COME RICOSTRUIRE IL CENTROSINISTRA

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Marco Di Geronimo

Forse non è molto chiaro: il centrosinistra non rinascerà mai più. Perlomeno non nelle forme di cui si discute adesso. Il manifesto di Calenda tradisce una debolezza teorica sconcertante. E la dinamica dell’uniti contro i barbari serve solo a rafforzare la scia di vittorie populiste. Ricostruire uno schieramento progressista sarà possibile solo con la distruzione del PD.

Il Partito democratico rappresenta infatti tutto ciò che non dovrebbe essere l’alternativa a questo Governo. Si tratta di una DC 2.0, in cui si tiene dentro tutto e tutti senza un minimo di coerenza teorica. Le ideologie saranno anche morte ma le strategie sono vive e vegete. Proprio l’idea di Salvini di convertire la Lega da partito regionale a partito nazionale ha implicato un cambio di passo teorico notevole. Che ha portato il Carroccio a sestuplicare i consensi.

Un partito privo di spessore teorico non serve al Paese. Le primarie che si tengono oggi non concludono nessun dibattito politico: la campagna di Zingaretti, Martina e Giachetti non ha portato nessun contributo alla funzione del PD. Il principale partito di centrosinistra continua a non avere riflessioni sulla linea, sulla visione e sugli orizzonti. È destinato a spaccarsi, perché ha «esaurito la sua funzione storica» (dice da mesi Roberto Speranza). È un retaggio del grande nucleo antiberlusconista in assenza di berlusconismo.

Serve avviare una riflessione seria su quale progressismo dare al Paese. Il manifesto di Calenda non può incarnare l’alternativa ai giallo-verdi. Non può perché Calenda sostanzialmente non va oltre il dogma dell’unità cristiana contro gli infedeli. Un modello elettorale che è votato al fallimento: dare un’alternativa significa condurre il gioco. E i valori dell’europeismo zuccheroso di Calenda e compagnia non hanno alcuna presa sulla popolazione.

Le prossime elezioni amministrative segneranno la fine del centrosinistra per come lo conosciamo. Il modello Abruzzo non riserverà particolari soddisfazioni nelle elezioni di maggio e di giugno. Anzi, dal suo arretramento apparirà palese che nessun centrosinistra a traino PD avrà presa sugli italiani. La logica oppositiva con cui PD e amici giocano le loro carte oblitera qualsiasi riflessione sul programma d’insieme. Che dovrebbe essere radicalmente ambizioso e di rottura col passato. Il contrario di quel che immagina Calenda.

Sarà proprio la mancanza di un DNA filosofico comune a impedire tanto la nascita di una coalizione quanto quella di un partito coeso e competitivo. La DC di un tempo aveva la capacità di far dialogare più correnti interne, radicalmente distanti tra loro sul piano teorico. Ma si trattava di correnti distanti, non antitetiche. Non prendiamoci in giro: non basta essere tutti antirazzisti e antimaschilisti per essere d’accordo. Senza la condivisione di principi politici di fondi è impossibile costruire un campo alternativo.

Oggi in Italia le cosiddette sinistre sono in profondo conflitto teorico tra loro. Anche all’interno degli stessi partiti. Basta dire che Fassina e Boldrini sono inconciliabili. La frattura che corre tra cosmopoliti ed eurocritici, tra moderati e radicali, non è risolta e non si risolve con una mera addizione antirazzista. È per ora impossibile costruire un centrosinistra unitario. Lo è finché non si ristruttura un nuovo mattoncino anticapitalista in quella coalizione. E lo è finché non si distrugge il PD. Il Partito democratico, per tenere tutti uniti, è costretto a impedire ogni dibattito teorico interno. O perlomeno a sterilizzarne le conseguenze politiche. È un partito che fonda la sua esistenza sulla sua vacuità proprio perché tutti sono in disaccordo al suo interno. In altri termini, deve tacere per sopravvivere perché normalmente non potrebbe essere un partito.

Un partito deve avere una linea coerente e una comunità che la segue. Questa è la lezione che Salvini ha dato all’Italia e che il centrosinistra dovrebbe raccogliere. Le ambiguità impediscono di adottare una strategia di lungo periodo, e perciò una strategia vincente. Tutte le strategie di breve periodo sono fallimentari: ne sono un esempio la scia di fallimentari cartelli elettorali della sinistra. Ma anche il carosello di congressi PD degli ultimi anni certificano l’inefficienza di un partito che basa la sua esistenza politica sulla sua inesistenza teorica.

La strategia da adottare per battere i giallo-verdi oggi e i conservatori (leggi: centrodestra) domani è ben diversa dalla crociata antirazzista evocata da Ministri convinti della propria bravura. Bisogna costruire un partito che combatta duramente contro lo status-quo, che sappia incarnare una forte alternativa di rottura con l’esistente e con il centrosinistra precedente. Un partito che incarni l’idea che chi lavora ha diritto a mangiare (concetto demodé agli aperitivi, ma attualissimo in ogni altro luogo). A questo partito socialista spetterà l’arduo compito di: (1) modificare gli equilibri interni nel centrosinistra e dargli una nuova formula; (2) riorientare i flussi elettorali in uscita effettiva o potenziale dal M5s e dal centrodestra, incarnando una spiaggia appetibile. Questa è la strategia: basta unirsi attorno alla fuffa, costruiamo una vera proposta politica.

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Sull' Autore

Marco Di Geronimo

Classe 1997, appassionato di motori fin da bambino. Ho frequentato le scuole a Potenza e adesso studio Giurisprudenza all'Università degli Studi di Pisa. Ho militato nella sinistra radicale, e sono tesserato all'Associazione "I Pettirossi". Mi occupo di politica (e saltuariamente di Formula 1) per Talenti Lucani. Scrivo anche per Fuori Traiettoria (www.fuoritraiettoria.com), sito web di cui curo le rubriche sulla IndyCar e sulla Formula E; per Onda Lucana (https://ondalucana.com/); e infine per Leukòs (https://leukos.home.blog/). In passato ho scritto anche per ItalianWheels.

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