CENTROSINISTRA: ROMPERE OGGI PER PROGREDIRE DOMANI

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Marco Di Geronimo

Non esiste schieramento più spaccato del centrosinistra. Il Governo giallo-verde non ha alcuna opposizione a resistergli. E le strategie interne al largo fronte progressista sono antitetiche e incompatibili tra loro. Non c’è da stupirsi che anche in Basilicata la grande alleanza si sia frantumata.

Benché alle regionali di Sardegna e Abruzzo le sinistre (in particolare quelle post-LEU) siano ritornate all’ovile del centrosinistra, altrettanto non è accaduto qui da noi. Ma non deve stupire. Nelle altre Regioni abbiamo assistito a un profondo rinnovamento del Partito democratico. E di tutta la filosofia che anima la coalizione riformista di cui il PD è baricentro.

In Basilicata invece nulla di tutto questo è avvenuto. E per ora il polo più rosso non ce la fa a “cadere” nell’orbita PD. In altre parole, troppa è la distanza perché le due parti riescano a combaciare. Entrambe le fazioni avrebbero dovuto fare passi in avanti, l’una nei confronti dell’altra. Ma i dem lucani assomigliano troppo ai dem nazionali. Che hanno respinto al mittente ogni ipotesi di confronto con bersaniani e compagnia.

Il naufragio del centrosinistra in Italia assomiglia al naufragio del Partito socialista in Francia. Spaccato in due tra chi si è innamorato della rivoluzione liberale (Macron/Renzi) e chi viceversa vuole tornare alla difesa dei diritti sociali (Mélenchon/sinistre assortite). L’incomunicabilità tra questi due mondi è semplicemente totale.

È chiaro che in Basilicata la questione si pone in termini (un po’) meno economicistici. Le sinistre hanno chiesto «discontinuità» al Partito democratico. In altre parole hanno domandato una politica nuova per la Regione, sganciata dal paradigma di sviluppo della giunta Pittella. E hanno posto un veto a un PD egemonizzato da Lauria.

La corrente dem che ha governato la Lucania negli ultimi cinque anni ha subito grosse sconfitte nel corso di questo lustro. L’ultima è quella del 4 marzo, che ha segnato una svolta storica. La nostra Regione, chiamata «l’Emilia del Sud» per la sua strenue fede ulivista prima e piddina poi, si è consegnata mani e piedi al Movimento 5 stelle alle scorse politiche. Nel giro di una decina d’anni il Partito democratico, che controllava due terzi degli elettori, è stato spazzato via dalle urne elettorali.

Il verdetto degli elettori conferma l’astio verso le politiche pittelliane. Ma il sistema di potere, palese a tutti, che Pittella esercita sul suo Partito e sulla Regione ha impedito una svolta programmatica e personale all’interno del PD. A queste condizioni, la grande coalizione pareva più un “invito a salire sul carro”. Con tanto di primarie per rilegittimare un leader sconfessato da tutti. (Non perché dovesse essere necessariamente il Presidente uscente. Ma perché appartenente a un modo di pensare e fare politica ormai inaccettabile a sinistra).

E così, sul locale come sul nazionale, le strade restano divise. Forse farà bene a entrambi. Il polo rosso testerà sul campo (ancora) la propria forza, e la propria capacità di trasmettere il suo messaggio. Altrettanto farà il polo rosé (i liberals del PD), che dall’insediamento di Conte a Roma si sta gradualmente spostando al centro in tutta Italia.

Non è un caso che molti, a sinistra, rievochino future alleanze attorno a un tandem tra un partito schiettamente di centro e uno schiettamente di sinistra. Partiti che però devono ancora nascere. Risolutivo sarà il congresso del PD: dopo il quale (si spera) il Nazareno sceglierà quale rotaia intraprendere. Indicando l’uscita ai dissenzienti. Resta da capire quale rotaia, e quali dissenzienti. (Ammesso e non concesso che il futuro tandem sia la scelta giusta).

A noi elettori progressisti non rimane che contemplare il paesaggio in frantumi. Ma non disperiamoci: anche uniti, è improbabile che i partiti di centrosinistra avrebbero mantenuto il controllo della Regione. Anzi, forse possiamo essere perfino soddisfatti. Queste corse singole aiutano a fare chiarezza. E forse preparano il terreno per un futuro migliore.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; per Onda Lucana (https://ondalucana.com/); e infine per Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels.

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