Chi ha in mente di creare una svolta nei rapporti in questa regione, anteponendo l’interesse generale a quello particolare deve affrontare prioritariamente il tema delle opere pubbliche, di come si fanno, di come si appaltano, di come si realizzano. Sembra una cosa scontata ma non lo è, perché su tutto p
revale la parte edilizia, con i suoi ricorrenti tentativi di alzare il costo delle opere attraverso perizie su perizie di variante che allungano i tempi, allontanano gli obiettivi e rendono l’opera magari terminata dal punto di vista edilizio ma inutilizzabile e non funzionale. Di esempi se ne possono citare ad iosa ( famosa è rimasta una strada che a Potenza finiva al quarto piano di un fabbricato), ma , limitandoci alle ultime notizie di cronaca, da Matera arrivano riferimenti appropriati e significativi.C’è la ristrutturazione dell’ex Onmi che ha acceso polemiche a non finire ( ultima la dura presa di posizione dell’Associazione x l’ambiente e la legalità) il semplice fatto che, nato per diventare un asilo, rischia di dover cambiare destinazione d’uso, in quanto l’edificio , per come è stato riattato, non è omologabile ad asilo. E’ semplicemente successo che i progettisti hanno praticamente ignorato sia il piano socioassistenziale 2000/2012 sia la normativa regionale sulla realizzazione degli asili nido. Né gli stessi possono invocare la deroga a suo tempo prevista per le strutture operanti perché qui siamo in presenza di una progetto nuovo su un edificio da vent’anni abbandonato. Ora, due o tre domande si impongono: 1) perché il progetto passi il vaglio dell’autorità di controllo dei fondi europei, bisogna che l’opera sia idonea e funzionale rispetto al suo utilizzo finale; come si concilia tutto questo con il fatto che allo stato l’asilo è solo un corpo edilizio vuoto? 2) se l’opera non può raggiungere gli obiettivi previsti, potrà il Comune addossarsene il costo finora sostenuto? 3) chi controlla in corso d’opera i lavori si è reso conto di queste incongruenze macroscopiche? Ecco dunque che si torna al ragionamento iniziale: l’economia del cemento ha fatto il suo tempo; le cose non si debbono fare solo per far lavorare le imprese, i progettisti, gli ingegneri, i geologi ma per produrre sviluppo e migliorare la qualità della vita. Certi atteggiamenti non dobbiamo aspettare che sia la Magistratura penale o la Corte dei Conti, sul piano contabile, a censurarli, ma dobbiamo prevederli con una presenza responsabile degli uffici che approvano le opere e che le controllano. Sono questi nuovi comportamenti a fare la quotidiana rivoluzione rispetto ad un passato oscuro quanto improduttivo.
COSTRUIRE PER COSTRUIRE, ESEMPI DI ECONOMIA DEL CEMENTO
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