BIBLIOTECA POTENTINA 15: FILO INVISIBILE DI MARCO TAVASSI

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di ROCCO PESARINI

Nei 13 racconti che compongono Filo Invisibile c’è tanto: si sono buoni sentimenti, ci sono i problemi più o meno grandi che ognuno di noi affronta o può trovarsi, per volontà del destino, ad affrontare nella vita di tutti i giorni. Sullo sfondo c’è una piccola città di provincia, Potenza, che in fondo vive, seppur su scala ridotta, le stesse tematiche che potete trovare nelle città più grandi. La solidarietà, il razzismo, la memoria dell’Olocausto, l’amore per la città, le diseguaglianze e i sogni della gente comune.

Marco Tavassi scrive bene e scrive bene di sentimenti, della gente e della sua cttà.

Marco, nel tuo libro, l’Amore vince o sembra vincere su tutto. Io sono un più disincantato e ho perciò interpretato i tuoi racconti più che come uno specchio del mondo in cui viviamo, una speranza di un mondo in cui potremmo vivere.

Hai ragione, in molti racconti l’amore vince su tutto, anche quando sembra impossibile, anche quando tutto sembra assumere il coloro del buio. Ma, in fondo, noi non possiamo che provare a fare del nostro meglio per rendere il mondo un posto un po’ migliore e, ne sono certo, quando noi ci mettiamo un pizzico di buona volontà tutto poi viene in maniera quasi naturale. Mi piace chiamarla la “catena dell’amore”, tanti anelli che si uniscono, uno dopo l’altro, e non si staccano più. Accade anche con l’odio e con chi lo predica, solo che esso ha gli anelli molto più grandi e appariscenti ma anche decisamente più deboli.

Potenza è lo sfondo di diversi tuoi racconti. Cosa pensi della nostra città oggi e come ti aspetti che essa possa cambiare o evolvere?

Molti racconti sono ambientati a Potenza, la mia città, che offre tanti entusiasmanti spunti per storie. Lo fa a livello paesaggistico, con scorci e paesaggi naturali che hanno la forza di farti passare, in qualche secondo, in un mondo quasi fatato in cui perfino il respiro diventa più leggero, e lo fa con tante vicende umane, con alla base proprio l’umanità. Molti racconti, infatti, traggono ispirazione proprio da vicende accadute davvero, e questo esprime, collegandoci alla prima considerazione, tutta la “potenza” dell’amore e tutte le potenzialità di questa città. Mi piace immaginare e vivere Potenza come una sola grande comunità. Abbiamo la fortuna di non vivere in una grande città, e questa è una grandiosa opportunità poiché ci permette di creare sinergie, collegamenti, legami, cooperazioni che possono solo fare bene all’intera comunità. Certo, a volta cadiamo nella trappola dell’isolamento, del lamento facile e della polemica semplice. Ma io penso, e lo vedo con i miei occhi quasi ogni giorno, che quando un potentino decide davvero di rimboccarsi le maniche può fare grandi cose. Non dobbiamo perdere questa voglia, la voglia di essere insieme, di metterci in gioco, di pensare non tanto in grande quanto in bello. La cultura della bellezza può essere la chiave per aprire tante porte e per rendere questa città uno scrigno prezioso, un tesoro inestimabile. Certo, e siamo sempre lì, per prima cosa occorre amarla, amarla davvero.

Secondo te la nostra città si presta a essere set per un film o una fiction? Se si, quale genere vi vedi ambientato?

Assolutamente sì. Potenza, lo dicevo, ha bellezza incredibili, naturali e artistiche, forse spesso sottovalutate. E si presta, eccome, ad essere set e sfondo di un film. Dovremmo essere bravi, magari, nel valorizzare i valori umani e paesaggistici anche in questo campo. Io immagino Potenza come set di una fiction stile Montalbano o, ancora meglio, quella in cui il bravo Terence Hill interpreta un forestale. Ma, naturalmente, con personaggi legati alla terra e alla tradizione di questa zona. Sarebbe un buon modo anche per riscoprirle e per volersi più bene. Il legame, forte ed essenziale con la propria terra è fondamentale. Anche in campo di linguaggio. Sentivo in questi giorni che il centro internazionale di dialettologia è a rischio chiusura causa mancanza fondi. Un centro che mira a riscoprire e valorizzare il nostro e i nostri dialetti. Se non si investe su questi temi, poi come facciamo a lamentarci della nostra perdita di identità?

Un libro ovviamente ambientato a Potenza che consiglieresti ai nostri lettori?

Due generi differenti. Baroni di Paolo Cioffi, con storia e tradizione che si fondono e prendono il lettore dalla prima all’ultima pagina. E “Un giallo andato a male” di Rocco Spagnoletta, opera che testimonia quanta bellezza e quanto fascino possa scaturire da storie nate e vissute qui, nella nostra terra. Ce ne sono, naturalmente, tanti altri di sicuro, e anche questa potrebbe essere una bella idea, raccogliere tutti i libri ambientati a Potenza, difenderli, facilitare la diffusione e la lettura. Siamo un grande popolo, dobbiamo solo crederci un po’ di più

 

 

 

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