
Armando Tita*Mai potevamo immaginare l’ennesima morte bianca condita da tanto cinismo e da tanta insensibilità. Mi riferisco alla morte dell’operaio precipitato da un’altezza di dieci metri in un cantiere di Leini nel torinese . I suoi colleghi ,fulgidi esempi di solidarietà, hanno accompagnato il povero disgraziato morente al Pronto Soccorso con una versione del tutto inverosimile : “Era a casa sua …ed è precipitato” Una versione che non ha convinto i medici e i poliziotti presenti al nosocomio . La verità è stata acclarata qualche ora dopo. Come sempre l’indifferenza e l’oblio seguono il solito freddo comunicato stampa. Ci eravamo illusi che il caso “GKn” di Firenze del novembre 2023 avesse ripreso le forme di azioni e di rivendicazioni che ricordavano, almeno in parte, quelle che avevano caratterizzato il ciclo di protesta operaia degli anni settanta e ottanta. Va segnalato, a tal proposito, il lavoro di ricerca del sociologo Alessandro Pizzorno che ci aiuta a focalizzare l’attenzione sui modi in cui emerge la solidarietà operaia e la lotta sindacale di questi ultimi anni . Ultimi anni che ci aiutano a comprendere, al meglio, il picco e il declino dei conflitti lavorativi. Non è mia intenzione sparare a zero sugli operai del Cantiere di Leini, ma , dobbiamo amaramente costatare che vi sono ambienti lavorativi in cui lo sfruttamento si avvicina di molto ad un sistema semi schiavistico(come lo sfruttamento caporalesco a cui sono sottoposti i lavoratori delle campagne in maggioranza extracomunitari) . Non va sottaciuta la situazione di supersfruttamento che si attua all’interno di molti magazzini della logistica. Tutto ciò è dovuto a normative iperflessibili e pletore di contratti differenti che hanno agevolato la divisione dei lavoratori in stabili, precari, apprendisti e via dicendo. Di fronte a tale terrificante e orrido sistema contrattuale ogni operaio è debole nei confronti del suo “padrone” ed è in balia delle sue decisioni. Il “Divide et impera”, il “dividi e comandi” è acclarato e la presenza di tanta manodopera extracomunitaria pone il lavoratore “autoctono” in una condizione disarmante di sotto ricatto. Ecco spiegato plasticamente il pavido, ambiguo e ingiustificato comportamento dei lavoratori di Leini. Particolare sensibilità fu espressa dalla Diocesi di Prato dopo la morte della povera Luana, giovanissima operaia di Prato schiacciata da una pressa. “Una morte frutto del declino” come ebbe a dire il Vescovo di Prato. Pure Noi non abbiamo mai dimenticato la morte del giovane Antonio dell’Azienda Ageco di Tito, stessa amara dinamica di Luana. Ricordiamo la memorabile “Giornata per le morti bianche” vissuta a Potenza con il Vescovo Superbo e tanti giovani di Libera e dei Movimenti cattolici negli anni scorsi. Sensibilità oggi del tutto evaporata nella società liquida lucana. Le tante sensibilità e le tante “premure” delle cosiddette agenzie educative dell’epoca, Chiesa, Scuola e Famiglia verso queste ingiuste morti bianche sono amaramente dimenticate. Da anni, purtroppo, assistiamo al “deserto” pur avendo il triste primato delle morti bianche sui Cantieri e soprattutto in Agricoltura. Le morti in agricoltura meritano un capitolo a parte. L’INAIL ci ricorda che siamo i primi in Italia. Che sciagurata primazia. Una posizione di PRIMATO che non amiamo e non vogliamo. L’ennesima morte sul lavoro di uno dei tanti operai in un cantiere lucano fino a qualche giorno fa esaurisce in un sol giorno Il suo ciclo di attenzione. La lentezza istituzionale nel campo della sicurezza è terrificante. Mentre il pianeta della formazione approfondiva il dibattito sulla sicurezza, non solo, in termini di impianti, attrezzature e strumentazioni , ma, soprattutto, di “risorse umane” con le figure emergenti dell’epoca, i cosiddetti “security manager”, le istituzioni non hanno mai ritenuto opportuno accelerare la normativa di riferimento. Abbiamo dovuto attendere tanti anni per approvare la famosa “626” del 1994. Incoscienza, Indifferenza, Insensibilità che fanno impallidire i pochi lucani dotati di bontà e di buona volontà. In questo campo la Regione non ha più riproposto e “imposto” come avveniva nel passato moduli formativi mutuati sulla sicurezza. Da tempo immemore la Regione Basilicata ha assunto un ruolo di puro spirito notarile o di mero “ufficiale pagatore”. Non esistono più controlli efficaci . In queste condizioni sarà difficile riproporre la figura di un “security manager”. Avevamo chiesto alla CEI lucana un semplice e umile minuto di raccoglimento e di riflessione sulle morti bianche sia nelle funzioni religiose, sia nelle assemblee cattoliche . Per non dimenticare… facciamo lo stesso appello al generoso e umile Mons. Carbonaro, Presidente CEI/Basilicata e Vescovo di Potenza. Sono convinto che ci ascolterà.
*Sociologo e saggista