Chi ha il quadro chiaro di quello che è successo a Boreano, si rende conto che è in atto una operazione che va al di là del semplice sgombero di un ghetto, ma che riguarda una profonda e radicale lotta alla schiavitù. C’è un sistema lucano che non è secondo a nessuno in termini di sfruttamento dell’uomo sull’uomo e che anzi, per come si è organizzato nel tempo, un capetto per ogni piccolo gruppo e tutti sotto una sola regia, ha fatto sì che ogni centesimo sudato nei campi rimanesse nelle tasche degli sfruttatori in cambio dell’attesa di un domani migliore. Chi ha avuto modo di occuparsi da vicino del fenomeno ha raccontato cose inenarrabili: 3 euro a cassone per la raccolta di pomodoro, con qualsiasi tempo e con qualsiasi temperatura,. Per uno determinato e forte, si può arrivare a guadagnare trenta euro al giorno. E lì inizia la restituzione organizzata: 30 euro al mese per la luce, cinquanta centesimi la ricarica di un cellulare, la pigione per una baracca fatta di legno, cartoni e plastica, il cibo che devi acquistare obbligatoriamente dalla “ditta”, un euro per la doccia, insomma se ti va bene, respiri per ricominciare tutto il giorno dopo. I Prefetti che hanno deciso lo sgombero, insieme alle autorità regionali, ora sanno che il lavoro è appena iniziato e che se non si riesce a rendere accettabile una sistemazione emergenziale c’è il rischio che o queste persone finiscano in un nuovo ghetto organizzato con i soldi pubblici, che si chiama centro di accoglienza, oppure ritornino sotto la speculazione che è pronta a cambiare aspetto. Se così stanno le cose si capisce che senza l’aiuto della popolazione queste cose non finiranno: c’è bisogno di reperire alloggi, sia piccoli che grandi, per un minimo di autoorganizzazione, così come facevano i nostri migranti in belgio o in germania, che si assembravano in piccoli gruppi capaci di tenere bassi i costi di sopravvivenza. Il Governatore Pittella è pronto a lanciare i bandi per il fitto di case vuote proprio nei comuni dove più forte è stata lo sfruttamento organizzato. Sarà quella l’occasione per capire se una battaglia di civiltà è riuscita a coinvolgere la popolazione. C’è da aspettarsi che quelle forze politiche e sociali che hanno combattuto fenomeni di caporalato , la Chiesa, le associazioni si muovano convincendo e coinvolgendo la gente su questo progetto alternativo. E che si alzi il livello di allerta di magistratura e forze dell’Ordine perché passare il guado è la parte più difficile. R.R.
CAPORALATO, IL DIFFICILE VIENE ADESSO
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