CIPRIA E LETAME: LA GRANDIOSA EPOPEA DELLA POTENZA OTTOCENTESCA

0

LUCIO TUFANO

Un legame ancestrale, antico, ombelicale, viscerale, per mancanza di fogne il 1874, un legame onirico, dei cacasenno, di contadini ed ex contadini senza cessi, con il buiólo sul primo gradino di antri dove si scende. In una città dove gli abitanti, al posto degli scudi e delle monete d’oro, sognano cascate di merda, dove i passanti distratti vi mettono il piede o per via ricevono pacchetti legati con nastro o spaghi come se fossero prodotti cosmetici già distribuiti dall’industria e dal consumo.

Un complesso generalizzato di Edipo per i cittadini che godono due volte, quando desinano e quando defecano.

Una città senza cessi pubblici, che ha a disposizione, immediatamente ad ogni svolta, l’aperta campagna, sa di poter fare in libertà in qualsiasi momento, come risposta alle persecuzioni e ai dispetti.

Perciò la seduta riservata è entrata nella cultura popolare, nei proverbi, nei motti, nelle barzellette.

Dove c’è ancora chi non è riuscito ad espellere tutto il veleno che trattiene dentro, così come per un complesso di castrazione o un mancato processo di completamento della propria personalità o di ossessione, di afflizione nel tentativo sempre vano di simulare e dissimulare la propria origine.

Una comune affezione degli adulti è per esempio la stitichezza.

«Una poderosa, immensa, cretacea montagna che smotta gradualmente nel Basento?».

È qui che ogni perbenismo, ogni velleità di distinguersi dagli altri, ogni ambizione, l’anelito fervido e la tenacia, il fervore nelle azioni, l’alacre presenza nel codazzo dei presenti, il bisogno di protezione, il complesso di persecuzione, costituiscono gli aspetti più salienti di una evidente volontà di fuga.

Una materia senza blasoni, comune, plebea, media, indistinta che non caratterizza origini illustri e non predilige il mantenimento delle anagrafi importanti.

«Nelle vicinanze del Largo Seminario, in vico Savoia, un cumulo di terra misto ad altre sostanze emana un puzzo insopportabile, per le inveterate e pessime abitudini dei nostri cittadini».

Oh santi numi! In un giornale subalpino è apparso il ditirambo che vilipende la città e offende il senso della ospitalità. Indigna i cittadini esasperati dalla prosopopea dei piemontesi.

Dovunque il guardo io giro

Merda dovunque miro

Spiri dovunque il vento

Puzzo di merda io sento:

Dunque in Basilicata

Potenza è una cacata?

Da Partenope Giove ubbriacato

Potenza con dolore ha vomitato.

Brulican corpi rabbiosi, insani

Ragazzi, ciuchi, porci gatti e cani

Merda, piscio, pidocchi ed altri insetti

S’ammucchiano perfino sopra i tetti

Dante questa cloaca bolgia disse

Accidia, ira, lussuria su vi scrisse.

Potenza fra la merda stassi

Merda son le contrade e merda i sassi

E merda troverai ovunque passi …

… Perfino i sacri bronzi

vanno echeggiando: stronzi … stronzi …!

Nel caffè cittadino si discute dell’oltraggio. Don Emilio Maffei, poeta e letterato, canonico della Cattedrale, chiede penna e calamaio e scrive la risposta.

Un pazzo ditirambo ed ubbriaco

Dal rimpinzato stomaco eruttava

Un rospo vii dal cavurresco laco,

Ei di merdosa e lussuriosa bava

Tanto la bocca sporcamente empiva,

Che il vero porco subalpin mostrava.

Nato e cresciuto della Dora in riva,

Al truogolo pasciuto di polenta,

Sazio dei nostri polli e manzi, arriva

Ad insultar con voce virulenta

Questa terra, che, stolta ergeva il grido

E voi veniste qui, porci puliti,

Ad ostentarvi principi e marchesi.

Noi vi ricordiam tutti allibiti

Per fame e freddo, miseri, cenciosi,

Dopo un mese paffuti e ben vestiti.

Voi buoni a nulla, ciuchi presuntuosi,

Macchine, modulisi, poltronieri,

Freddi egoisti e pretendenti esosi.

Questa è la vostra merda, e l’Alighieri

Voi contemplò nell’alte sue pitture,

E vi chiamò con termini più veri

Ruffian baratti e simili lordure.

Storico duello, schermaglia ingenua e rabbiosa ma che tuttavia imprime un suo marchio, reca una sua allegoria, rappresenta enunciazioni araldiche da trascrivere sulle pergamene municipali, da riportare nel gonfalone, nella grande smorfia dei significati, nel codice surreale, nella storia controversa di contadini piccolo-borghesi, la prima lite tra terrestri e polentastri.

E anche possibile che questo abbia potuto costituire un marchio infamante per coloro che invece avrebbero dovuto risalire ad una sorta di ragione biblica o di origine mitologica per capire quanto di invulnerabile e di sacro vi sia nella atroce eresia di sporcare.

E forse questo passato che li ha resi conformisti, invidiosi l’uno dell’altro, furbi anzichenò e prudenti e con un olfatto intollerante e schizoide, conservatori ad oltranza che fa rima con panza e con crerenza.

La verità è che i bronzi, la parte nobile del metallo, col tempo e le intemperie si sono ossidati e quasi ormai se ne sono andati. Quella che invece rivela inaudite capacità di resistenza è una oligarchia di stronzi, che si tramanda. 

Tutto risale all’epoca delle feci difficili a trattenersi, alla epopea della pancia, del panciotto fustigato, del chi troppo si abbassa il culo mostra, del chi si corca cu’ i crìature, a questa fuga dall’infanzia contadina, all’ostinato rifiuto del campo concimato dallo stereo, come Merdaruolo.

Sono le viscere putrefatte della città ripudiate dalla frenetica ricerca di nascondere i rifiuti dentro i tubi della fognatura, viscere moderne del nuovo apparato digerente che convogliano altrove le ambigue ragioni della piccola borghesia, rete di tubi che filtrano altri tubi, fognature e condotte che trasudano il dolore, il sudore della classe dirigente, il malore della gente, lo sforzo di non produrre niente.

Vennero le fogne, l’impianto di depurazione e il gesto dell’ingegnere che beve nel bicchiere tutto d’un fiato il potabile fato della città. 

Aggrappata a queste vecchie mura, la storia dei poveri e dei ricchi. Attorno a questo mucchio, a queste pietre grigie, la fiaba contadina del letame: aria frugale, agreste, rispetto al delicato odore di gala e di eleganza.

Spudorata ebbrezza rurale, mescolanza di fieno marcio e stereo, contro la cipria, pudibonda polvere onirica, utilizzata piano, leggera, di specchiere situate nel tepore delle camere, guance, giochi del carnevale, gardenia settentrionale. Aristocratica polvere, nuvola, pulviscolo che invade le toelette e i camerini delle ballerine.

Malinconia del Pierròt, frivolo pallore aristocratico, fascino discreto della opposizione al cattivo odore.

Contro le convivenze, le coabitazioni di uomini, bestie e bambini, i comportamenti animali, promiscuità e didattica dell’Esopo totalizzante ed ossessivo, la cipria è maschera antigas, polvere refrattaria, spray, bomboletta delle bombette, soffice piumino, batuffolo impregnato per le acconciature alla moda, ventaglio a piume dei faraoni, Cleopatràs lussuriose, riti del pavone, allodole sul becchime e la zizzania nei campi di frumento.

La signora s’incipria talcolfatto in toilette water e la gonna è un balconeche si gonfia. La città, al centro del mondo, fa arrivare dalle periferie, Napoli, Milano, Torino: old lavander and spring, after shaving lotion, rose by rose. Da Palermo: il bergamotto, lo spirito del limone per le tasche, le camicie e i colli inamidati, polsi, gemelli, ascelle, per quelli di Portasalsa e di via Roma, dopobarba, spruzzi e sprazzi, lanoline soaps, beauty per il bavero del commendator, in contrasto con il fiato caldo che proviene dalle mucche e che alimenta le lucciole sotto il muraglione. Pare-fumiers, fumo di ieri, etimo nostrano.

I signori stanno sopra e sotto stanno gli stallieri, gli scudieri. Si instaura una scala, un piano sociale, una curva di livello che i geometri si affrettano a disegnare, un parametro fisso.

Chi sta su odora, chi sta giù puzza. Ma i contadini hanno trasferito l’odore e le case.

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento