CANCELLIERI: IL RICORDO CHE HO DI PERSONE SPECIALI

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PIPPO CANCELLIERI

Dopo i dieci Lucani che potremmo ancora frequentare perché alla data ancora viventi, eccone altrettanti che se ne abbiamo perso occasione soltanto male ne abbiamo poi avuto.

Scoprirete che non tutti sono andati avanti ma che quando ancora qui non credo abbiano voglia di permettere ad altri oltre i pochi ancora attorno, di entrare nella loro cerchia.

La cosa vale solo per la nostra attuale generazione e cioè per noi che ci ostiniamo a vivere in questo pezzo di terra, la Lucania, amara e selvaggia e pure tanto amata, che se volessimo farne invece una questione più ampia, si dovrebbe risalire da Rocco Petrone fino a Quinto Orazio Flacco passando naturalmente per Mario Pagano e Isabella Morra.

Quelli di cui sto parlando, averli persi in frequentazione è stato solo per colpa nostra e che se giovanissimi, non ricercarne ora le tracce e studiarne le figure, una cosa stupida.

Ovviamente al di là di eventuali apprezzamenti come successo col precedente articolo, solleverò qualche critica assicurando imperterrito, che queste non scalfiranno la mia assoluta protervia, caratteristica principale questa della mia arroganza nel discutere di qualsiasi argomento io tratti.

Perciò non chiedo nessuna preventiva malleva!

Eccoli.

 

Tuccino Pace

Principe del Foro di Potenza.

Gli Ingegneri mal frequentano il Tribunale, di più dopo Tangentopoli, evento terribile che li vide messi in Croce accanto al Cristo sul Golgota tra Lui e i due ladroni, croce dalla quale mai ancora ne sono scesi.

E pure io ovviamente, ne avevo e ne ho fastidio quando per giurare una perizia o chiedere il Casellario, costretto ad entrare in quella che non smette mai di apparirmi come qualcosa fra una suburra e una bolgia infernale, il Tribunale!

“Pippooo … vieni qui!”

Poi per mezz’ora a braccetto tra la Pagano e la Occorsio in mezzo a centinaia di disperati petulanti, suoi Colleghi in toga, Carabinieri arcigni e sottodimensionati spingitori di carrelli traboccanti di fascicoli.

“Raccontami di cosa stai facendo”

Cercavo di sottrarmi per lasciarlo alla causa che doveva seguire ma inutilmente; mi stringeva più forte e questo era il segnale che potevo iniziare a dirgli del Ponte di Messina, dei Viadotti Grandi Luci al posto di quelli di Morandi che poi facevo saltare in aria o di quella volta che per prova ero passato sotto la Galleria Brenzone a 367Km/h.

Aveva bisogno di staccare per un poco la spina da un mondo di malefatte anche terribili, codici stracolmi di astrusi cavilli, riti celebrativi di una Giustizia cui mi chiedo ora come allora se credesse ancora dopo cinquanta anni di Toga.

“E Michele, Michele come si porta (ndr Ing.Grieco)?”

“Michele è il più serio Collaudatore della Alta Velocità ragion per cui potrete viaggiare sicuri sull’Eurostar”.

Poi un altoparlante lo chiamava e mollando la presa si girava verso di me e mentre mi carezzava una guancia:

“Vieni al paese a trovarmi quando puoi e … mi raccomando… !”

Lui la vita degli altri che li difendesse o che fossero suoi amici, la viveva come la propria da impegnato partecipe a tutte le sue mille e profonde sfaccettature, senza mai permettersi di giudicare. Perché come disse Don Chisciotte al fido Sancho:

“… che non è una cosa da uomini dabbene giudicare un altro!”

Caro Tuccino sono certo che poi a trecento all’ora dentro il Freccia Rossa e sotto la Brenzone, avrai detto all’occasionale e preoccupato vicino, che poteva stare tranquillo che questa era roba di Pippo e Michele!

Emilio Colombo

Statista.

Proprio io a farne una esegesi là dove l’ho sempre criticato e spesso anche aspramente?

Era la fine degli anni cinquanta e io, il più curioso ragazzino fra le decine che si azzuffano vocianti dietro un pallone nel cortile del Sacro Cuore appena dietro il Duomo, alla prima occasione sparivo ad esplorare i corridoi sui quali si affacciavano sale piene di libri, altre di truculenti “ex voto” e tante ancora di uffici ecclesiali glabri ed incolori.

Fra questi uno ordinatissimo, stracolmo di libri dai titoli astrusi, una scrivania in legno massiccio e tre sedie dalle spalliere altissime e sotto un penzolante e minaccioso crocifisso, un piccolo inginocchiatoio con sopra un Vangelo aperto a metà.

Lo studio di Colombo.

Nell’aria immobile, un odore di carta da libri e di una colonia che mai più da allora ho dimenticato.

Quanto avrei pagato e pagherei ancora per stare lì per sempre fino a leggerli tutti quei libri!

La monaca di turno però interrompeva bruscamente il sogno con grida da ossessa e mentre cercava di afferrarmi, arrivava Don Pasquale che a calcioni mentre mi teneva un orecchio mi ricacciava in mezzo al fetido sudore degli sfottò degli altri ragazzini.

Ogni tanto lo vedevo, anzi facevo in modo di andare a vedere e a sentire, cosa che ho fatto da allora ogni volta m’è stato possibile.

Ammiravo e ammiro ancora la eleganza della esposizione dei concetti che esponeva.

Chiarissimi perfino nelle profondamente nidificate incidentali dalle quali usciva sempre con un naturale e da me invidiatissimo successo.

Negli anni settanta alla Alma Mater Studiorum con lui Presidente del Consiglio, avevo preso studiarlo e contestarlo a fondo tanto che la mia Tesi di Laurea fu poi in diretta replica di certi suoi interventi locali tra la CipZoo e la Liquichimica.

M’ero convinto e sono ancora, che esistevano due Statisti nella sua carne, il primo fino all’affare Ippoliti l’ingegnere capo del CNEN e componente del CdA della nascente Enel, luminoso fino ed oltre la genialità ed un altro da quel fatto in avanti quasi sbattuto nella necessità di dover ipotizzare un futuro alle nostre genti, fatto di industria ad ogni costo.

Due Colombo.

Il primo della terra ai contadini, delle case finalmente con bagno e bidet a chi la faceva da sempre al massimo nel vaso di terracotta, delle dorsali lungo le valli e mille altre intuizioni strettamente legate al nostro locale peculiare, e il secondo quello della Ferriera, della Rabotti, della CipZoo e della Liquichimica.

L’uomo che tirato per la giacchetta abbandona i grandi temi del Nucleare che doveva e poteva esistere accanto al petrolio di Mattei quale molla per sviluppare una coscienza scientifica moderna e che già per la verità, esisteva in nuce con quelli di prima.

Il canto del cigno la caduta sui temi parassitari dell’inutile “lavoro” come quello della L.285, abitudine poi passata pari pari al finto nuovo attuale, col reddito di esistenza!

Dal giorno dell’arresto dell’ing. Ippoliti, qualcosa in lui deve essere cambiato tanto che me lo immagino preda di un assedio asfissiante fatto da una Chiesa che non era più quella di Papa Giovanni o Bertazzoni, un sistema industriale che raccontava di non aver più bisogno ad esempio di una Italconsult (esiste ancora ed è stato la mio ultima grande collaborazione), a vantaggio di un capitalismo sempre più familistico che dopo aver sfruttato fino all’osso le mammelle della nostra Madre Italia, è poi fuggito in Olanda.

Dovevamo stargli più vicino e gratuitamente, invece no tutti a chiedere o a contestarlo anche per iscritto come me.

Che stupidi!

IN COPERTINA

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Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

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