La rimborsopoli del MS5 scoperta dal programma televisivo ” Le Iene” costituisce un autogol che al momento non sappiamo quanto potrebbe pregiudicare il risultato della partita del 4 marzo. Per fare chiarezza si tratta di un contributo che ciascun parlamentare pentastellato deve trasferire, a titolo di donazione, dalla sua busta paga a un fondo per il mediocredito gestito dal Mise e destinato a sovvenzionare le piccole e medie imprese. L’entità del contributo è pari al 50% dell’indennità base parlamentare, pari a circa 2500 euro mensili, e in più quello che rimane dalla cifra non spesa perle trasferte, i pernottamenti in albergo o fitti di casa ed altro. È un patto tutto interno al movimento e accettato da tutti gli iscritti. Non averle versate queste cifre da parte di alcuni esponenti del Movimento non è un fatto penale, trattandosi di elargizione volontara, ma diventa unf atto politicamente enorme dal momento che di queste devoluzioni il Movimento aveva fatto un cavallo di battaglia al fine di dimostrare agli avversari politici e a tutti gli italiani che l’operazione: eliminazione dei privilegi, onestà e mani pulite partiva da esempi concreti e da atti verificabili. I giornali avversi al Movimento e anche quelli che sono equidistanti ne hanno fatot un caso politica nazionale, alcuni anche impropriamente parlando di truffa. Non si tratta, come si diceva, di reato perché è solo una mancata donazione su base volontaria però è la violazione di un patto con gli elettori, gli iscritti e il popolo italiano che costituiva la premessa per una fiducia ad un Movimento che dell’onestà aveva fatto il proprio manifesto elettorale. Costruire un’immagine di un movimento dal volto pulito, contro i privilegi, contro gli sprechi e contro gli abusi e le illegalità commesse dagli altri, comporta che la moglie di Cesare sia inattaccabile sotto tutti i punti di vista, e questo impegno è fallito. Rimborsopoli è una piccola crepa aperta e non sappiamo se basterà un dito per tamponare. Di Maio è fiducioso e tranquillizza che farà pulizia; ma quei candidati sono lì a ricevere il consenso del Movimento e probabilmente pronti ad essere rieletti in Parlamento, perchè i controlli non sono stati fatti al tempo giusto e oggi il treno in corsa non lo si può fermare. Una nota di merito riguarda, per obiettività, la parlamentare lucana Mirella Liuzzi che risulta tra le prime dieci dei deputati pentastellati che hanno versato le cifre più alte, con 218.000 euro nei cinque anni di mandato. Ieri tutti i parlamentari sono stati convocati a Roma per fare chiarezza e scoprire i furbetti: saranno una dozzina ma sono riusciti a trasmettere il messaggio che tutto il mondo è paese e che una cosa è professare l’onestà e la capacità di servire il paese, altra è praticarle. Che poi nessuno degli antagonisti abbia diritto di parlare è altra faccenda.
Giovanni Benedetto