L’ossessione con cui il capogruppo della Lega Coviello replica ad ogni addebito che l’opposizione fa al Governo regionale mi fa ricordare il campo di calcio di Avigliano di cinquant’anni fa quando i difensori più acclamati e amati dal pubblico erano quelli che prima di pensare al pallone prendevano di mira le gambe dell’avversario. E una ossessione che è comune anche all’altro aviglianese, Rosa il quale però si limita a star vicino al suo centravanti difendendolo con rudezza nelle mischie in un rapporto simbiotico che oggettivamente rafforza entrambi. Tornando allo spezzagambe Coviello, si direbbe che , oltre ad una naturale predilezione per il gioco duro, ci sia dietro un ordine delll’allenatore a giocare in quella maniera , giacche il mister della Lega teme che un clima più rasserenato possa avvantaggiare gli avversari nel loro gioco di inserirsi negli evidenti vuoti di campo che la partita sta presentando. Fuor di metafora, c’è la preoccupazione, nella Lega, che i nodi irrisolti al proprio interno, con due fronti che si giocano la leadership e con qualche consigliere che segue solo la propria testa , possano determinare un cambio di scenario complice la evidente situazione di emergenza. L’ordine è dunque di allontanare ogni ipotesi di collaborazione in qualsiasi modo la si formuli, sia come condivisione di piani d’emergenza, sia come individuazione di sedi di dialogo istituzionali. E’ un po’ la ripetizione in chiave regionale di quello che sta avvenendo a Roma dove Salvini rintuzza,con ossessiva puntigliosità, ogni tentativo di Berlusconi di trovare convergenze con il Governo in nome dell’emergenza. Questa situazione da un lato consegna al Presidente Bardi la ratifica degli equilibri precari in atto, senza nessuna possibilità di cambiamento dell’Esecutivo, come pure qualcuno auspicava, dall’altro mette lo stesso Bardi nella condizione di attraversare da solo il deserto, assumendosi la responsabilità per intero di quello che si deve fare e diventando all’occorrenza il bersaglio unico di una opposizione indurita dalla mancanza di colloquio. Inutile dire che questa strategia se risponde alle tattiche e agli interessi di qualcuno, non fa bene né all’istituzione né alla collettività . Se il pericolo è di mischiare le carte tra maggioranza e opposizione, c’è una sede dove il confronto avviene nel rispetto delle posizioni di ciascuno, ed è il Consiglio regionale. Un Presidente dell’Assemblea che abbia autonomia intellettuale e politica, e cognizione dell’emergenza che si sta attraversando, dovrebbe rafforzare notevolmente le occasioni di confronto istituzionali, proprio per dimostrare che il contributo propositivo delle minoranze è un valore aggiunto alla democrazia e un gesto di lungimiranza. Ma anche qui la visione è corta e tutte le occasioni sono buone per far mancare il numero legale, spostando il peso decisionale interamente sull’Esecutivo. Siamo messi male. Rocco Rosa
COVIELLO, DIFENSORE SPEZZAGAMBE
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