DOVE CI PORTA IL CONGRESSO PD?

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NINO CARELLA

Tutti ne parlano, ma in pochi le fanno. Sono le primarie del PD. I “pochi” sono i quasi due milioni di elettori che domenica si sono, o sono stati trascinati nei gazebo per esprimere la loro preferenza ad uno dei candidati e, implicitamente (troppo implicitamente), alla linea politica di uno dei principali partiti della poalitica italiana.

Ma sono davvero pochi? Quasi un milione in meno di altri recenti simili appuntamenti non sono certo uno scherzo. Un dato sul quale varrebbe la pena riflettere. Una riflessione che nessuno farà. Se sia stato effetto della scissione di Articolo 1, o della continua emorragia di consensi al crescere della mancanza di credibilità dell’azione politica dei leader che si sono succeduti di recente, o di un risultato dato per scontato, o forse piuttosto di alternative percepite assai poco alternative tra loro: non importa.

La politica moderna guarda avanti, ha poco tempo per le analisi, il tempo incalza e si deve fare presto: c’è già un’elezione dietro l’angolo, una strategia da costruire, una nuova narrazione da confezionare.

Ma se a livello nazionale in molti pregustano già i rospi che anche a questo giro dovranno ingoiare se il neosegretario non dovesse totalmente cambiare atteggiamenti e strategie rispetto al passato, localmente da queste parti, molto è successo.

È successo, in Basilicata, ex Regione biancorossa sulla quale una generazione di politici ha sognato di poter campare di rendita a lungo, che pur non cambiando molto, è cambiato tutto.

È successo che il gladiatore Pittella stavolta ha sciabolato la spada nel suo campo, mettendosi prepotentemente in testa alla cordata renziana. Cordata che ha dovuto pescare dentro ma soprattutto fuori (come successo a Matera, con tanti consiglieri comunali deruggeriani che si sono dovuti dichiarare “elettori del Partito Democratico” pur di esprimere un voto e portare soccorso a chi lo chiedeva), nuove risorse e capetti per frenare il ruzzolone cui sarebbero altrimenti andati incontro. E che comunque non ha impedito di far registrare a Renzi un netto -10% sulla media nazionale. Insomma, aumentano i capibastone, e diminuiscono gli elettori. E’ un fatto. Che in divenire, potrà avere pesanti conseguenze, specie quando ognuno di questi reclamerà la sua parte di ricompensa per il lavoro svolto.

Eppure la scissione, che in Basilicata vanta nomi illustri e di vasto seguito, da Speranza a Folino a Filippo Bubbico, avrebbe dovuto piuttosto penalizzare il campo restante. Che invece cresce, azzardando un parallelo con le primarie 2013.

Risultati forse riferibili ai rigurgiti delle ultime battaglie referendarie; o alla sostanziale indigeribilità delle politiche familistiche protopittelliane. Fatto sta che il castello costruito da Pittella, che pure in tanti danno come dominus assoluto e vincitore del Congresso, mostra già evidenti crepe e produce sinistri scricchiolìi, udibili anche a distanza. Peraltro, le uniche cose sicuramente sinistre nello sterile dibattito congressuale che (non) ha accompagnato queste primarie.

Sarà arrivato adesso il tempo di tornare a sedersi tutti intorno al tavolo per ragionare, e valutare che la lotta intestina, i dispetti, le voglie di rivalsa o di rivincita, non servono a nessuno? Che c’e bisogno che il partito riprenda la propria naturale funzione di organo regolatore e di meccanismo di produzione politica? Oppure, le fratture nel campo renziano acuiranno le tensioni generali, portando oaltro isterico caos ad un già instabile e indefinito equilibrio? E, soprattutto, come si schiererà la compagine “orlandiana”, che finora si è in verità mostrata piuttosto ambigua nelle recenti (gravi) vicende di partito e istituzionali?

Ad ora, non é dato saperlo.

Il mio augurio è sempre  quello che si chiarisca il prima possibile dove si vuole andare, e con chi. L’ambiguità verrà punita. Ed è invece sempre più necessario rivolgersi alla vasta e difficile platea del consenso libero, che alle proprie comode, ma sempre più ristrette, cerchie di fedelissimi.

Sarà forse ancora lunga, ma i segnali che stanno per finire le rendite di posizione, ci sono già tutti. E non da oggi.

E quando accadrà, questo sì sarà un grande e decisivo passo avanti, per tutta la Basilicata.


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Sull' Autore

Nino Carella

Ho impostato il navigatore in direzione aziendale ma, blaterando di democrazia e di sviluppo, ho svoltato a sinistra finendo dritto addosso a un blog: ed erano già passati quarant'anni.

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