Come procede la liquidazione dell’Asi di Potenza? 

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PIETRO SIMONETTI

Riferiscono fonti certe, sul terreno della ricerca in tempo reale, che il Liquidatore, con esperienza vasta  in diversi campi della pubblica amministrazione, e forte  della problematica della laguna veneziana, inizia a capire di essere entrato , venendo a Potenza, in un vero ginepraio, tanto irto di spine da fargli scappare  qualche frase in gergo romanesco che non è proprio fine ma che dà l’idea di che cosa abbia trovato al Consorzio ASI. Così, mentre passa da un incontro alla Regione, dove è stato riconfermato per “interpretazione”, ad uno in Prefettura dove chiede rispettosamente consigli su chi ci si possa fidare, sollecita lo studio legale di Roma, cui è stato affidato il compito di guardare nei libri contabili, a consegnargli il report, già consapevole degli interrogativi emersi nella capitale circa tante fatture pagate senza contratto. Aspettando il peggio , come qualcuno con l’ombrello aperto anzitempo per non bagnarsi, ha avuto il tempo di mettersi le mani nei capelli per una situazione che è incredibilmente carente di documentazione, e che ha bisogno di essere dipanata punto per punto per capire che cosa c’è di attivo, cosa di passivo, quello che rimane in piedi e le cose da fare. Dire che non c’era una amministrazione è dire poco e questo spiega perché il precedente Commissario nominato da Bardi abbia rinunciato all’incarico, dopo aver inutilmente richiesto le cose che già avrebbero dovuto essere negli archivi di un ente economico territoriale: i contratti fatti, la mappa degli espropri, le cessioni , le aziende fallite, il censimento di quelle operanti, il pagamento degli oneri dovuti, con l’elenco di chi deve pagare e di quanto. Niente di niente. Un incarico che si rivela più difficile del previsto perché non c’è contezza dei debiti, non c’è contezza della situazione patrimoniale esistente, e onestamente il solo voler mettere mano alla realizzazione di un piano di liquidazione rappresenta una fatica immensa che avrebbe bisogno di ben altro sostegno.  Che la situazione si trascinasse da anni senza che nessuno si fosse mai preso la briga finora di porre la parola fine, è cosa nota. Meno note sono le cause e le responsabilità di questo crollo finanziario ed economico, a partire dalla caducazione della gara da 23 milioni per la gestione dei depuratori da una proroga infinita nell’attesa di una gara nuova che non veniva fatto e da ritiro dalla Stazione unica appaltante di una nuova gara dello stesso importo.  Tutto continua per proroghe mai deliberate dagli organismi competenti una vicenda incredibile che danneggia lavoratori, imprese e la Pubblica amministrazione. Per anni abbiamo descritto quanto accadeva  all’Asi, non da soli, la magistratura è anche’ intervenuta. La prescrizione, non l’assoluzione, ha provveduto per ora a non punire 20 anni di una gestione che ha portato alla liquidazione coatta per responsabilita’ di gruppi dirigenti dediti alla disamministrazione. A danno di grande parte del personale che ha lavorato come si doveva e che aspetta di uscire dal pantano e di rivedere la luce di amministrazioni più trasparenti e responsabili. Il trasferimento di questo personale  ad Acquedotto e ad Apibas deve a questo punto avere l’assoluta priorità nell’agenda di del Governatore Bardi.

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