Osservatori attenti alle dinamiche politiche mettono in evidenza la difficoltà di far crescere un centrosinistra fino al punto da competere alla pari con lo schieramento che oggi governa Stato e Regione. Non perché non ci siano i potenziali consensi ma perché c’è un retaggio del passato che incombe e che non consente di giocare con schemi diversi che possano risultare più moderni ed efficaci. Si continua a sperimentare lo stesso modulo di gioco del passato ,se così possiamo dire. Una sinistra, a guida Pd, che cerca di allargarsi al centro, coinvolgendo le forze minori in quello che viene pomposamente definito campo largo. La differenza col passato è che IL Pd non è più egemone e che per poter sedersi con sufficiente autorevolezza al tavolo delle trattative deve ricorrere all’alleanza organica con i cinque stelle. Però, a guardar bene, entrambe le forze, se pure mantengono uno zoccolo duro di consensi, non sono in grado di dare le carte, per tre ragioni: entrambi sono perdenti dal punto di vista politico-elettorale, entrambi rappresentano un passato che la gente non ha voglia di far tornare, e tutte e due , insieme, danno l’immagine di una forza spostata più a sinistra che, mentre a parole cerca di catturare il moderatismo di centro, nei fatti lo ha emarginato con la scelta di un radicalismo di sinistra. Ne è testimonianza lo stop alla crescita dei consensi del Pd, dopo la fase euforica della novità, e la ricerca di nuovi spazi al centro, con fibrillazioni che toccano tutti i partiti, da Azione , a Italia Viva, ai cattolici , un mucchio di sigle che non è riuscito a fare il salto di specie, passando da cespugli a pineta. Quello che accade in basilicata riproduce in miniatura l’attività del laboratorio politico nazionale. Qui l’on.Speranza, ormai diventato il plenipotenziario del Pd dopo la messa ai margini dei deputati e senatori non eletti si affanna a tessere la tela dei contatti con tutto quelli che assumono le sembianze di un raggruppamento politico, di sinistra, di centro o di destra. Sa di avere su di sé la responsabilità della prossima campagna elettorale regionale e si adopera per allargare la coalizione fino a poterla vedere competitiva. Ma le risposte sono tiepide, per non dire fredde: primo perché sa di non poter parlare a nome di tutto il partito, con una frangia notevolissima che si ritrova ancora intorno ai vecchi leader che sono tramortiti ma non morti e, secondo, perché al centro c’è un attivismo che lo scavalca e lo mette di fronte ad una prospettiva diametralmente opposta: non più un sinistra- centro che tanti danni ha prodotto, ma un centrosinistra a guida moderata al quale sia Pd sia i cinque stelle debbono accodarsi se non vogliono assumersi la responsabilità di riportare la destra al governo della cosa pubblica in Basilicata. Ed è su questo versante del moderatismo che si scorgono i segnali più interessanti, dal tentativo di intesa tra Pittella e parte di Forza Italia, messo in soffitta , allo smarcamento tattico fatto da Italia Viva che, prendendo le distanze dalla sinistra e rinforzando il centro con nuove acquisizioni, si pone nella condizione di diventare l’ago della bilancia, con l’aumento di appeal che la cosa comporta, Un leader lungimirante dovrebbe vedere di buon occhio questi fermenti , che catturano consensi e recuperano anche parte di quelli che alle passate elezioni hanno voltato le spalle al Pd. E dovrebbe avere anche quella apertura mentale per capire che il gioco è cambiato e che un centro forte non va eroso ma incoraggiato e potenziato in una logica di alleanza strategica e pluriennale, esattamente come fa la destra dove l’ascensore dei consensi ora porta in alto l’uno ora l’altro, ma risulta funzionale ai fini generali della coalizione. E quindi ben venga un centro che si organizzi, si raggruppi e si presenti come soggetto trainante della coalizione, con volti nuovi ( alcuni stanno emergendo tra l’interesse generale) e con la capacità di accogliere ogni espressione del civismo lucano. Se l’essenziale è riportare la destra all’opposizione, non si può continuare a pretendere le rendite di posizione, ma si deve avere il coraggio di giocare in campo aperto, non rintuzzando quello che si muove fuori del Pd, ma con l’umiltà di aggiungersi senza condizioni e senza riserve mentali ,in uno scenario che sta cambiando. ROCCO ROSA
CARO SPERANZA, LA SINISTRA-CENTRO E’ MORTA. NO ALL’ACCANIMENTO TERAPEUTICO
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