Franceschini ha aperto l’Uovo di Pasqua in anticipo. La sopresa era già nota, ma che lo rompesse prima delle vacanze pasquali, ha spiazzato un po’ tutti togliendo anche la soddisfazione di farsi in pace questi tre giorni di vacanze. In queste cose il tempismo è importante, partire troppo presto o arrivare un po’ tardi possono avere le stesse conseguenze. Franceschini più che nel partito pensa a lavorare nel gruppo consiliare ai due rami del parlamento, dove le perplessità sulla linea dell’opposizione, sia ad un governo cinque stelle, sia ad un governo di centro destra, aumentano in ragione del fatto che molti dei parlamentari sanno che se passa l’ultimo tram per il potere e non lo prendono, per loro la storia finisce qui. Non si può essere parlamentari per più legislature e poi trovarsi ad essere fantasmi nel Transatlantico . La decadenza del centrosinistra è anche qui, in questa politica che si è consumata in carriere e in gestione del potere da parte di chi era dentro, senza mai aprire le finestre per vedere quello che accadeva nella piazza. Forse pensa proprio a questo Matteo Renzi quando alza i toni su una opposizione che –dice-“ ci farà bene”; che qualcuno o più di qualcuno vada a dare man forte ai vincitori, è qualcosa che per i disegni di Renzi ci può anche stare, ridandogli quella libertà al centro che potrebbe vedere la sua rinascita in un’area certamente a lui più congeniale e che può essere esplorata da chi è ancora giovane. Del resto se gli hanno sempre rimproverato di aver espropriato il partito portandolo ad un ibrido centrista , la giustificazione per andare avanti ce l’ha tutta. Il pericolo è che si rigiochi allo specchio la partita del 94 quando la Dc , intorpidita da uno schiaffo elettorale della stessa forza di quella del 4 marzo, si spaccò in due, con alcuni che guardarono a destra e molti che salirono sul carro con le bandiere rosse, pronte a prendere qualcosa in cambio dell’anima “donata al Diavolo“. Il crocevia è tornato di nuovo sulla strada. Gioca a favore di chi vuole attaccarsi al carro dei cinque stelle, il fatto che questi hanno iniziato a fare l’occupazione, più che a fare la rivoluzione: I sei punti con i quali si sono presentati sono veramente il minimo sindacale che offrono e che vanno, per due terzi nella direzione fin qui seguita dal Pd. I sei punti sono del propgramma pentastellato sono: abbattimento Irpef ed Irap, l’abolizione del pareggio di bilancio , il reddito di cittadinanza, la costituzione di una banca d’investimenti, l’abbattimento della normativa sul jobs act, la limitazione dell’immigrazione. Se cambiamo un verbo mettendoci rivedere la normativa sul jobs act, è esattamente quello che si stava facendo, con rtenzi e Gentiloni, ad eccezione dell’abolizione del pareggio di bilancio che non te lo faranno fare nessuno, perché è entrata nella costituzione nel 2012. Per il reddito di cittadinanza già 900mila persone fruiscono del reddito di inserimento. Si mettono più soldi possibili e si cambia nome. Sulla eliminare dei vitalizi e la riduzione degli emolumenti dei parlamentari c’è poco da fare. Bisogna concedere un trofeo per la vittoria. Che poi, a giudicare da come hanno fatto molti dei cinquestelle, per il principio dei vasi comunicanti escono come riduzioni di stipendi e rientrano come rimborso spese. rocco rosa
CINQUESTELLE: SEI PUNTI DA MINIMO SINDACALE, FATTI PER IL PD
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