COME I CINESI, IL MALE E LA CURA

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ANNA MARIA SCARNATO

Ricordate quante accuse fioccarono da ogni parte del pianeta alla Cina dove ha avuto origine il Sars-covid due anni fa? E un’onda di rabbia si scagliò contro la sua cultura, gli usi e costumi di un modo di fare commercio, nel mantenere riservati i sospetti divenuti certezze sulla pericolosità di un virus e sulla forza di propagazione.Per un po’ di tempo si è preferito disertare gli empori cinesi così numerosi sul suolo italiano, per poco perché si è tornati a comprare laddove il prezzo convince e non ci si interroga sulla qualità del prodotto. Anzi, nell’emergenza iniziale che ci sorprendeva scoperti e indifesi mentre necessitavano mascherine e respiratori per far fronte alla drammaticità degli eventi che un Piano nazionale di prevenzione sanitaria obsoleto non aveva considerato, la Cina da accusata è stata quasi perdonata nel porsi solidale e soccorritrice di un popolo che aveva urgente bisogno di proteggersi da un contagio partito da quella terra, da quei mercati di animali vivi, se non da un laboratorio. La Cina, panacea seppure temporale  dell’emergenza e fornitrice, poi, di materiale sanitario  tramite contratti con il governo italiano passati come donazioni ma in realtà rivelati come acquisti di importante valore, si è configurata a chi era con l’acqua alla gola  il male e la cura, si direbbe. Ma è solo una contraddizione, uno dei tanti esempi  di un tempo che è solito presentare carattere di superficialità, di dimenticanza delle conseguenze di atti non corretti, di reticenza e scarso scrupolo nell’ammettere i propri errori. La Cina , il male ….. , il rifiuto di immediati controlli da parte di autorità scientifiche occidentali per stabilire l’origine del virus e studiarne insieme una cura. E mai un riferimento ai versi del teso poetico” Ossi di seppia” di E. Montale risulta più calzante:  ”Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l’animo nostro informe (verso 1-2) , “non domandarci la formula che mondi possa aprirti (verso 9), “ codesto solo oggi possiamo dirti”, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”( verso 11-12).  La Cina , la cura, l’aiuto con l’invio di medici e infermieri…. Il male, la cura, aspetti  non difficili da trovare nella nostra cultura che si ritiene diversa da questi paesi nella lingua, nella religione, nelle usanze, nell’ideologia politica. Non difficile in un Paese che spesso è preso ad esempio per le decisioni politiche più efficaci ora in tempo covid, per l’osservanza di regole della popolazione ma dove spesso la parola che per l’uomo antico veniva udita e rispettata, oggi non sembra essere più fonte di conoscenza e saggezza di fronte ai drammi che caratterizzano l’epoca in cui si vive.  E il male anche qui è furbizia, reticenza, nascondimento, qui dove la democrazia dà fiducia all’uomo che mai si potrebbe pensare possa approfittare di un contagio, di un male per farne altro ancora, salvo poi scoprire che di necessità si fa virtù spesso più che da parte dei politici al comando quanto di chi gestisce le commesse legate alle emergenze. E la questione Arcuri e Pivetti pare, fino a prova contraria, che, invece, le necessità le hanno convertite in virtù finanziarie per loro ovviamente, se così alla fine dovesse risultare. Sconcerto  di fronte a falle di non poco conto, rassegnazione che spesso si fa seguire da una persuasione sommatoria  del tipo:”ma son tutti così”, confusione di fronte alla mancanza di chiarezza per distinguere tra donazioni e acquisti, tra generosità e profitto. Possibile che chi  dovrebbe provvedere alla cura delle persone si aggiunge, approfittando di un’emergenza, al male che già imperversa e nel quale come male si configura e si confonde?

La chiarezza della comunicazione, la parola, devono mirare alla risoluzione del problema, ad alleggerire gli animi conturbati della gente. E intervenire in tempo se solo si ritenesse la collaborazione di tutti  una risorsa inderogabile per il bene comune, se i problemi non venissero accantonati o solo sottovalutati, si potrebbe vivere meglio. Non so perché, a questo punto, si instaura un collegamento pensando a sottovalutazioni di problemi che portano a mancanza di risposte nella mia realtà, per non parlare di altre, dove un’amministrazione capeggiata dal sindaco attuale, già allertata nel 2018 da tracce di sversamenti maleodoranti e scuri nelle acque di un canale che sfocia nel mare di Metaponto, non si è mossa abbastanza se la situazione già allora analizzata dava risposte non chiare ma discutibili e da approfondire, considerata l’aria malsana che nell’abitato Borgo e sulla spiaggia si respirava. Il male…..era forse meglio non portare ancora più a galla quel liquido di indubbia provenienza a svantaggio della stagione estiva e dell’immagine della Magna Grecia sulle cui rovine si vuole poggiare un’economia turistico-alberghiera? O meglio aspettare per non  rischiare l’ attesa  bandiera blu per il mare tra i più puliti delle coste italiane? Non si comprenderebbe, se così fosse, il motivo di un immobilismo amministrativo  nei confronti della salute del mare, di ogni terra attraversata dalle acque scure e nauseandi, della tutela della qualità di vita della gente autoctona e ospite occasionale. “Non chiederci la parola che squadri da ogni lato l’animo nostro informe” sembra ripetersi e trovare verità in un contesto reale . Ma per fortuna  si viene a conoscenza, dopo le ultime analisi sollecitate da COVACONTRO e dalla PROLOCO di Metaponto nella persona del prof. Pino Gallo, che i valori di sostanze inquinanti sono superiori a 20 volte la soglia di legge( 30-12-2021). Basta cliccare sul video allegato per rendersene conto.  Né i cittadini metapontini sembrano più conturbarsi, considerato il sostegno per ben due legislature allo stesso Sindaco e alla rappresentante metapontina che li ha distratti dall’importante problema con le giostrine per bambini fatte collocare in un piccolo parco giochi e l’amore per lo spettacolo delle Naiadi della mitologia greca che in verità, secondo la leggenda, ninfee delle acque,  proteggevano la terra rendendola feconda e guarivano le persone che in essa si immergevano.  Un controsenso che fa scandalo e che fa male alla cultura e alla salute di un popolo  così amministrato. Ma chi del male non si è preso cura, ecco che il riferimento ai cinesi trova un collegamento, oggi in piena emergenza covid-delta-emicron vaccina in prima persona la popolazione sostituendosi ad una azienda sanitaria territoriale che arranca, ad un’assenza della Regione al controllo del territorio e delle sue necessità.  E l’amministrazione diviene   curatrice del popolo. Ma la sicurezza di un territorio non passa solamente attraverso la somministrazione di test e vaccini ma ingloba la tutela della qualità dell’aria che si respira, delle acque che lambiscono le terre e incontrano i mari. Come i cinesi? Male e Cura? La politica di Salvini ,  così come è esercitata, non è una garanzia per la realtà territoriale di tutta la penisola e soprattutto di Bernalda e Metaponto.  SAL-VI….due sillabe che  potrebbero rappresentare tutto l’opposto.

 

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