
RICCARDO ACHILLI, ECONOMISTA
E’ uscito il rapporto 2019 del Benessere Equo e Sostenibile (BES), prodotto dall’Istat. Si tratta di un prodotto del cambiamento di prospettiva, nell’analisi dei risultati socio-economici, anticipata dalla c.d. “Commissione Sarkozy[1]”, dalla mera crescita, misurata tramite il Pil, verso un concetto più articolato e composito di sviluppo, che tiene conto di dimensioni sociali, ambientali, culturali, di qualità della vita, che vanno oltre la sola crescita.
L’analisi del benessere dei territori è articolata su 12 dimensioni, con l’obiettivo di integrare le informazioni fornite dagli indicatori sulle attività economiche con le fondamentali dimensioni del benessere, corredate da misure relative alle diseguaglianze e alla sostenibilità. L’analisi dettagliata degli indicatori, pubblicata annualmente nel rapporto Bes a partire dal 2013, mira a rendere il Paese maggiormente consapevole dei propri punti di forza e delle difficoltà da superare per migliorare la qualità della vita dei cittadini, ponendo tale concetto alla base delle politiche pubbliche e delle scelte individuali. Nel 2016 il Bes è entrato a far parte del processo di programmazione economica: per un set ridotto di indicatori è previsto un allegato del Documento di economia e finanza che riporti un’analisi dell’andamento recente e una valutazione dell’impatto delle politiche proposte. Inoltre, a febbraio di ciascun anno vengono presentati al Parlamento il monitoraggio degli indicatori e gli esiti della valutazione di impatto delle policy.
L’analisi per la Basilicata presenta alcuni aspetti, per certi versi, sorprendenti. La regione, infatti, presenta valori migliori rispetto alla media nazionale per dimensioni quali l’istruzione e formazione, in miglioramento rispetto all’edizione precedente, grazie ad una alta partecipazione all’educazione prescolastica dei bambini di 4-5 anni, a bassi valori nel tasso di abbandono scolastico e formativo ed a valori più alti di passaggio dalla scuola secondaria all’università (attenzione, però, perché tale indicatore può nascondere situazioni di “parcheggio” per impossibilità di reperimento di un lavoro). Tuttavia, il problema qualitativo rimane grave: le competenze degli studenti della scuola secondaria di secondo grado, in particolare per quanto riguarda l’italiano e la matematica vedono la Basilicata, rispettivamente, quintultima e sestultima regione italiana; anche le competenze digitali degli studenti sono modeste, rispetto al dato nazionale.
Anche il valore della dimensione ambientale è leggermente migliore della media nazionale, in parte per la sua natura incontaminata (la superficie di coste marine balneabili sul totale della linea di costa è molto alta, come anche la disponibilità di verde urbano) per il basso livello di sviluppo industriale, che tiene bassi i valori di indicatori quali il consumo di materiale o l’ampiezza delle aree soggette a bonifica, le scelte programmatiche fatte in passato, che portano a livelli alti gli indicatori relativi alla depurazione dell’acqua ed alla raccolta differenziata, mentre rimangono critici i valori degli indicatori riferiti all’assetto idrogeologico del territorio.
Infine, la terza dimensione con valori più positivi del dato italiano medio è quella della sicurezza, anche se, però, tale dimensione, tradizionalmente positiva per la regione, appare in peggioramento rispetto agli anni precedenti, evidenziando quindi fenomeni di devianza emergenti, da monitorare con attenzione. La Basilicata è ancora la regione italiana con la minore incidenza di reati quali i furti in abitazione, i borseggi, le rapine e la violenza fisica sulle donne, ma ha valori in peggioramento, e superiori alla media nazionale, rispetto al tasso di omicidi e di violenza sessuale sulle donne, così come in lieve degrado appaiono anche i dati sulla percezione del grado di sicurezza dei cittadini.
Per il resto, come in tutto il Mezzogiorno, la Basilicata presenta valori peggiori rispetto a quelli italiani. In particolare, la dimensione relativa a “paesaggio e patrimonio culturale” appare molto critica, a causa di valori molto bassi di diffusione di aziende agrituristiche (la Basilicata è penultima), ad un valore basso e decrescente della spesa corrente dei Comuni per la tutela e valorizzazione dei beni e delle attività culturali (la Basilicata è quindicesima su ventuno regioni), è terzultima per offerta di strutture museali ponderata per i visitatori, presenta valori di abusivismo edilizio di quasi cinque volte più alti del dato italiano, risultando penultima dietro la sola Campania, ed anche dati preoccupanti di erosione dello spazio rurale derivante da abbandono della popolazione. Sorprendentemente, di fronte a tali fenomeni di degrado, la preoccupazione nell’opinione pubblica in materia di deterioramento del paesaggio è meno diffusa, segnalando una cultura ambientale meno radicata.
Anche la dimensione “innovazione, ricerca e creatività” mostra un valore inferiore alla media meridionale, seppur in miglioramento rispetto al passato recente. Pesano sul dato complessivo una bassa spesa in R&S da parte delle imprese, come effetto di un modello produttivo basato su piccole e piccolissime unità, a gestione padronale e familiare e con pochi manager, incentrate in settori tradizionali, quindi con poca propensione e insufficienti risorse per innovare, una altissima emigrazione di giovani laureati (in questa triste classifica, la Basilicata fa meglio solo rispetto a Calabria, Sicilia e Sardegna), la quinta più bassa propensione alla brevettazione fra le regioni italiane, mentre la spesa pubblica in R&S è in linea con la media italiana, configurando un modello innovativo trascinato dalla domanda pubblica.
Un quadro, come si vede, a luci ed ombre, seppur in generale miglioramento, che merita di essere analizzato in dettaglio, per trarne utili indicazioni in termini di priorità sulle quali focalizzare gli interventi, anche in una logica di prossima programmazione dei fondi europei.
[1] Insediata dall’ex Presidente francese Sarkozy nel 2008, tale Commissione, composta dagli economisti Sen, Fitoussi e Stiglitz, mirava ad elaborare proposte di misurazione dello sviluppo alternative al Pil.