Cosa c’è di diverso a Pisa? L’ateneo della cittadina toscana svetta nelle classifiche nazionali e internazionali. In una Regione che vede nella propria università un punto debole misterioso, capire cos’ha portato al top un’università rivale potrebbe essere una lezione preziosa.
«La Repubblica» riporta che il Censis assegna all’istituzione pisana il quinto posto nella sua categoria, cioè i «mega» atenei. Si tratta di un raggruppamento che include tutte le università con più di 40mila iscritti. Pisa si posiziona a circa 50mila studenti. L’elaborazione del Censis tiene conto di parecchi parametri: i servizi offerti, la spesa per le borse di studio, le strutture, la capacità di muoversi sul Web e il grado di internazionalizzazione.
L’ateneo pisano svetta davanti a tutti per la qualità dei servizi offerti. Prezzi bassi e scaglionati per le mense universitarie, posti letto e altre facilities a disposizione degli studenti garantiscono un punteggio pari a 95. Non è un caso che nella graduatoria dei servizi al secondo posto ci sia Firenze, staccata di soli 4 punti. I servizi costano ed è necessario un serio investimento da parte di chi ha i soldi: in questo caso, la Regione Toscana. È logico che la nostra Basilicata ha risorse limitate rispetto al colosso etrusco, ma ha anche un ateneo più piccolo da gestire e potrebbe puntare su piani di investimento più piccoli e mirati per migliorare la qualità complessiva.
Un discorso simile vale per le borse di studio. L’Unipi si classifica solo terza, dietro ad atenei come La Sapienza di Roma e l’Università di Bologna, ma in questo caso Firenze è più distaccata (82 lunghezze contro i 90 di Pisa). Le borse dell’università toscana sono organizzate per reddito e con fasce ISEE più ampie rispetto all’ateneo lucano, anche se servono un numero di persone notevolmente maggiore ed è più difficile ottenerle.
Un po’ peggio sul fronte strutture: solo sesta tra tutti i «mega», dietro anche alla sorella Firenze. In questo caso, il problema è aggravato dalle dimensioni dell’ateneo. Con quasi 50mila iscritti e un gran numero di facoltà da gestire, l’Unipi deve manovrare innumerevoli sedi per tutta la città. A Potenza si conta di razionalizzare la situazione spostando le facoltà umanistiche nel polo di Macchia Romana: un’idea che suona intelligente, ma che attende la prova del nove.
Nonostante l’alto punteggio (95), Pisa è solo ottava in servizi digitali. Questo è il tallone d’Achille di molte università italiane, i cui siti web hanno la fama di assomigliare a labirinti inestricabili. Una mossa per una maggiore digitalizzazione è auspicabile non soltanto qui a Potenza, ma anche a Pisa e in generale in tutti gli atenei.
Sfigura rispetto agli altri istituti anche sul fronte dell’internazionalizzazione (in cui ha raggiunto un punteggio di soli 77 punti). Un settore così importante necessita di miglioramenti e su questo piano l’Unibas è – paradossalmente – quasi più avanti: il basso numero di iscritti permette una certa facilità nell’accedere a programmi come l’Erasmus. Bisogna investire su questa strada: la nostra università può facilmente intrecciare reti di relazioni con tutta l’Europa grazie alle sue caratteristiche atipiche (vedi il bel progetto di catalogazione dei dialetti di cui è promotore). Puntare su questa carta potrebbe garantirle una nicchia d’onore tra gli atenei del Sud.
Un’arma segreta è il motore d’eccellenza di cui Pisa è dotata. La compresenza della Normale e della Scuola Superiore Sant’Anna (istituti paralleli ai normali corsi universitari e riservati alla crème di alunni e professori) migliora anche l’offerta formativa dell’università. L’alta qualità dell’insegnamento in quelle scuole forma professori che inevitabilmente finiscono a insegnare nell’Unipi: un circolo virtuoso che migliora costantemente sia il lavoro di ricerca sia l’offerta dell’intera università. Il che ha ottimi risultati anche nella redistribuzione del sapere: è vero che i corsi interni a queste Scuole sono riservati agli alunni, ma i professori sono gli stessi dell’università pubblica e gli alunni di Normale e S. Anna si mescolano con i loro coetanei.
In sintesi, lo scopo di questo confronto serve a dimostrare che, al di là delle notevoli differenze tra i vari istituti (Pisa e Potenza non sono paragonabili perché il numero di iscritti è davvero diverso), le idee per il successo possono essere simili. Un maggior investimento regionale e una regia più dinamica possono garantire all’Unibas non solo la mera sopravvivenza, ma anche speranze per un futuro più roseo.
