BREVE STORIA DI QUANDO LA NATURA SI RIBELLA

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Giovanni Benedetto

L’ultimo secolo ci ha resi testimoni oculari di tante  tragedie naturali o provocate dall’uomo.
Tragedie provocate da reazioni naturali della terra come terremoti, eruzioni vulcaniche, maremoti o intemperanze climatiche sono fenomeni naturali da cui l’uomo può solo difendersi limitando i danni.
Poi ci sono state le sciagure provocate dalle opere delle mani dell’uomo, come la frana del Vajont, i morti nella galleria di Balvano o la nube di Chernobyl  per fare alcuni esempi più vicini.
Tutt’ora stiamo vivendo un’altra calamità naturale, che è la pandemia provocata dal Coronavirus, e anche in questi casi l’opera dell’uomo tende a ridurre i danni senza riuscire a prevenirli.
Manzoni descrisse con dovizia di particolari cosa la peste causò e come venne affrontata nella Milano del 600.
I lanzichenecchi, i monatti, i carri pieni di cadaveri, gli untori,  il lazzaretto e gli uomini ecclesiastici come il cardinale Borromeo, i negazionisti come Don Rodrigo, che, forte dei suoi studi filosofici, negava il contagio , attribuendo le cause della peste agli influssi astrali.
Tutti personaggi e luoghi che due capitoli dei “promessi sposi” ci hanno descritti dettagliatamente e che hanno segnato nel nostro immaginario uno scenario desolante, triste e sconvolgente.
La processione che fu chiesta a furor di popolo dai fedeli , per l’esposizione del venerato corpo di San Carlo, e che si tramutò in una ulteriore diffusione del contagio con migliaia di vittime .
Non mancarono, anche allora, le polemiche intorno ai notevoli ritardi nel riconoscere, da parte delle autorità pubbliche, la presenza della peste tra la popolazione.
E di pandemie è piena la storia d’Europa.Tucidide ci racconta  quella che avvenne in Grecia tra il 430 e il 427 a .C. che falcidio’ la popolazione ateniese e causò la morte di Pericle e la decimazione dell’esercito nella guerra del Peloponneso.
Un’altra ondata fu provocata dalla peste antonina (165-180), nota anche come peste di Galeno, dal medico Galeno che la descrisse, fu una pandemia di vaiolo, o morbillo, o meno probabilmente tifo, propagata entro i confini dell’impero romano dai soldati dell’esercito di ritorno dalle campagne militari contro i Parti.
La peste di Giustiniano nel 541 d.c. colpì i territori orientali dell’Impero romano d’Oriente per poi diffondersi in tutto il bacino del Mediterraneo. È così denominata perché si manifestò durante il regno dell’imperatore Giustiniano; (527-565). È ricordata come una delle epidemie più gravi e devastanti della storia. Responsabile della peste di Giustiniano fu un batterio, lo Yersinia pestis, che colpi poi l’Europa nel Trecento  con la cosidetta peste nera.
Si protrasse fino al 750 d.C. e fu tra  la causa della fine dell’impero romano.
Giovanni Boccaccio ci racconta, nel ” Decamerone”: la peste che scoppiò nel 1347 e che uccise in Europa circa 25 milioni di persone su una popolazione di 75 milioni.
La peste nera fu causata da un batterio: yersinia pestis,  solo nel 1894  scoperto da un collaboratore di Pasteur.
La peste appari in Italia, per prima nelle città marinare Messina e Genova  e poi si diffuse altrove, Firenze compresa.
Si racconta che partirono dalla colonia genovese di Caffa, in Crimea, alcune navi cariche di grano, e altri generi .
Navi piene di pulci e di topi. Le prime avevano inoculato il batterio presente nel sangue dei ratti e  questi arrivati a destinazione trasmisero la peste agli uomini, favoriti peraltro anche dalle scarsissime condizioni igienico sanitarie.
Questa volta non sono stati ne i ratti e né le pulci, ci ha pensato- dicono- il virus di un pipistrello che attraverso l’uomo ha fatto il giro del mondo in pochi mesi, provocando al momento già 1,4 milioni di decessi sull’intero pianeta.

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Sull' Autore

Mi sono occupato per 40 anni prima in Rai e poi in Rai way dell' esercizio degli impianti alta frequenza della Rai in Basilicata. Per vent'anni in qualità di quadro tecnico sono stato responsabile del reparto di manutenzione degli impianti alta frequenza: ripetitori, trasmettitori tv e mf, ponti radio e tutti gli impianti tecnologici connessi. Ho presieduto tutta la fase della swich-off analogico- digitale della rete di diffusiva della Basilicata. Nel 90 per tre mesi come tecnico della Rai Basilicata ho lavorato al centro , ibc, di Saxa Rubra, per inoltrare i segnali televisivi e radiofonici provenienti dai dodici stadi accreditati ai mondiali 90, attraverso i ponti radio e i satelliti in tutto il mondo. Fuori dal mondo produttivo, mi sento un cittadino libero e curioso, che osserva con attenzione la realtà che mi circonda. Attento al comportamento della politica e delle istituzioni e alle decisioni che esse assumono e che incidono sul nostro destino , sensibile ai fenomeni e ai cambiamenti che attengono la nostra società: comprese le virtù e le miserie che essa esprime; sempre raffrontando il presente col passato per schiarire meglio la visione del futuro.

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