e feste” Libria,2003

 

 

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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