Gratidudine per il sentimento di vicinanza espresso dal Papa, ma un velato giiudizio di ipocrisia da parte della Curia vescovile potentina: niente piu’ che un espediente per salvare la faccia, in vista della già decisa riapertura al culto della Chiesa della Trinità, chiusa dai tempi del delitto Claps e sull’onda emotiva di una parte della cittadinanza che ne chiedeva la sconsacrazione, come è avvenuto per fatti analoghi in molte città italiane. La Curia potentina ha diffuso una lettera del Papa nella quale il Sommo Pontefice dice di accogliere il suggerimento dell’Acivescovo potentino di fare della Trinità un luogo di preghiera silenziosa, di raccoglimento e di adorazione, avendo cura di evitare celebrazioni liturgiche di carattere festoso ( matrimoni, battesimi, feste patronali?) e promuovendo una seria riflessione sulla sacralità della vita.
Quindi
una sorta di compromesso tra la riapertura della Chiesa al culto in tutte le sue manifestazioni e la destinazione della Chiesa ad attività sociali e comunitarie, come parte della popolazione chiedeva, ma non la Famiglia Claps, per la quale la richiesta era di tutt’altro genere: e cioè un Papa che, come è stato per il caso Emanuela Orlandi, 40 anni dopo ha prdinato di cercare la verità, decidesse di svelare o di far svelare quello che la Chiesa sa sul delitto e soprattutto sull’azione di copertura che oggettivamente si è riscontrata in una serie di comportamenti omissivi prodotti prima da chi reggeva la Parrocchia della Trinità e poi da chi si è assunta la responsabilità di gestire la vicenda . E’ evidente che la lettera di Papa Francesco, pur piena di affetto e di partecipazione, elude la richiesta principale della famiglia e si limita ad una espressione di vicinanza ad essa. Si riapra pure la Chiesa se è questa la volontà, ma si sappia che quella porta che si riapre al culto, in realtà si chiude in faccia alla famiglia e alla gran parte della comunità potentina e lucana che ne ha sostenuto il lungo e doloroso cammino alla ricerca di una verità che ancora una volta, e stavolta per sempre, è stata negata. E come non dare ragione a Gildo Claps per il quale sarà la Comunità stessa a decidere se varcare o no quella porta, luogo di culto ma anche di verità nascoste. Rocco Rosa
LA NOTA DELLA FAMIGLIA CLAPS
Le parole di Papa Francesco, ancora una volta, ci sorprendono e ci confortano, giungendo in un periodo emotivamente faticoso. Siamo grati al Santo Padre perché continua a manifestarci vicinanza e affetto e accogliamo la sua lettera con riconoscenza.
Rivolgendosi a mamma Filomena il Papa ha scritto: “Ripenso alle parole che ci siamo detti e porto nel cuore la sua voce, il suo dolore e i suoi ‘perché’, insieme alla forza d’animo di donna e di madre che La distingue, alla tempra retta e coraggiosa che La fa andare avanti ogni giorno”. Papa Francesco aveva già contattato telefonicamente mamma a gennaio 2014, manifestando anche in quella circostanza vicinanza e partecipazione.
Per quanto riguarda la riapertura della Chiesa nei cui locali è stato nascosto per 17 anni il corpo di Elisa, non possiamo far altro che registrare la decisione assunta dalla Curia. Non spetta a noi stabilire il destino di quella chiesa, come invece è stato fatto da altri per il destino di Elisa. "Signore io non sono mai sola perché tu cammini accanto a me", scriveva Elisa nei suoi diari. Se pensiamo alla sua profonda fede e al fatto che proprio nella casa di Dio ha trovato la morte, non possiamo essere favorevoli alla riapertura della chiesa. Non tanto perché è lì che è stata uccisa, quanto per il fatto che il suo corpo è stato artatamente occultato e successivamente fatto ritrovare in circostanze e tempi ancora non chiariti e che difficilmente possano escludere il ruolo più o meno attivo di esponenti dell’ambiente ecclesiastico. Tuttavia l’ultima decisione spetta alla comunità: saranno i cittadini di Potenza a scegliere se ascoltare la Parola di Dio in quel tempio.
Come il Santo Padre riteniamo una “buona intenzione che la Chiesa della SS. Trinità custodisca la memoria di Elisa” ma ribadiamo, ancora una volta, che la riconciliazione passa attraverso un’assunzione di responsabilità e di scuse rispetto ai tanti silenzi e alle omissioni che hanno preceduto e seguito il ritrovamento dei resti di Elisa. Senza pentimento non ci può essere remissione.
La famiglia Claps