FRATOIANNI BLOCCA I SUOI: VERSO UN’UNICA LISTA ROSSA

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Marco Di Geronimo

Marco Di Geronimo

Fratoianni dà il via libera, la svolta ormai c’è. Le sinistre iniziano ufficialmente le manovre per convergere in una lista unica. Con una dichiarazione all’Ansa di qualche giorno fa, il segretario di Sinistra italiana fa cadere i veti pregiudiziali e apre timidamente la porta a MDP e a Pisapia.

Una risposta ad altre manovre che rischiavano di compromettere la credibilità della futura casa rossa. Anzitutto, una quadrupla intervista al Fatto Quotidiano, che il giornale di Travaglio rivolgeva al poker d’assi su cui punta la galassia post-comunista. Il quartetto d’archi chiamato a rispondere copriva tutta la gamma di movimenti e partitini del pulviscolo: Nicola Fratoianni per Sinistra italiana, Tomaso Montanari per i movimenti aggregatisi all’iniziativa del Brancaccio, Roberto Speranza per rappresentare Articolo 1 MDP e gli scissionisti tutti, e infine Pippo Civati per il suo Possibile e l’area liberale.

Poche domande, stesse risposte. Di poco si scostavano le idee dei quattro leader, al punto da scatenare una generale ridarella social tra tutti i simpatizzanti (ma anche i detrattori) dell’area. «Perché non vi unite?» è stata la domanda più ricorrente. Ma al tempo stesso si è generato un piccolo mal di pancia, perché nessuno dei quattro, alla domanda «Euro sì o euro no?» ha avuto il coraggio di mettere in discussione la moneta unica. La sola obiezione è stata quella, molto generica, di «rinegoziare i trattati».

La strada della doppia lista si era dunque colorata di ridicolo e improbabilità, quando in Toscana è scoppiato un appello (prima firma Mauro Romanelli, ex verde ed ex assessore di Renzi alla Provincia di Firenze, e da allora acerrimo nemico dell’ex premier). Tra i circoli della Regione le firme si sono moltiplicate, ma la richiesta era troppo decisa: seguire la strada della lista doppia. Sospetto appare il dietrofront di Fratoianni, che mantiene le distanze dalle proposte in disaccordo con MDP ma sconfessa l’iniziativa dei suoi aprendo alla lista unica.

Se Massimo D’Alema ha confermato che la lista cui aderirà a MDP non potrà allearsi col Partito Democratico, cade il primo grande veto di Sinistra italiana: mai l’alleanza col pachiderma neoliberista. L’obiettivo dichiarato di MDP è arrivare al 10%, e tutti sanno che servirà l’apporto della sinistra radicale.

Frattanto aumentano i borbottii tra gli scissionisti, con Enrico Rossi (attuale Governatore della Toscana, tra l’altro) che lamenta l’ambiguità del partito nel sostenere Gentiloni in aula e criticarlo fuori. Meglio uscire dalla maggioranza sembra leggere tra le righe, anche al costo di farlo cadere. D’altro canto la fine della legislatura è dietro l’angolo e c’è l’onere pesantissimo di dare una disciplina puntuale a leggi elettorali rimaneggiate dalla Consulta. Per di più, con una manovra economica che si preannuncia difficile. Far cadere il Governo sembra un rischio troppo grande.

Incollare di nuovo la base appare più difficile, ma non va sottovalutato un fenomeno continuo e diffuso: tessere PD stanno diventando tessere MDP in tutto il Paese. L’esodo insiste, con una generale emorragia che ha un altro lato della medaglia molto interessante: indebolisce la minoranza interna di cuperliani e orlandiani. Una spinta verso la scissione numero due?

I malumori continueranno ancora per un po’. Più divisiva che federativa è la figura di Giuliano Pisapia, e nemmeno lanciare la Presidente della Camera Boldrini (antipatica ad ampie fasce della popolazione e perfino di elettori di sinistra) sembra una carta vincente per i collaborazionisti che cercano l’intesa col PD «quello buono». Ai leader dei partitini l’arduo compito di cucire insieme i loro elettorati.

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Sull' Autore

Direi di scrivere soltanto questo: "Potentino, classe 1997. Mi sono laureato in giurisprudenza a Pisa".

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