ENI, COLLANINE E SPECCHIETTI IN TERRA LUCANA

0

Non ci sono elementi certi per dare un giudizio sul declamato piano di investimenti dell’Eni nella valle di Viggiano, ma è già chiaro che l’enfasi ce l’hanno messo i giornali più che De Scalzi. Si è scritto pomposamente di  passaggio al sostenibile, di inizio della decarbonizzazione,  di svolta green e invece di tutto questo non si è sentito assolutamente niente in quelle poche  anticipazioni del dell’AD dell’ ENi, che ha parlato solo di “progetto interessante”. Ci sono investimenti si, ma sono indirizzati soprattutto a migliorare la resa dell’impianto, sia dal punto di vista dell’efficienza energetica, sia dal punto di vista della correzione di quelle cause che hanno comportato lo sversamento delle acque trattate. I due lotti di fotovoltaico, per una potenza ciascuna di 2 mw, servono all’Eni per risparmiare sulla bolletta energetica vista l’alta voracità dell’impianto.  Un affare privato su un suolo recuperato, pensiamo in area industriale. L’altra opera riguarda un impianto di nuova progettazione  per il trattamento del 100 per cento delle acque di risulta, cioè dopo le polemiche sulla Sindyal  e l’abbandono del progetto originario, il Cova si fa un impiantino più piccolo per evitare di conferire le acque al depuratore consortile.  Le polemiche sul progetto Syndial sono ancora nelle nostre orecchie. Scriveva un anno fa Antonio Bavusi, che sui temi ambientali è Vangelo, ” Il progetto “Blue Water” prelude ad un cambio di strategia da parte delle compagnie petrolifere in materia di smaltimento di reflui liquidi del petrolio. Associazioni, comitati e cittadini paventano il rischio che questo nuovo sistema renda sempre meno tracciabile il ciclo dei rifiuti, dalla loro origine al riciclo e smaltimento (di quella parte non “riciclabile”). Insomma, potrebbero più facilmente essere aggirati i limiti dei contaminanti consentiti nei reflui del petrolio, puntando a diluire, differenziare e frazionare i loro quantitativi, con la conseguente difficoltà, da parte di enti pubblici, di monitorare, controllare, in modo continuo, il funzionamento dell’impianto che solo in apparenza funzionerebbe “a ciclo chiuso”.  Vedremo se questa nuova progettazione sarà in grado di soddisfare le esigenze di tutela ambientale. C’è poi la sala operativa e il centro di monitoraggio ambientale, anche qui apparecchiature di nuova generazione per il controllo delle emissioni. Infine il progetto “agrivanda” per la produzione di piante officinali in terreni non utilizzati, e un centro per la sperimentazione e di formazione agraria. Insomma la sistemazione dell’area, l’efficientamento della fabbrica, e l’assolvimento degli obblighi di monitoraggio sono il 90 per cento un investimento interno , il 10 per cento un contentino alal comunità. Ognuno fa il proprio mestiere e l’Eni, da quando è una società pubblico- privata, il privato lo sa fare benissimo , il pubblico un po’ meno. Ma non è colpa del grande manager petrolifero se abbiamo una classe che non sa affrontare i problemi, con un Sindaco e un Sindacato che la sola cosa che hanno saputo dire nella circostanza  è che 200 posti di lavoro sono pochi, ce ne vogliono quattrocento. De Scalzi, vada pure avanti, e mandi collanine e specchietti in erritorio lucano. Qui c’è una colonia indiana. Rocco Rosa

 

Per capire di che parliamo leggasi questo articolo pubblicato su First on line

La Sicilia vuole la prima Green Energy Valley

Il Ministro Costa visita la raffineria di Milazzo, dove sta prendendo corpo un progetto di riqualificazione energetica della zona. Al centro del piano le tecnologie innovative dell’Eni.

La Sicilia vuole la prima Green Energy Valley

Il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa è stato a Milazzo, sede di una delle più grandi raffinerie d’Italia. Un segnale del governo verso aree ad alto rischio ambientale? Per gli ambientalisti e i siciliani un evento importante, anche se  gli hanno ricordato che è  dal 2006 che qui si lotta per una completa riqualificazione territoriale. La giornata di Costa ha prodotto molte buone dichiarazioni cha andranno, però, verificate nelle prossime settimane. Soprattutto per i soldi da spendere per rilanciare l’area. Ma chissà se proprio qui , nel comprensorio del Mela, nascerà anche  la prima “ Green Energy Valley” italiana . Un progetto ambizioso, mutuato sulle criticità ambientali dell’area per il pesante inquinamento prodotto dalla storica raffineria. Da quelle ciminiere di fronte alle isole Eolie che hanno riempito pagine di denunce di Legambiente , Italia nostra, dei verdi, della sinistra , fino a quando pochi giorni fa non ha preso piede un piano di riconversione energetica. 

Proprio Italia Nostra ha dato spazio al progetto ideato da un ingegnere siciliano – Giuseppe D’amico – che a breve dovrebbe partecipare ad un tavolo tecnico con i vertici dell’Eni per verificarne le intenzioni.  Le notizie locali sono rassicuranti. Tutto viene percepito come una svolta, un  operative business di economia circolare che vedrebbe la nascita di una “Green Refinery”. L’Eni è parte in causa, per la sua tecnologia Ecofining, che ricava green diesel di qualità da oli vegetali. E’ il partner più importante per capire davvero cosa e come fare . Se riusciamo a sostituire le cariche fossili con quelle rinnovabili – ha spiegato D’Amico –  avviamo un  processo che eliminerebbe i maggiori inquinanti attualmente prodotti , come lo zolfo e i policiclici aromatici. Il colosso energetico del resto,  ha già fatto questa operazione nel 2013 negli  impianti di  Porto Marghera . E qualcosa è in corso anche nell’altra grande raffineria siciliana di Gela. 

I tempi sono importanti perché le nuove tecnologie devono fare i conti con la concorrenza e gli investimenti di medio lungo periodo. La Sicilia, guarda caso, in queste settimane affronta il nuovo piano regionale energetico con una grande quantità di investimenti. Non sarebbe insensato mettere insieme le esigenze della grande industria e dei  territori ( assai stufi di impatti energetici negativi ) per dare gambe al progetto della “Green Energy Valley”. Il Ministro Costa, approfittando della sua visita, potrebbe stimolare le parti in campo. 

Quando il progetto D’Amico è stato presentato nei Cantieri Zeta di Milazzo, gli ambientalisti hanno fatto riferimento a documenti tematici delle Nazioni Unite. Come tutte le proposte innovative in tema di abbattimenti climalteranti, il progetto ha l’ambizione di eliminare la dipendenza dal petrolio in Italia e fuori. E’ difficile che ciò avvenga nel medio periodo, con buona pace degli obiettivi sulla decarbonizzazione al 2030. Un traguardo, non ci sono dubbi, ma con ancora molti ostacoli. Tuttavia il riferimento al rapporto dell’IPCC (Intergovernmental Panel of Climate Change) delle Nazioni Unite di Katowice del 2018 , da parte di chi ha a cuore il destino di questa parte di Sicilia, ci sta tutto. Gli scienziati hanno indicato la necessità di destinare nel mondo qualcosa come 7 milioni di km2 alla coltivazione di biomasse per la produzione di biocarburanti. Qui dove si è in ritardo con le bonifiche territoriali ed una lunga serie di altri interventi di rigenerazione,  c’è la necessita di spendere soldi in modo oculato, oltre che green. La new valley sarebbe la via d’uscita. Magari a livello governativo se ne immaginassero altre in altre Regioni.  La raffineria di Milazzo in pochi anni sarebbe completamente rivista e senza compromettere i posti di lavoro. Se si arriverà ad una sintesi – come è da sperare- si creeranno spazi per la produzione di chimica verde, per le bioplastiche e supporti per le imprese dell’indotto. Una nuova concezione della produzione di energia dopo quasi 60 anni dalla sua inaugurazione.

Condividi

Sull' Autore

Avatar

Quotidiano Online Iscrizione al Tribunale di Potenza N. 7/2011 dir.resp.: Rocco Rosa Online dal 22 Gennaio 2016 Con alcuni miei amici, tutti rigorosamente distanti dall'agone politico, ho deciso di far rivivere il giornale on line " talenti lucani", una iniziativa che a me sta a molto a cuore perchè ha tre scopi : rafforzare il peso dell'opinione pubblica, dare una vetrina ai giovani lucani che non riescono a veicolare la propria creatività e , terzo,fare un laboratorio di giornalismo on line.

Lascia un Commento