BEN VENGA (MESSO) L’ASFALTO A POTENZA

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I lettori si Talenti lucani debbono sapere che questi due articoli dell’ing. Cancellieri sono nati da una conversazione che io e Pippo abbiamo tenuto sulla sostanziale sottovalutazione che Amministrazione e tecnici fanno riguardo all’asfaltatura delle strade, spesso senza l’uso di quelle accortezze che rendono l’asfalto più sicuro e più duraturo .L’ing.Cancellieri, mi ha evidenziato i tanti piccoli accorgimenti che bisogna usare nella posa del bitume e la necessità che le operazioni vengano seguite con attenzione dai responsabili del settore, per evitare che il manto diventi un vestito che dura una sola stagione. Poichè siamo in trepida attesa di una bitumazione complessiva delle strade cittadine di Potenza, che non avviene da decenni, abbiamo chiesto , nell’interesse della città, an articolo….preventivo, su come fare le cose. Rocco Rosa

ING. GIUSEPPE CANCELLIERI

Nel precedente scritto ho affermato impunemente che quando sul manto di asfalto si notano le retinature questo è ormai morto!

In realtà la cosa è ben peggiore.

E’ già morto prima ancora il sottofondo e che in gergo viene chiamato strato di fondazione.

E allora?

Allora qualcuno inizia a fregarsi le mani.

Spiego perché, ovviamente sempre impunemente.

Dopo la retinatura, le cui cause sono diverse e che vanno anche da tagli del manto stradale per la apposizione di un cavo o per la rottura di una condotta e relativo sia tardivo (voluto?) che cattivo ripristino (pure questo voluto?), inizia a saltare un pezzo della rete, poi quello di fianco fino a realizzare la buca.

Da questo momento in poi tripudio di accidenti, lamentele all’Ente gestore della strada e pure qualche denuncia danni alle povere gomme del mezzo che le colpisce.

Ma chi e come dovrebbe porre in essere tali azioni?

Sarà (forse) chiaro alla fine di questo pezzo dichiarando che le soluzioni esistono ma sono praticate solo a nord di Rimini fin quasi al Circolo Polare, e che non intendo raccontarle per non sembrare saccente oltre il livello che già mi assegnate.

Dicevamo che la buca si è formata e questa ovviamente è sulla traiettoria delle ruote in genere esterne la corsia stradale, perché raramente per ovvi motivi queste iniziano su quella interna; la buca si riempie di acqua e le gomme spingono sempre di più questa al di sotto e lateralmente ad essa, provocandone sia l’approfondimento che l’allargamento ai sensi di quanto ho scritto la volta scorsa.

L’automobilista non distratto  si costruisce perciò una mappa mentale delle buche con e senza acqua e per evitarle sposta la sua mira di lato ad esse avendone almeno per un pò un evidente sollievo.

Così facendo però finisce con l’aprirne un’altra accanto e alla lunga con il far unire le due in un’unica grande buca che slalom dopo slalom, alla fine diventa un cratere .!

A questo punto intervengono prima i giornalisti che raccontano dei disagi e delle rotture … di gomme, sospensioni e trasmissioni, poi continua qualche solerte consigliere di minoranza che imbastisce una interrogazione degna dei migliori passi delle Verrine di Cicerone fino a raggiungere quasi il famoso “Usque Tandem …” oltre il quale lo sventurato Sindaco, Presidente, Direttore Ultra Galattico non può più resistere per la paura di fare la stessa fine dello sventurato Catilina. Viene subitaneamente convocato l’Ufficio preposto d’urgenza (anche sei mesi dopo) ordinando a pena di gravissimi provvedimenti che possono raggiungere perfino l’ammonimento verbale, di provvedere in merito.

Le buche sono diventate crateri in genere a fine inverno, primavera iniziata, quindi il solerte funzionario ha due vie davanti, la “Somma Urgenza” o l’Appalto normale! Intanto nessuno ha ancora ben chiaro su quale capitolo di spesa si dovrà ascrivere la partita non fosse altro perché gli impegni di queste sono già state definiti a fine anno precedente.

Con  la maggiorazione contrattuale di operare appunto sotto traffico (sic!) L’IMPRESA inizia a fresare un centimetro di vecchio asfalto con una macchina super moderna, appunto la Fresatrice, che tra nebbie di polvere e sferragliamenti insopportabili, erode letteralmente l’asfalto. Poi arriva un’altra macchina che scopa ed aspira i residui della fresatura preparando il tutto per le successive lavorazioni. Nel frattempo nessuno si chiede e pochissimi sanno che fine fa il risultato della fresatura sul quale e non scherzo, sono stati scritti pregevoli volumi anche da miei amici luminari sugli asfalti e pure imbastite imponenti inchieste penali.

Ora però inizia il vero capolavoro.

Arrivano i “neri”!

In gergo si chiamano “neri” sia gli operatori che i materiali da apporre che da qui in avanti sono di fatto neri.

Prima passa velocemente e a volte troppo velocemente, uno sgangherato camioncino macchiato ovunque di nero, con una botte in groppa che nebulizza sul fondo come sopra preparato, un liquido nero che si chiama “emulsione bituminosa” in funzione di colla fra vecchio e nuovo.

E qui la prima annotazione.

Avrete tutti notato che il liquido non è proprio del tutto nero ma di un marrone scuro che a contatto col fresato diventa addirittura marroncino slavato quando non arancione e qua e là perfino arancio ove non giallino.

I più attenti e pure i più onnipresenti anziani che ricordano vecchi metodi evidentemente ora obsoleti, si chiedono perché non stenderne di più magari rallentando il mezzo spanditore?

Ma perché cento metri più in là c’è una fila di camion che attende il turno per scaricare l’asfalto bollente nella macchina che lo stende prima che questi si raffreddi e blocchi la finitrice e pure una fila indecente di auto tutte a clacson a mille!

Finitrice, la macchina che stende l’asfalto si chiama Finitrice e che in un mondo perfetto, mentre avanza stendendo in continuo dietro lo strato “concordato” di asfalto, dovrebbe spingere il camion in folle mentre questi scarica sempre in continuo nella sua tramoggia anteriore, l’asfalto. Ho detto dovrebbe perché spesso siamo in salita e la macchina già fa fatica a trascinare se stessa. Il risultato è che la tramoggia spesso si svuota con l’evidente risultato che lo strato non è sempre regolare. Tanto poi ci pensa la macchina successiva, Il Rullo Compressore!

E qui si gioca tutta la partita.

Il rullo rigorosamente non vibrante, deve compattare lo strato appena steso operando la prima compattazione a tutta larghezza di strato; immaginate però un rullo compressore in città largo quanto mezza sezione stradale! Impossibile da manovrare tra vie e viuzze; allora si ricorre ad un rullo più piccolo e soprattutto più stretto che opera quindi non una ma due rullate per larghezza di manto steso, lasciando una zona di giunzione dove tutto di sicuro potrà succedere più avanti nel tempo, ma soprattutto siccome pesa meno di quello che servirebbe, questo mezzo fa più passate ma poichè l’asfalto è bollente e l’operatore posizionato molto vicino ad esso … giustamente aumenta la velocità con l’effetto che ormai tutti immaginate.

La cosa peggiore in questa azione è che quando il mezzo opera la prima veloce passata, magari in discesa, di fatto non realizza una stesa piana ma un’onda del tipo di quelle dello stagno citato agli inizi (ora ci starebbe qualche richiamo ai cosiddetti Elementi Finiti in analisi non lineari applicati ad un sistema reagente con molle alla Winkler per vincoli operanti in un solo verso ma tralascio per non essere denunciato per tentata violenza mentale).

L’onda non si vede ad occhio nudo ma si sente per i più attenti che procedono poi con una buona macchina con un buon assetto e a stereo spento, questo perché di fatto ci sono strisce trasversali più dure e strisce più morbide aventi modelli comportamentali ad isotropia diversa e quindi a durata nel tempo diversa.

Utile sarebbe la prova di capitolato denominata “Indice dei Vuoti”, quei doppi cerchietti luogo dove sono stati fatti prelievi nei giorni successivi che io vedo sempre meno sulle strade cittadine per evidente conclamato mio difetto visivo!

I lavori, accompagnati dalla soddisfazione di tutti, poi terminano e per tre mesi ti sembra di guidare in Svizzera naturalmente a parte la segnaletica orizzontale, qualche chilometro di zanelle ricoperte e decine di chiusini occlusi con quello grande a centro strada che nessuno più ricorda ove sia esattamente.

Trascuriamo la particolarità che la settimana seguente inizi la stesa della fibra ottica della prima delle tre Compagnie italiane, subito seguita dalle altre e concentriamoci su un particolare che è di fatto dirompente.

Sotto il nuovo, il vecchio asfalto con tutta la sua fondazione fino al terreno di base … è morto da anni e l’inverno con i suoi camion sta arrivando!

Sarebbe bello ora parlare del Teorema di Bolzano-Weierstrass e sulla possibilità come in questo caso, che in un sistema anche limitato ma infinito nei suoi elementi (un materiale omogeneo lo è) si ammette esistere uno o più punti di accumulazione, punti in cui po’ succedere di tutto grazie ad una piccola causa scatenante, ma lascio a chi di voi si sente eroe e vuole dare uno sguardo su Wikipedia, consigliando io la lettura della sola terza soluzione in quanto più sostenibile da uno studente ancora umano, e aggiungo e termino con il nostro magnifico detto meridionale che dice:

“CHI FA’ E SFA’ NON PERDE MAI TEMPO”!

Ing.Giuseppe Cancellieri, in vita normale Pippo.

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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