CON LA MORTE NEL PALLONE

0

PATRIZIA BARRESE

Siamo protagonisti in una società in cui va scemando la capacità di educare e anche nello sport risulta difficile comunicare i valori fondamentali. Più che contribuire alla costruzione di una società pacifica e fraterna, si incentiva l’utilizzo di armi umane quali l’odio e la sopraffazione verso l’altro, indossando una divisa sportiva. Parlare di fair play e di rispetto dell’avversario, assume i toni di un freddo regolamento o di norme di comportamento per lezioni di scienze motorie. Spesso si sottolinea come lo sport abbia un ruolo determinante nella nostra cultura grazie alla sua funzione educativa, uno strumento prezioso per la possibilità che offre di mettere a contatto ragazzi provenienti da culture ed etnie diverse, contribuendo ad appianare e valorizzare le diversità. L’attività sportiva è un percorso di crescita che incide in modo determinante sulla personalità degli adolescenti. Tuttavia il termine calcio è diventato sinonimo di sport crudele! Fomentare in campo manifestazioni violente, spesso volgari e provocatorie è usato come mezzo per vincere a ogni costo, assistere a una partita ha assunto i toni di un combattimento, una guerra priva di armi ma con la capacità di uccidere per ottenere l’esito sperato.  E’ bastato un pallone consumato per spezzare l’atmosfera di unione e di pace legata al calcio, a Malang, in Indonesia, lo scorso 2 ottobre, l’antisportività è scesa in campo, destabilizzando una manifestazione sportiva a colpi di follia esplosa sui 182 corpi calpestati nella calca.

Sono tensioni tra le tifoserie, talvolta incontri premeditati che sfociano nella violenza più inaudita a suon di cori razzisti e offensivi, finalizzati alla tragedia dell’avversario. Ma pagine nere legate al calcio si scrivono frequentemente anche nel nostro Paese: scorribande di ultras si fronteggiano con scopi belligeranti sotto gli occhi di chi assiste disonestamente allo scorrere del sangue dentro o fuori le gradinate.  Nel 2018 durante gli scontri tra tifosi nei pressi dello stadio Meazza a Milano, perdeva la vita un tifoso investito da un van prima della partita Inter-Napoli.

Nel 2020, un episodio gravissimo ha lasciato un segno luttuoso nella storia del calcio regionale: a perdere la vita è il portabandiera del Rionero, probabilmente frutto della rivalità tra le tifoserie del Vultur-Rionero e Melfi.

Lo sport sembra ormai avviato a divenire la “valvola di sfogo” di ogni genere di violenza, rivolta contro gli altri e contro se stessi, senza considerare i casi in cui viene preso a “pretesto per manovre politiche insensate”. Malumori, lotte, contestazioni, eventi grandi e meno grandi della vita civile e politica di una nazione, trovano nelle imprese sportive una sorta di corrispondente amplificato. La leale competizione appare ormai l’immagine di un mito antico perché lo sport sembra avviato a divenire il pretesto per saldare inimicizie ben celate e una partita assume i contorni di un’autentica “lotta per la vita”. Si avverte il bisogno di inventarsi un nemico tra i tifosi nella tribuna opposta e ciò che dovrebbe rappresentare l’occasione di scambi umani, ciò che abbatte le barriere mentali, culturali e generazionali, rappresenta lo “specchio” di più vasti conflitti e problemi interni di una realtà locale o di un intero Paese. Adottare misure draconiane per prevenire eventi drammatici nell’ambito di manifestazioni sportive è risolutivo? Va scemando il senso della sana competizione, dimentichi del valore dei 5 cerchi olimpici, quali simbolo di fratellanza nello sport. La nostra società è il regno dell’indifferenza per ogni regola e tra le regole del calcio-spazzatura governa il modus operandi di vincere giocando sulle debolezze altrui, non sull’esser fieri della vittoria meritata e della sconfitta accettata consapevolmente.

Nelson Mandela, icona delle battaglie per la libertà e Premio Nobel per la Pace del 1993 credeva nei valori sportivi perché “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di suscitare emozioni, di unire le persone come poche altre cose al mondo”.

Appare inverosimile pensare come, dinanzi alla scioccante realtà di simili tragedie accadute, Commissioni straordinarie di Governo estero hanno discusso sulla carenza delle figurine Panini: è un caso di Governo non poter completare il set da 700 pezzi della Coppa del Mondo Fifa Qatar 2022!

Auspichiamo che sia lo stesso sport a portare speranza laddove un tempo è stato artefice di lacrime e disperazione, che sia lo sport la palestra di vita per tutte le generazioni, continuando ad acclamare e applaudire senza celare sedimenti di odio o vendetta legati ad un conteggio di punti, che le nostre siano letture di pagine sportive ma con le uniche imprese compiute da uomini, donne e delle rispettive vittorie.

Si è sempre in tempo per salire sul treno dello sport, binario privilegiato di crescita, veicolo della lealtà, della correttezza e del rispetto perché l’attività sportiva, unisce non divide, crea legami di fratellanza e maggiormente non genera morte in nome di una pseudo fede sportiva che svilisce il valore più autentico di una passione calcistica nata tra la polvere di un campo o sugli spalti.

Condividi

Sull' Autore

Insegnante lucana con la passione per la scrittura. Amo la mia terra sebbene per lavoro io risieda a Milano. Scrivere e condividere la passione per la scrittura e poter divulgare anche da lontano per rendere "maggiormente visibile" il nostro paese è uno dei miei desideri. Il mio paese natio è Rionero in Vulture.

Lascia un Commento