“Collettivo femminista”, la prima tessera del femminismo lucano

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Era il 1975 quando il femminismo arrivò anche in Basilicata. Proprio a quell’anno risale, infatti, la nascita di “Collettivo femminista”, il primo della regione. Fondato a Potenza da un gruppo di giovanissime, molte delle quali provenienti dai movimenti cattolici di base, riuscì ad intercettare e raccogliere le istanze di cambiamento e di lotta di molte donne lucane.

All’epoca si iniziava a far politica molto presto. Io ho iniziato ad occuparmene a quattordici anni con la battaglia sul divorzio”, racconta con orgoglio Fiorella Glielma, una delle protagoniste di quell’esperienza ed attualmente Presidente dell’Associazione Equomondo.

In un primo momento la giovane età e l’isolamento dell’area lucana crearono alcune difficoltà nel contatto con le altre realtà femministe della penisola, ma ciò non limitò né ridimensionò in alcun modo l’istanza di profondo cambiamento del gruppo potentino. Il confronto con gli ambienti femministi extraregionali arriverà dopo, quando alcune di loro andranno fuori a studiare.

Collettivo femminista” si riuniva inizialmente presso la sede della comunità di base di Montereale, poi per qualche tempo nella sezione del Partito di Unità Proletaria ed infine in in Vico Fratelli Assisi, nel centro storico della città, in quella sarà la sua sede fino al terremoto del 1980.

Il gruppo era variegato al suo interno, poiché composto da donne con storie politiche differenti: c’era chi proveniva dall’esperienza cattolica delle comunità di base e chi, invece, dalla sinistra extraparlamentare. Studentesse, ma anche lavoratrici.

Le persone che diedero vita a questo collettivo femminista venivano da diverse formazioni politiche, ma non da partiti, a cui nessuna di noi era legata”, aggiunge infatti Fiorella, precisando che si trattasse di un tipo di organizzazione del tutto diversa da quella partitica; non verticale, ma orizzontale, senza leader e gerarchie interne.

La battaglia sul divorzio era già stata vinta e così si discuteva di aborto, di violenza sessuale, di salute mentale, lavoro domestico e contraccezione. Si organizzavano riunioni, campagne politiche, si discuteva, si manifestava nelle strade, nelle scuole e nelle piazze. Ogni battaglia politica nasceva da una riflessione che trovava nella pratica dell’autocoscienza il suo punto di forza. “Lo slogan: Il personale è politico – spiega Fiorella – era il punto di partenza di tutte le battaglie politiche”.

Non sarà poi certo il cosiddetto “riflusso” degli anni Ottanta ad arrestare le lotte delle femministe lucane che, pur cambiando le modalità e le forme, non sparirono, come spesso si vuole far credere. Il gruppo non si scioglierà, ma si trasformerà in un “Centro di informazione per la donna” (CID), in concomitanza con i fisiologici mutamenti del nuovo contesto storico. L’impegno femminista si è protratto nel corso degli anni e alcune delle “ragazze degli anni Settanta” nel 2006 si sono poi ritrovate attorno all’esperienza dell’Associazione Equomondo, composta da sole donne, continuando a custodire e preservare la preziosa eredità di una storia ribelle, perché “il femminismo, oltre ad essere esperienza politica, è una scelta di vita che non viene mai meno”. 

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Sull' Autore

Michele Petruzzo

Nato a Potenza in una calda notte di agosto del 1994. Storico, appassionato di politica e tifoso della Roma. Ho studiato a Bologna, dove ho conseguito la laurea magistrale in Scienze storiche con una tesi in “Storia delle donne e dell'identità di genere”. Ho frequentato la Scuola di giornalismo della Fondazione Lelio Basso e ho collaborato con “Il Manifesto”. Adoro la letteratura e il mare.

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