di Teri Volini

La Corte costituzionale sottolinea che la salute non dev’essere intesa come semplice assenza di malattia, ma come stato di completo benessere fisico e psichicO
Nel tempo del Covid-19, la situazione riguardo alla salute rischia di diventare molto problematica, per l’aumento esponenziale della sofferenza psichica, con manifestazioni di grande disagio: dalle ansie quotidiane, agli attacchi di panico, all’ aumento delle fobie, alla depressione a vari livelli, fino al togliersi la vita. Come testimoniano gli esperti del settore (medici psicologi e psichiatri), lo stress depressivo è uno dei fattori più incisivi dell’immuno-depressione; molti i suicidi per le conseguenze economiche negative del lockdown, e in alcuni casi, assurdamente, “per paura di morire di Covid”.
Diventa prioritario, per tutelare la salute, curare l’aspetto psichico della popolazione; è in gioco la salute mentale degli individui di ogni età, ed in particolare delle fasce sociali più fragili da questo punto di vista, i più giovani e gli anziani, ed ogni categoria alle prese con problematiche diverse, ciascuna egualmente impegnativa: non dimentichiamo poi le donne e la violenza domestica, che in questi tempi ha assunto una dimensione sommersa ma non meno gravosa.
Perizia, saggezza ed etica professionale cercansi
Le persone, specie le più fragili, non hanno bisogno della paura – non si parla di quella utile a sfuggire i pericoli, ma di quella forzata, o ancor peggio indotta – ma piuttosto di essere rassicurate, altrimenti si rischia di produrre più danni sociali della malattia stessa! Il martellare impietoso del mainstream, specie di giornalisti e specialisti poco responsabili, molti dei quali anche in odore di “accomodamenti”, fra l’altro in continua competizione tra loro, e con informazioni che insistono sull’allarme e sull’imposizione di un pensiero unico, quello della narrazione ufficiale, assicurata tramite la repressione o neutralizzazione non democratica delle opinioni indipendenti di molti ricercatori, medici, studiosi ed economisti non da poco – hanno reso tragica una situazione che andava invece modulata con perizia, saggezza ed etica professionale.
Verità riformate
Il capitolo della censura applicata ai “dissidenti” anche di valore e persino ai nobel, è troppo vasto per poterne qui parlare, specie quando assistiamo alla narrazione di verità presentate in maniera dubbia: se solo riflettiamo sull’ambiguità delle affermazioni che ci vengono propinate ogni giorno sui canali ufficiali, ci rendiamo conto di quanto siano sconcertanti, e non fatichiamo a comprendere il disorientamento paralizzante che ne deriva, e il contributo che offrono all’andare fuori di testa della gente. Un esempio fra i tanti: nel dicembre scorso, su In mezz’ora, RAI 3, il dott. Miozzo, coordinatore del Comitato Tecnico Scientifico, fa delle affermazioni “veritiere”, ma presentate secondo un punto di vista “personalizzato”, dalle conseguenti distorte conclusioni. Domanda: Come mai in Italia abbiamo una percentuale di morti molto più alta che negli altri Paesi europei?
Risposta: A differenza di altri Paesi siamo molto rigorosi nell’inserire anche i morti con gravi patologie, con Covid, come morti PER Covid, cioè li categorizziamo tutti come positivi al Covid. Non sappiamo se gli altri Paesi lo fanno, dovremo verificare.
A quel punto, invece di controbattere, la conduttrice Annunziata, pur di non uscire dalla narrazione preordinata e pur percependo – si vede dall’espressione del viso – la portata del disorientamento di quanto Miozzo afferma, e di farglielo notare, si blocca e balbetta: “questa storia dei numeri è una confusione… io non mi ci raccapezzo…
L’aveva confessato, fra gli altri (sottaciuti o ignorati), anche l’infettivologo Bassetti, affermando, in uno slancio di verità, «Abbiamo sbagliato, abbiamo annoverato tra i morti di Covid anche coloro che morivano di infarto» (La7, L’aria che tira) …
Numeri parlanti e stelle
In realtà non c’è nessuna confusione possibile: nei dati ISTAT, i numeri della mortalità parlano in chiaro e sono incontestabili, anche se c’è chi non li ammette, per ignoranza /disinformazione e per le affermazioni mistificate, cosicché la Paura schizza alle stelle; non vengono ri-conosciuti i dati, presentati su un piatto d’argento: decessi in Italia 2019 per influenza e polmonite 53.372; non viene ri-conosciuta la differenza tra i dati – accertati – del 2019 (influenza e polmonite ) e i dati dei decessi Covid del 2020: mentre i primi sono numeri reali, non manipolati, quelli del 2020 sono magicamente lievitati, essendo fin dall’inizio considerate morte a causa del Covid anche le persone avanzate in età, e con diverse, gravi patologie, ma riscontrate positive, cioè con il virus: lo conferma impudentemente lo stesso coordinatore del CTS. Purtroppo non si tratta di un gioco linguistico, ma di una differenza sostanziale che spiega – insieme ad altre manovre dubbie – l’alto numero dei decessi e la valutazione sovrastimata della malattia, con le conseguenze deleterie che abbiamo descritto.
Pignoleria
A voler essere precisi, ogni anno ci sono tantissimi morti per influenza e polmonite; nel 2015, in pochi mesi ci fu una moria incredibile, ma non venne suscitata su di essa nessuna abnorme attenzione; d’altra parte, per la cronaca, nel 2019 i morti per tumore sono stati 180.085, quelli per fumo 70.000/80.000, 177 milioni per inquinamento atmosferico e così via: giusto un piccolo quadro, incompleto, di ciò che accade ogni anno, a nostra insaputa e senza che noi ce ne interessiamo o preoccupiamo più di tanto. In tutti i casi, un’incertezza generalizzata, la consuetudine alla menzogna, l’insensatezza di diversi provvedimenti governativi, la sensazione che da una parte si proceda a tentoni, e dall’altra col cinismo di “programmazioni” che passano sulla testa dei cittadini inconsapevoli – sia dal lato diretto della salute che da quello finanziario e democratico – non possono che generare panico; in un simile quadro, il Covid, comunque presente e da attenzionare, rischia di diventare “solo” la punta dell’iceberg di una situazione talmente ingarbugliata da far tremare le vene dei polsi, e che non fa presagire niente di buono.