IL BIVIO DEL CENTROSINISTRA: OPPOSIZIONE O IPOTESI CACCIARI?

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Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

Da «ce lo chiede l’Europa» a «ce lo chiede (anche) PIF». Ormai la discussione politica si snoda attorno alla questione delle alleanze PD. Il Nazareno si coalizzerà oppure no col Movimento 5 stelle? La questione è più tattica che politica e tiene banco da giorni. Ma non si risolverà presto.

Sotto certi aspetti, si tratta di un discorso paradossale. Dopo aver fatto una campagna per il «voto utile» da dare agli eredi dell’Ulivo per impedire di «consegnare il Paese alle destre», il PD sembra voler tirare i remi in barca e impedire qualsiasi altra alleanza se non quella tra il M5s e – appunto – le destre.

Ancor più assurda appare questa posizione alla luce degli sviluppi delle ultime settimane. Di Maio ha infatti dimesso i toni euroscettici (o perfino eurocritici) e ha presentato una squadra di governo che eminenti testate hanno targato come di sinistra. Un Partito aderente al Partito socialista europeo dovrebbe cogliere la palla al balzo per impedire la formazione di una maggioranza euroscettica, garantire che i propri successi legislativi non vengano ipotecati da un tandem Grillo-Salvini e iniziare un percorso di ristrutturazione socialdemocratica delle politiche del Paese. In parole semplici: mettere al sicuro i propri successi, impedire a Di Maio di polverizzare il sogno Europa e al tempo stesso remare in direzione Corbyn.

Questa situazione però espone il PD a un rischio che al Nazareno stanno valutando bene. Parte della propria base è favorevole all’intesa (anche se ai quadri non va molto a genio) e però è innegabile che esista un flusso di voti che ha spostato elettori dai democratici ai pentastellati. Un’alleanza di questo genere invertirà o rafforzerà questo flusso? A maggior ragione perché molti punti del programma grillino non possono essere messi in moto se il nuovo Governo non avrà la capacità di contestare lo status quo a Bruxelles. Di certo, l’ultima delle priorità del PD renziano.

La soluzione a questa palude passa per lo snodo più ardente: la carriera politica di Matteo Renzi. Pronto a combattere con le unghie e con i denti per impedire la sua archiviazione, il Segretario dimissionario sa di essere il principale ostacolo alla realizzazione di quest’alleanza. È ben più di un veto sulla sua persona. La maggioranza dei parlamentari PD è renziana, il programma PD è intriso di renzismo e il suo passato dominio sul partito rende indigesta l’alleanza ai grillini.

Forse Renzi vuol tenere il piede sull’acceleratore nell’intento di frantumare il Partito democratico. I giochi saranno più chiari quando, in Assemblea nazionale, bisognerà incaricare un nuovo Segretario per traghettare il partito. Pare archiviata l’ipotesi di andare alle primarie (che installerebbero al Nazareno un fantoccio di Renzi secondo alcuni). I big del Partito vogliono impedire all’ex premier di influenzare le alchimie di formazione del nuovo Governo. Le recenti aperture del centrodestra al PD alimentano le ansie di molti: se si perfezionasse un appoggio esterno a un esecutivo verde-azzurro, sarebbe un suicidio politico per gli eredi dell’Ulivo. Il flusso verso i 5Stelle sarebbe inarrestabile, e si potrebbe addirittura riportare in vita il progetto (abortito) di Liberi e Uguali.

L’unico bivio di fronte al quale il centrosinistra si trova è perciò quello tra l’opposizione ferrea e l’ipotesi Cacciari. Il professore (ex PCI ed ex Margherita) suggerisce di ribaltare la proposta Bersani del 2013. Il PD si impegnerebbe a votare la fiducia a un monocolore 5Stelle – costringendo anche i superstiti di LeU a riallinearsi, come d’altronde il falso dimissionario Fratoianni ha già confermato – e poi lo prenderebbe in ostaggio, riservandosi di votare provvedimento per provvedimento. Difficile dire di no a un’opzione del genere per Di Maio, che secondo alcuni voleva invece offrire posti al centrosinistra (o al centrodestra) grazie a un referendum interno tra gli iscritti per legare gli alleati di Governo e rafforzare la stabilità dell’esecutivo.

Un lungo lavoro di opposizione potrebbe aiutare il PD a invertire il flusso, costringendo i 5Stelle ad andare al potere alleati col centrodestra. Una coalizione di questo tipo difficilmente riuscirebbe a portare a casa risultati significativi, e avrebbe l’effetto di deludere tutti i transfughi rossi nel M5s. Renzi sostiene questa linea (a parole: che voglia invece arrivare a sostenere il centrodestra?). Il Segretario dimissionario riesce anche a trarre forza dalla sconfitta: il 18% raggiunto per lui è una chiara indicazione che il PD non debba essere coinvolto nel futuro esecutivo. Se Di Maio si schiantasse contro Salvini e si tornasse ad elezioni entro un anno o un anno e mezzo, forse la strategia sarebbe anche apprezzabile.

Ma si allunga l’ombra del partitino centrista da lanciare per scissione. Ovvero: l’operazione che Renzi potrebbe perfezionare è sfruttare l’Assemblea nazionale con cui si tenterà di estrometterlo (e le manovre successive del PD, magari l’appoggio a Di Maio) come scusa per piantare tutto e metter su il suo partito personale. Un’opzione del genere potrebbe avvicinarlo al campo del centrodestra, o segnare il divorzio definitivo nel centrosinistra tra l’anima liberal e quella socialista (il Ritorno del Trattino).

Uno scenario del genere prefigura un contesto politico molto fluido. Ma per ora, l’unica sicurezza è che il palcoscenico è soltanto il PD. Lì si deciderà che fine farà il centrosinistra: non in Liberi e Uguali, per ora irrilevante; non negli alleati minori, anche loro fuori dal Transatlantico. A tirare le somme dell’Ulivo e della sua grande postfazione rappresentata dal PD sarà il PD stesso a farlo.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all’Università degli Studi di Pisa. Ho militato in Possibile, in SI e in MDP, e sono tesserato a “I Pettirossi”. Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E. In passato ho scritto anche per ItalianWheels.


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