CALENDA VUOLE SOLTANTO INDEBOLIRE ZINGARETTI

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Marco Di GeronimoCarlo Calenda da settimane sta cercando di mobilitare il Partito democratico sulla linea politica del suo manifesto, Siamo Europei. E fa un gran baccano, perché il congresso si sta svolgendo in sordina e senza una vera alternativa politica tra le varie mozioni. La situazione attuale mostra che l’unica strategia proposta al PD per le prossime europee è proprio quella avanzata da Calenda. Che però potrebbe rivelarsi disastrosa.

Mentre negli altri Paesi europei la lotta per la leadership di partito ha indotto profonde discussioni politiche (si pensi al PSOE, al PSF, al Labour, e oltreoceano ai democratici americani) in Italia il Partito democratico si limita alla mobilitazione di truppe cammellate. Con le europee all’orizzonte i vari candidati Segretario hanno paura di doversi esporre troppo sul piano della linea politica. E la questione è complicata dalle relazioni con il cespuglio di partitini cresciuti ai fianchi del PD.

La questione delle alleanze si intreccia col destino del Nazareno. Da più parti si chiama al superamento del Partito. La creatura di Veltroni sembra ormai bocciata dal verdetto della Storia: e non è un caso che tanto la (fallita) scissione dei bersaniani quanto la (preannunciata e mai realizzata) scissione dei renziani siano concretissimi indizi in tal senso. Il PD era il frutto del bipolarismo della Seconda Repubblica: era il punto d’arrivo dell’ulivismo antiberlusconiano. Che oramai non esiste più.

La ricerca di una nuova identità per il fronte progressista è un tema che si agita in tutta Europa. Le direzioni in cui si muove sono normalmente due: o un euroliberalismo, o un ritorno a una prospettiva socialista. Le soluzioni sono state tentate entrambe e in varie declinazioni, con risultati molto diversi tra loro.

Calenda propone in buona sostanza una lista unica dei progressisti alle elezioni europee. Allo stato attuale significa immettere il PD su una nuova rotaia: quella dell’euroliberalismo. Non a caso l’ex inquilino del MISE si rivolge a +Europa e Volt. Ma entrambe le formazioni sembrano respingere al mittente la proposta: boniniani e voltiani hanno entrambi bisogno come l’acqua di un proprio simbolo sulla scheda elettorale. In questa fase il loro percorso necessita di una affermazione identitaria. A +Europa serve per archiviare i fumi dell’improbabile congresso da cui è uscito vincitore Della Vedova (con l’appoggio di Tabacci). A Volt serve per aggiungere uno Stato in più sulla lista dei Paesi europei in cui presenterà le liste col contrassegno viola.

Come osservano giustamente molti osservatori, la proposta di Calenda è il miglior regalo possibile ai populisti. Carletto obietta che la concorrenza tra liste nel proporzionale potrebbe indurre gli elettori progressisti all’astensione e a favorire la compagine di governo. Ma in realtà unificare tutti gli avversari nell’ottica della guerra ai barbari sarebbe l’ennesima conferma che il Partito democratico impersona l’establishment incapace di interpretare i bisogni della popolazione.

Forse però Calenda non vuole davvero costruire una lista del genere. O meglio, appare chiaro che il suo intento politico è un altro. E verosimilmente bisogna immaginare che dietro l’ex Ministro ci sia il suo ex Presidente del Consiglio. Non Gentiloni (al quale dice di volersi aggregare), bensì Renzi.

Sempre più imminente sembra essere la fine del Partito democratico. Questo congresso forse non dà grande importanza alla contrapposizione programmatica proprio perché saranno le elezioni europee a sancire i conti interni tra correnti. E a certificare il necessario divorzio tra chi vede il progresso sociale nell’integrazione economica europea e chi lo scorge nei diritti dei lavoratori.

E dal grande big crunch al quale pare destinato il PD, dipende una questione cruciale. Ovvero la successione ereditaria. Atteso che liberali e socialisti divorzieranno, chi dei due si prenderà il patrimonio del partito? Chi dei due incasserà, nell’immaginario collettivo, il dividendo del simbolo? Quale delle due anime sarà invece bollata come gli scissionisti che cospirano contro la causa del progresso e della giustizia?

Non più un fronte repubblicano, bensì un fronte europeista. Al quale non sono invitati tutti i piccoli frammenti della galassia a sinistra del PD. Questi sono i termini della proposta di Calenda. Esattamente negli stessi termini alcuni renziani immaginavano, mesi fa, il superamento del PD. Zingaretti, e quanti auspicano uno spostamento a sinistra del partito, non possono fare la controproposta rossa senza farsi tacciare per «amici di D’Alema». Vogliono aspettare l’implosione del partito a fine maggio per addossare la colpa alle precedenti segreterie e avere mano libera nella ricostruzione del campo progressista.

Contro questa strategia attendista, la parte renziana ha un’unica carta: costringere la futura Segreteria a trasformare l’altrimenti banale scelta di correre alle europee col simbolo di partito in una vera e propria decisione in contrapposizione con l’ala interna. E quando il PD crollerà, potrà gridare all’avevamo detto e intestare la sconfitta al nuovo Segretario.

Insomma, come al solito, al Nazareno non si fa politica né si discute di programmi, orizzonti, visioni del parere. È come al solito una guerra tra correnti. Questa volta la posta in gioco è solo leggermente diversa: scegliere a chi andrà le spoglie del PD. Stabilendo la rotaia elettorale e politica che dovrà imboccare nell’ultima parte della sua vita: quella euroliberista dei renzcalendiani, o quella socialdemocratica dei zingarettiani?

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; per Onda Lucana (https://ondalucana.com/); e infine per Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels.

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