Domani torna in commissione congiunta, prima e terza, il disegno di legge sulla costituzione della spa per le politiche industriali, e inizia il percorso finale verso il voto del Consiglio del primo vero atto di riforma degli strumenti di gestione delle aree produttive. ll provvedimento della Giunta alla vigilia può contare sui voti della maggioranza perchè le principali questioni che creavano divisione sono state prese in considerazione e parzialmente risolte. Viene assicurata la continuazione dell’attività consortile di Matera, anche con la gestione della zona franca fiscale, mentre quello di Potenza viene posto in liquidazione, togliendo una potente arma polemica a coloro che sostenevano che Matera era chiamata a pagare i debiti di Potenza. Per contribuire a creare un clima di pacata discussione va sgombrato il campo da fake news e da strumentalizzazioni che confondono l’opinione pubblica e accendono l’assordante motore di polemiche fatte più ad uso politico che per il bene della comunità. Innanzitutto lo strumento della Spa è uno strumento previsto proprio per le aziende pubbliche che erogano servizi in regime privatistico e sono equiparate del tutto agli enti pubblici . E’ stato affermato in Giurisprudenza che hanno natura di enti pubblici le società per azioni istituite con atto legislativo che ne determina la denominazione, lo scopo e la necessaria pertinenza ad un soggetto pubblico per una quota almeno maggioritaria. Quindi lo strumento non è fuori dalla legge. In secondo luogo alla istituenda spa , si danno compiti di accompagnamento della politica industriale con strumenti innovativi che vanno dalla internazionalizzazione, alla consulenza doganale ,al marketing territoriale nazionale ed internazionale, alla consulenza tributaria e fiscale, all’aiuto all’export,alla organizzazione dei distretti, alla gestione della formazione imprenditoriale, all’aggregazione settoriale territoriale, alla possibile gestione di regimi speciali di aiuto, alla realizzazione di progetti di riqualificazione urbanistica, alla gestione delle comunità energetiche ecc.. Cioè più che un ente dei suoli , si erge come braccio esecutivo per la realizzazione di strategie industriali non ponendosi in contrasto con l’esistente ma coordinandolo ,integrandolo, sostenendolo, programmandolo. Altra fake news è l’esistenza di un debito di ottanta milioni nel consorzio potentino. Quando sono stati messi al lavoro i commissari straordinari, un censimento prima e, poi, una serie di negoziazioni hanno portato il debito a una quarantina di milioni, in parte derivanti dal fatto che l’unica fonte di reddito certo, il depuratore idrico della città di Potenza, fatto dal Comune e passato alla gestione Asi, è stato sottratto, legalmente ma a condizione da rapina, al Consorzio, e passato ad Acquedotto Lucano . Così che un’entrata di 3 milioni l’anno è andato in fumo, in cambio di nocelle e pistacchi. Questo debito , consistente ma spiegabile e per certi versi indotto da scelte politiche, aveva convinto la vecchia Giunta a provare la strada del consolidamento della debitoria, attraverso un percorso decennale, che però aveva il difetto a) di configurare il finanziamento come aiuto di stato che non era ripetibile annualmente, di non individuare nuove forme di reddito adatte ad accompagnare la rinascita e a raggiungere l’equilibrio finanziario, come si fa in tutte le vicende di accompagnamento delle imprese ad uscire da pesanti situazioni debitorie. E queste nuove fonti potevano ritrovarsi nella riconversione del depuratore di Melfi, o di parte di esso alla gestione dei rifiuti liquidi speciali , che nel Mezzogiorno non trovano un impianto di smaltimento ( il famoso percolato) e che i comuni sono costretti a trasportare a Padova in maniera assai onerosa, oppure nella gestione del gas , in quella delle energie alternative, insieme alla Sel, con l’utilizzazione del fotovoltaico, la possibilità di aumentare la potenza di acccumulo in zona industriale, e l’eolico liddove è possibile ( baragiano, isca pantanelle). Contribuisce a migliorare il conto economico anche l’aggiornamento dei canoni irrigui ( le imprese non pagano nè la bucalossi per insediarsi nè la tari per i servizi comuni), oggi sottocosto e che, con la pronuncia favorevole del Consiglio di Stato, dovrebbero essere rimborsati a partire dalla decisione del Consorzio di aggiornarli. Questo per dire che , strada facendo, ripartendo il personale, agevolando il prepensionamento, aggiornando i canoni e trovando nuove fonti di reddito, il consorzio che viene messo sotto osservazione può avere tutto il tempo di arginare la debitoria più stringente, togliere i pignoramenti e rimettere la barca in grado di andare avanti, fino a che il quadro ingarbugliato delle leggi e delle competenze non è chiaro a tutti. E’ una strada difficile, forse troppo difficile, per cui non si può dare torto all’assessore se è intenzionato a tagliare con la spada questi lacci e lacciuoli, anche correndo il pericolo che qualche tribunale gli possa dare torto. Ma è evidente che se si intraprende questa strada, non si possono passare gli impianti ad altri enti e bisogna trovare persone che siano veramente in grado di portare avanti un percorso duro di risanamento dell’esistente attraverso una gestione manageriale di grande livello. Se invece gli impianti debbono passare al riluttante acquedotto lucano ( che si è preso la polpa e non vuole prendersi anche l’osso), allora è giusto che si facciano i conti per bene e si passi parte del personale a questo nuovo gestore. Ecco perchè chi ha a cuore le sorti della comunità regionale non deve guardare le cose dal buco della serratura, ma guardarle, senza demagogia, a 360 gradi, in maniera da coniugare gli sforzi del passato con quelli del presente. Va comunque attribuito al Governo Bardi il grande merito di aver affrontato di petto una questione che è stata sempre come un fardello troppo ingombrante perchè qualcuno si decidesse a rimuoverlo. Rocco Rosa
CONSORZI INDUSTRIALI. OPERAZIONE VERITA’
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