Della serie da padrone diventa garzone. C’era una volta la Basilicata padrona della sua acqua. Ed era un padrona equilibrata, per nulla avida e rispettosa dei beni che aveva avuto in dono dal Signore. Ed era anche generosa con chi aveva bisogno di acqua , al punto da soddisfarne tutti i fabbisogni per uso potabile, agricolo ed industriale. C’è una condotta, la cosidetta canna del Sinni che è un fiume da 16 mc al secondo , il che è quanto dire, che porta l’acqua alla vicina assetata Puglia.
Ad essere troppo generoso, si passa per fessi ed è quello che è successo alla Basilicata sempre attenta alla spesa e poco attenta alla resa. Fin quando ha funzionato l’Autorità di bacino, che era regionale di diritto ma interregionale di fatto, non ci sono stati problemi, né di distribuzione dell’acqua né di manutenzione degli invasi, né di fissazione delle quote da attribuire ai vari settori o alle varie regioni. C’è stato, mi sembra nel 99, uno storico accordo di programma firmato tra Ministero dei LLPP , Regioni Puglia, Calabria( per l’alto Ionio) e Basilicata in cui quest’ultima, depositaria di veri e propri Santuari dell’acqua, si è impegnata a fornire centinaia di milioni di mc per uso condiviso, il primo accordo di programma del genere. La risorsa era condivisa con un sistema istituzionale abbastanza snello: i due presidenti di regione basilicata e Puglia, il rappresentante dello Stato ( provveditore OOPP) i due segretari generali dell’aurotià di bacino: 5 persone che discutevano di quantità, ristori, spese comuni. Diversi incontri avevano all’odg anche l’aggiornamento annuale della tariffa dell’acqua all’ingrosso di cui è bene spendere qualche parola.

DIAGRAMMA DEI LIVELLI IDRICI DI MONTECOTUGNO. DA NOTARE LE DRAMMATICHE EMERGENZE DEL 2001 E 2008
La Tariffa dell’Acqua all’Ingrosso, come già accennato, si compone di due componenti: quella industriale (costo di produzione dell’acqua), devoluta al “gestore” del Sistema idrico Primario cioè all’EIPLI (Ente Irrigazione) che, benchè posto in liquidazione da oltre 20 anni, ancora continua ad operare in attesa della costituzione di una società pubblica, partecipata dalle Regioni Basilicata e Puglia, da ogni altra Regione meridionale che intenda partecipare e dallo Stato e quella ambientale (costi per il riequilibrio ambientale, sottrazione di aree e mancate oppurtunità), ben più cospicua della precedente, che è riconosciuta alla Regione Basilicata.
La tariffa, differenziata per i diversi usi, si è rivelata importantissima perché finalmente con l’AdP veniva affermato il principio dell’acqua quale bene economico non disponibile in quantità illimitata per la cui produzione vengono sostenuti dei costi che vanno annualmente riconosciuti a chi li sostiene (EIPLI e Regione Basilicata).

PLANIMETRIE DELLE INFRASTRUTTURE IDRICHE
Fin dai primi anni 2000, i soggetti utilizzatori Acquedotto Pugliese in primis, ma anche l’ILVA di Taranto ed i Consorzi di Bonifica (lucani, pugliesi e calabresi) hanno seppure con qualche ritardo, provveduto a remunerare il gestore, altrimenti avrebbe chiuso da tempo i battenti e la Regione Basilicata.
Negli ultimi anni la situazione è cambiata.
Diciamo che fino al 2018 le cose hanno funzionato abbastanza bene. Una citazione di merito va riconosciuta all’Autorità di Bacino della Basilicata che anno dopo anno ha svolto una importantissima funzione di supporto al Comitato in quanto predisponeva i prospetti di ripartizione della risorsa per mese, per regioni e per uso, programmava gli interventi da realizzare sugli schemi, aggiornava i valori della tariffa dell’acqua all’ingrosso, inoltre è stata per cinque anni la struttura tecnica di supporto al Commissario delegato (Presidente Regione Basilicata) per fronteggiare le drammatiche emergenze idriche vissute negli anni 2001 – 2002 e 2008.

LO SCHEMA BASENTO -BRADANO, LA GRANDE INCOMPIUTA
Con l’avvento dell’Autorità di Bacino Distrettuale (2018) che di fatto sopprime le Autorità regionali, le cose sono cambiate molto in peggio, almeno per la nostra Regione.
L’Autorità Distrettuale come quella dell’Appennino Meridionale a cui apparteniamo, ha sede a Caserta ed opera in un ambito territoriale vastissimo che prende mezzo Lazio e si espande fino a Reggio Calabria. Stando così le cose è praticamente impossibile pianificare e controllare il dissesto idrogeologico ed il rischio idraulico associato ai corsi d’acqua, con tutti i gravi problemi che ne conseguono.
Se a ciò aggiungiamo che alle funzioni prima esercitate dall’AdB della Basilicata in seno all’Autorità di Governo dell’AdP, i molteplici commissariamenti conferiti alla Segretaria Generale (Dott.ssa Vera Corbelli) hanno aggiunto alla stessa i compiti di programmare e gestire gli interventi sulle infrastrutture primarie lucane già di competenza di EIPLI, comprendiamo bene che la nostra regione è stata completamente esautorata da queste questioni.
Difatti dal 2018 non incameriamo più gli oneri dell’acqua all’ingrosso (circa 18 Meuro all’anno), da circa tre anni non si riunisce più l’Autorità di Governo quindi la ripartizione per l’uso dell’acqua tra le diverse regioni e per i diversi usi, la tariffa dell’acqua (non più aggiornata) ed i relativi ristori annuali, la programmazione delle nostre opere ed infrastrutture e chissà quant’altro ancora, è finita nelle mani di una donna che si fa bella con le risorse degli altri.
Fatto sta che la nostra Regione consapevolmente o inconsapevolmente è di fatto fuori da tutto ciò che riguarda le dighe e la grande distribuzione idrica interregionale che prima governava con successo.
A proposito di dighe, fatta salva quella del Pertusillo (ad appannaggio quasi esclusivo di Acquedotto Pugliese) e poche altre, quasi tutte, a distanza di decenni, sono in esercizio provvisorio (non collaudate) e come tali hanno subito una riduzione dei carichi idrici cioè non lavorano a pieno regime, da parte del Ministero.
Questo è il motivo per cui “si getta l’acqua “ di Monte Cotugno che è il nostro invaso strategico. Oltre a ciò, non si fa alcuna manutenzione sugli schemi, ci sono opere appaltate e da avviare (Irrigazione distretto G in ritardo di almeno 10 anni), altre da sistemare subito perché cade a pezzi (adduttore Acerenza-Genzano), le verifiche sismiche di tutte le dighe in esercizio provvisorio oltre alla messa in sicurezza di tutti gli invasi.
A questo si aggiunge che nessuno ancora ha messo sul tavolo il gravissimo problema dello sfangamento di molte dighe che a causa dei molti sedimenti stanno diminuendo la potenzialità di accumulo. E’ insomma una gravissima situazione , che si perpetua nell’indifferenza generale ,e che è resa drammatica dalla mancata conoscenza dei fatti da parte della nuova classe politica e da una dirigenza che si è liquefatta, messa completamente all’angolo dall’Autorità di Distretto!! Se non ci svegliamo, qui ci tolgono pure le mutande.!
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