DI SEVERINO LAPOLLA
Ciao Rocco, “salumiere mancato” e che mi manchi.
Ero alla commemorazione, ho ascoltato recensioni elogiative che esprimevano molto meglio di quello che avrei saputo fare io il comune sentire per l’improvvisa scomparsa: io so soltanto che avvertivo come se mi fosse venuta meno una parte di me ed ho ripercorso in un flasch tutto il nostro comune percorso di vita. L’ambiente in cui siamo cresciuti e che sto per descrivere fa riferimento ai primi anni 50 ; abitavamo in una via che si allora chiamava via Pasquale Grippo ( ora via Vespucci) ed era una strada in terra battuta che dopo un breve percorso sfociava in aperta campagna polverosa d’estate e fangosa d’inverno.
Era un rione composto di un gruppo di poche palazzine di periferia e, ricordo, quando venivo a casa tua (ovvero tutti i giorni) scorgevo dalla finestra della camera da letto una immensa distesa di spighe di grano. All’epoca era un rione giovane con stormi di ragazzini e ragazze che trascorrevano quasi tutto loro tempo per strada (intemperie permettendo) anche perché le case erano piccole e poi per ognuno di noi c’era quel senso di libertà che ti davano gli spazi infiniti, quei contatti con la natura e quel senso di possesso del territorio; quei contatti con gli animali e con gli uccelli di cui giocavamo ad identificare dal canto ;quelle scoperte e ci stimolavano ad esplorare angoli sempre più remoti annettendoli, poi , al nostro “dominio”.Era soltanto una pia illusione, ci rendemmo conto dopo, perché da cento finestre c’erano occhi che ci sorvegliavano in ogni momento ; avevamo cento mamme e cento papà che, all’occorrenza, intervenivano a “dirimere le controversie”,a volte intervenendo anche con le mani senza dare spiegazioni di sorta perché ” se ti ha menato significa che te li meritavi !”. Siamo venuti sù crescendo alla scuola della strada ( e questo anche negli anni della scuola) dove i più grandi cercavano di tiranneggiare i più piccoli e questo faceva aguzzare l’ingegno stimolando mille trucchi per cercare di non essere sopraffatto ; non so se oggi lo si definirebbe “bullismo” ; penso piuttosto che allora era soltanto una continua gara in cui prevaleva l’astuzia e questo contribuiva ad accrescere lo spirito di conservazione.
Con l’autunno di un certo anno andammo incontro ai primi traumi perché iniziarono le elementari e lì la tremarella nei confronti della maestra (allora il dialetto era imperante) che ad ogni espressione ci correggeva la dizione e per quelli che persistevano erano botte sulle mani ,ricordo, con una bacchetta piatta di legno (sì, c’erano le punizioni corporali!) . Era come imparare di sana pianta un’altra lingua e non sempre ,specie negli scritti, la cosa andava a buon fine .Avvicinandosi l’esame di quinta elementare le maestre fecero una selezione su chi era idoneo a proseguire gli studi e su chi era preferibile imparasse un mestiere e Rocco , ahimè, era stato inserito nel secondo gruppo… ma non avevano fatto i conti con le segrete aspirazioni del ragazzo e soprattutto …. con quelle di Donna Rosa.
Donna Rosa era una donna con la volontà di ferro che portava avanti tra difficoltà inimmaginabili la crescita di tre femmine e due maschi e, soprattutto, perseguiva con tutto il suo essere una volontà di riscatto sociale che poi era comune a tutti gli abitanti di quella via . Si diceva comunemente per ogni incombenza : “vado SOPRA Potenza “ ; non si trattava di una distanza soltanto geografica ma qualcosa che addirittura separava due mondi diversi ! Lì c’erano ,sì,i negozi ed i servizi ,ma ci abitava anche la maggior parte delle famiglie “bene”;le famiglie dei “signori” ( in prevalenza professionisti ) che noi scrutavamo con soggezione come con soggezione osservavamo le mogli, vestite in abbigliamento molto diverso dalle nostre mamme, mentre prendevano l’aperitivo al “Gran Caffè” o si recavano al Circolo Lucano ( molte di quelle ,poi, ce le trovammo come insegnanti quando accedemmo alle scuole medie e superiori).
Dopo gli esami di quinta elementare ( titolo ambito perché già si poteva fare l’usciere) superammo come Dio volle anche gli esami di ammissione alla scuola media che allora era uno scoglio molto duro da superare in quanto si trattava di una scuola molto selettiva e la cui alternativa veniva definita “ la cavaiola” ,cioè l’Istituto Tecnico Industriale frequentato più da ragazzi di campagna che seguivano corsi per intraprendere un mestiere. Il trauma fu forte in quanto ci ritrovammo in un ambiente non dico ostile ma quasi , dal momento che eravamo stati accettati forse in virtù di qualche modifica delle direttive scolastiche. Captammo che nella sezione “A” venivano inseriti i figli dei professionisti più in vista; quelli destinati agli studi classici e all’università e che doveva diventare , secondo il comune pensare dell’epoca , la futura classe dirigente (frasi come: ”salutami la mamma, ci incontriamo stasera” erano frequenti da ascoltare). Venivano poi, scalando, le sezioni B e C a cui fu aggiunta per la prima volta la nostra famigerata sezione D. Ci capitò una professoressa durissima che anni dopo , incontrata da presidente della “Dante Alighieri”, mi confidò che era al suo primo incarico ed aveva più paura lei di noi che noi di lei. Ci caricava di compiti (a causa della quale un paio di noi si ritirò) ma chi sopravvisse alla fine del corso ne uscì come una persona completamente cambiata. Per dare un esempio di quella che era la condizione da cui partivamo mi viene di ricordare un compito riportato nell’annuario della scuola; era di Roberto Lorizio (sezione A, naturalmente) il cui padre era chirurgo con clinica privata e si intitolava “Una gita a Napoli” .”Oggi mio padre è rientrato con una splendida notizia, stanotte partiamo in macchina per Napoli per assistere a teatro all’ultimo lavoro di Eduardo :”Sik Sik l’artefice magico” per poi pranzare in riva al mare da Zì Teresa”. Noi non sapevamo chi era questo Eduardo, ne ignoravamo addirittura l’esistenza e non avevamo mai visto il mare ! A differenza di chi aveva una famiglia “istruita” alle spalle , non avevamo punti di riferimento né persone a cui ricorrere ed era davvero molto molto dura. La “signora” ( mai pensare di chiamarla Prof) cominciò a capire ì questo nostro disagio e per aiutarci a superare questo “Gap” (e anche forse per un orgoglio personale) iniziò a portarci opuscoli ,a consigliarci testi e dove trovarli così, come Dio volle , riuscimmo anche a superare gli esami di terza media per poter accedere alle superiori dove ,per evitare l’ennesimo esame di quinta ginnasiale e in odio al latino,ci iscrivemmo all’Istituto Tecnico. Sul “ fronte interno” Donna Rosa si arrabattava tra mille difficoltà per reperire per ogni figlio quanto serviva per lo studio in un’epoca in cui si pagava tutto, perfino il medico e le medicine . Col sopraggiungere dell’autunno e con l’inizio dell’anno scolastico la crisi toccava il suo picco massimo ;bisognava andare ad ingraziarsi “Don” Michele Triani –il libraio- per rifornirsi a credito di testi, quaderni e quant’altro da scomputare ogni 27 del mese , scadenza che andava onorata anche a costo di saltare il pranzo (cosa che più delle volte avveniva) e anche perché all’epoca il non tener fede agli impegni presi comportava l’emarginazione dal contesto sociale. L’estate , se si era promossi, Rocco e Gino andavano a lavorare in una salumeria in piazza Duca della Verdura per contribuire al bilancio famigliare e Donna Rosa il giorno della paga li perquisiva dappertutto come un cane da tartufi per evitare che facessero la cresta e, non ho mai capito come facesse ma tranquillamente non le sfuggiva niente . Questa lunga disquisizione ,per dare solo una vaga idea della condizione sociale in cui si viveva e quando ,per una serie di vicissitudini dovetti interrompere gli studi per qualche anno , Rocco mi fu sempre da guida aggiornandomi sugli argomenti scolastici che venivano trattati finché ripresi anch’io a studiare di nuovo. Veniamo ora al dunque : alla scuola media,in italiano aveva delle difficoltà nei compiti (non per carenza propria ma perché l’ambiente circostante era povero, se non privo, di stimoli di sorta ) e qualche miglioramento lo avemmo quando scoprimmo che presso la Biblioteca Provinciale si potevano leggere libri di Dumas, Salgari ecc. che se da un lato ci aiutarono a migliorare la forma dello scrivere da un altro lato sottraevano tempo da dedicare alle altre materie ( infatti avemmo un calo significativo con relativa” reprimenda” che all’epoca si traduceva in “ punizioni corporali”). Rocco voleva scrivere a tutti i costi e questi suoi sforzi (immani, devo dire) alla fine cominciarono a dare i loro frutti .
Completò gli studi con l’ennesimo Esame di Stato e cominciò a guardarsi intorno sul da farsi anche perché all’epoca tutto gravitava intorno alla politica che condizionava ogni aspetto della società e la politica a Potenza aveva un solo nome : Emilio Colombo con alle spalle Il vescovo Mons. Bertazzoni. Col suo istinto per la ricerca fuori dagli schemi mi segnalò un movimento ( non era un partito) denominato “COMUNITA’ ” fondato da Adriano Olivetti che propugnava una splendida visione di una società basata sull’aiuto reciproco , sull’uguaglianza delle classi e sugli scambi interculturali con altri stati della nascente Comunità Europea . Fu un’esperienza esaltante , arricchita anche da un viaggio presso il neonato Parlamento di Strasburgo e con una biblioteca a disposizione presso la sede in via 2 Torri dove facemmo la conoscenza con le opere di Moravia, Calvino , Morante, ecc.. e cominciammo ad acquisire un’apertura mentale a ed un altro modo di pensare diverso dai canoni correnti . Il Movimento fu molto osteggiato specie dal partito di maggioranza ma anche dal PCI , in verità (e dietro le quinte dal Vescovo Bertazzoni) perché le teorie propugnate erano in odore di “Comunismo” ma non lo erano completamente e anche nell’ambito scolastico io riscontravo una forte opposizione verso certe teorie considerate “eretiche” perché “non allineate agli schemi correnti“ ! Olivetti improvvisamente morì , il movimento cessò e qui le nostre strade si divisero ; lui cominciò a lavorare presso l’Istituto Case Popolari e cominciò ad avere un approccio con la Democrazia Cristiana ma senza mai abbandonare il suo unico pallino : quello dello scrivere , mentre io mi arrangiavo con lavori saltuari , sempre alla ricerca di una occupazione e di una sistemazione che venne molto più tardi. Ho sempre seguito le sue iniziative tra cui la fondazione della stazione televisiva “TP1” che ben presto diventò la stazione locale prevalente ;i suoi articoli pubblicati sui vari quotidiani e ,dopo diversi anni, parlandomi del suo giornale on line “Talenti Lucani “ mi invitò a collaborare con qualche articolo : cosa che feci volentieri per diverso tempo finché poi smisi per una serie di problematiche personali ma senza mai interrompere quel rapporto di amicizia che si rinnovava sempre con telefonate e con incontri periodici . Si parlava di tutto però,notavo, l’unico argomento che evitava di affrontare era quello della salute ed io , vista la reticenza , non insistevo più di tanto. Questo è stato,in estrema sintesi, il corso della nostra vita e guardando a quanto l’oggi sia enormemente diverso dai tempi da cui siamo partiti viene di pensare da un lato, dove sarebbero arrivati quelli della nostra generazione sfruttando le enormi opportunità che la società di oggi offre ma da un altro lato mi sorge anche il dubbio :avremmo trovato dentro di noi quella forza della disperazione che ci a fatto fare cose che definirei quasi incredibili ? E viene anche di chiedermi : se in quel gruppo di famiglie non avesse aleggiato quel sentimento comune di riscatto sociale, quello strenuo desiderio di uscire da quella condizione di inferiorità in cui la sorte li aveva emarginati in una strada polverosa di estrema periferia ,piena di fango l’inverno e cosparsa di pozzanghere ad ogni pioggia ,sempre a combattere per risolvere le mille difficoltà , piccole e grandi, che ogni giorno si presentavano , sarebbero potute emergere figure come Carmelo Azzarà-Senatore della Repubblica; Tonio Boccia – Presidente della Regione Basilicata e poi senatore ;Giampaolo D’Andrea – parlamentare nonché storico e docente universitario; Franco Corrado- capo redattore della Rai Basilicata e da ultimo Rocco Rosa che non saprei se definire giornalista prestato alla politica o politico prestato al giornalismo ?