
FRANCO CACCIATORE
Melfi un tempo si caratterizzava, oltre che per una frequente presenza di alberelli che adornavano vie e piazze principali, per quella di alberi di gelsi e faggi che costituivano un elemento decorativo di tutti gli spiazzi della città.
Ovviamente questa maniera di diversificare la messa a dimora di alberi nel centro abitato aveva una ragione ben precisa. Per le piazze e le vie del centro storico, dove generalmente si trovano palazzi di pregio, il verde era rappresentato da piccoli alberi, che non abbassavano visivamente la verticalità degli stabili, anzi la esaltavano e ne mostravano per intero la loro bellezza. Così in piazza Umberto I con lo storico Palazzo della Corte, per lungo tempo Municipio della città, in piazza Duomo con il monumentale Palazzo Vescovile o lungo Corso Garibaldi con il Portale di S. Maria la Nova.

Non così per i larghi, che si trovano all’incrocio di vicoli o stradine con abitazioni modeste, dove veniva piantumata un’unica piantina di gelso o faggio, destinata a divenire un albero di grandi dimensioni, con la finalità di dare agli slarghi maggiore decoro. Tanto frequente era tale uso da divenire elemento caratterizzante per la città.
Da nostre ricerche l’attuale spiazzo intitolato a Cariati, che si trova lungo via Floriano Del Zio (un tempo Strada Battilana), in origine era Largo Gelso, proprio per la presenza di un tale albero. E ugualmente nei pressi di Porta Venosina, forse l’odierno Largo Pagniello, era titolato Gelso Mestizzo (una specie dell’epoca!), di cui si ha menzione perchè lì si trovava l’abitazione del boscaiuolo Battista Cerone, immolatosi nel 1528 per difendere la città dall’invasione dei Francesi.
Di questi non ne rimane tracccia. Quello che ha resistito e ha sfidato i secoli, divenendo davvero monumentale, è un faggio nello slargo di Vico Ruggiero, in pieno centro storico. La sua presenza plurisecolare si va perpetrando con i virgulti venuti fuori di recente, grazie alle cure degli abitanti del luogo, che riversano la loro attenzione, similmente a quella per un nonno ultra centenario. Senza dubbio un albero che ha visto lo scorrere del tempo, gli antichi fasti ma anche guerre e terremoti, ma sempre una città che ha saputo risorgere dalle rovine.
Immagini.
Il plurisecolare albero di faggio, innaffiato da un abitante del luogo – Il suo tronco, un’opera d’arte– Rare foto d’epoca con alberelli per dare risalto a antichi edifici di piazza Umberto I, quella Duomo (qui un tempo con monumento a Del Zio e fontana) e lungo Corso Garibaldi.